Trat­to Da No Mud, No Lotus: The Art of Tran­sfor­ming Suf­fe­ring, di Thich Nhat Hanh.

“L’es­sen­za del­la nostra pra­ti­ca può esse­re descrit­ta come tra­sfor­ma­re la sof­fe­ren­za in feli­ci­tà”, dice Thich Nhat Hanh. Qui, offre cin­que pra­ti­che per nutri­re la nostra feli­ci­tà ogni gior­no.
Voglia­mo tut­ti esse­re feli­ci e ci sono mol­ti libri e inse­gnan­ti nel mon­do che cer­ca­no di aiu­ta­re le per­so­ne ad esse­re più feli­ci. Eppu­re tut­ti con­ti­nuia­mo a sof­fri­re.

Per­tan­to, potrem­mo pen­sa­re di “far­lo in modo sba­glia­to”. In qual­che modo stia­mo “fal­len­do nel­la feli­ci­tà”. Non è vero. Esse­re in gra­do di gode­re del­la feli­ci­tà non richie­de che non abbia­mo nes­su­na sof­fe­ren­za. In effet­ti, l’ar­te del­la feli­ci­tà è anche l’ar­te di sof­fri­re bene. Quan­do impa­ria­mo a rico­no­sce­re, abbrac­cia­re e com­pren­de­re la nostra sof­fe­ren­za, sof­fria­mo mol­to meno. Non solo, ma sia­mo anche in gra­do di anda­re oltre e tra­sfor­ma­re la nostra sof­fe­ren­za in com­pren­sio­ne, com­pas­sio­ne e gio­ia per noi stes­si e per gli altri.

Una del­le cose più dif­fi­ci­li da accet­ta­re per noi è che non esi­ste un regno in cui c’è solo feli­ci­tà e non c’è sof­fe­ren­za. Que­sto non signi­fi­ca che dovrem­mo dispe­ra­re. La sof­fe­ren­za può esse­re tra­sfor­ma­ta. Non appe­na apria­mo la boc­ca per dire “sof­fe­ren­za”, sap­pia­mo che anche l’op­po­sto del­la sof­fe­ren­za è già lì. Dove c’è sof­fe­ren­za, c’è feli­ci­tà.

Una del­le cose più dif­fi­ci­li da accet­ta­re per noi è che non esi­ste un regno in cui c’è solo feli­ci­tà e non c’è sof­fe­ren­za. Que­sto non signi­fi­ca che dovrem­mo dispe­ra­re. La sof­fe­ren­za può esse­re tra­sfor­ma­ta.

Se ci con­cen­tria­mo esclu­si­va­men­te sul­la ricer­ca del­la feli­ci­tà, potrem­mo con­si­de­ra­re la sof­fe­ren­za come qual­co­sa a cui igno­ra­re o resi­ste­re. Lo con­si­de­ria­mo qual­co­sa che osta­co­la la feli­ci­tà. Ma l’ar­te del­la feli­ci­tà è anche l’ar­te di saper sof­fri­re bene. Se sap­pia­mo come usa­re la nostra sof­fe­ren­za, pos­sia­mo tra­sfor­mar­la e sof­fri­re mol­to meno. Sape­re come sof­fri­re bene è essen­zia­le per rea­liz­za­re la vera feli­ci­tà.

Medicina curativa

L’af­fli­zio­ne prin­ci­pa­le del­la nostra civil­tà moder­na è che non sap­pia­mo come gesti­re la sof­fe­ren­za den­tro di noi e cer­chia­mo di coprir­la con ogni tipo di con­su­mo. I riven­di­to­ri ven­do­no una miria­de di dispo­si­ti­vi per aiu­tar­ci a copri­re la sof­fe­ren­za all’in­ter­no. Ma a meno che e fino a quan­do non sare­mo in gra­do di affron­ta­re la nostra sof­fe­ren­za, non pos­sia­mo esse­re pre­sen­ti e dispo­ni­bi­li alla vita, e la feli­ci­tà con­ti­nue­rà a sfug­gir­ci.

Ci sono mol­te per­so­ne che han­no enor­mi sof­fe­ren­ze e non san­no come gestir­le. Per mol­te per­so­ne ini­zia in tene­ra età. Allo­ra per­ché le scuo­le non inse­gna­no ai nostri gio­va­ni come gesti­re la sof­fe­ren­za? Se uno stu­den­te è mol­to infe­li­ce, non può con­cen­trar­si e non può impa­ra­re. La sof­fe­ren­za di cia­scu­no di noi col­pi­sce gli altri. Più impa­ria­mo bene l’ar­te di sof­fri­re, meno sof­fe­ren­za ci sarà nel mon­do.

La con­sa­pe­vo­lez­za è il modo miglio­re per sta­re con la nostra sof­fe­ren­za sen­za esser­ne sopraf­fat­ti. La con­sa­pe­vo­lez­za è la capa­ci­tà di dimo­ra­re nel momen­to pre­sen­te, di sape­re cosa sta suc­ce­den­do qui e ora. Ad esem­pio, quan­do alzia­mo le nostre due brac­cia, sia­mo con­sa­pe­vo­li del fat­to che stia­mo sol­le­van­do le nostre brac­cia. La nostra men­te è con il nostro sol­le­va­men­to del­le brac­cia e non pen­sia­mo al pas­sa­to o al futu­ro, per­ché alza­re le brac­cia è ciò che sta acca­den­do nel momen­to pre­sen­te.

Esse­re con­sa­pe­vo­li signi­fi­ca esse­re con­sa­pe­vo­li. È l’e­ner­gia che sa cosa sta suc­ce­den­do nel momen­to pre­sen­te. Alza­re le brac­cia e sape­re che stia­mo alzan­do le brac­cia: que­sta è con­sa­pe­vo­lez­za, con­sa­pe­vo­lez­za del­la nostra azio­ne. Quan­do inspi­ria­mo e sap­pia­mo che stia­mo inspi­ran­do, que­sta è con­sa­pe­vo­lez­za. Quan­do fac­cia­mo un pas­so e sap­pia­mo che i pas­sag­gi si stan­no veri­fi­can­do, sia­mo con­sa­pe­vo­li dei pas­sag­gi. La con­sa­pe­vo­lez­za è sem­pre la con­sa­pe­vo­lez­za di qual­co­sa. È l’e­ner­gia che ci aiu­ta a esse­re con­sa­pe­vo­li di ciò che sta acca­den­do pro­prio ora e qui: nel nostro cor­po, nei nostri sen­ti­men­ti, nel­le nostre per­ce­zio­ni e intor­no a noi.

Con la con­sa­pe­vo­lez­za non abbia­mo più pau­ra del dolo­re. Pos­sia­mo anche anda­re oltre e fare buon uso del­la sof­fe­ren­za per gene­ra­re l’e­ner­gia di com­pren­sio­ne e com­pas­sio­ne che ci gua­ri­sce e pos­sia­mo anche aiu­ta­re gli altri a gua­ri­re ed esse­re feli­ci.

Con la con­sa­pe­vo­lez­za, puoi rico­no­sce­re la pre­sen­za del­la sof­fe­ren­za in te e nel mon­do. Ed è con quel­la stes­sa ener­gia che abbrac­ci tene­ra­men­te la sof­fe­ren­za. Essen­do con­sa­pe­vo­le del­la tua inspi­ra­zio­ne ed espi­ra­zio­ne, gene­ri l’e­ner­gia del­la con­sa­pe­vo­lez­za, così puoi con­ti­nua­re a cul­la­re la sof­fe­ren­za. I pra­ti­can­ti del­la con­sa­pe­vo­lez­za pos­so­no aiu­tar­si e soste­ner­si a vicen­da nel rico­no­sce­re, abbrac­cia­re e tra­sfor­ma­re la sof­fe­ren­za. Con la con­sa­pe­vo­lez­za non abbia­mo più pau­ra del dolo­re. Pos­sia­mo anche anda­re oltre e fare buon uso del­la sof­fe­ren­za per gene­ra­re l’e­ner­gia di com­pren­sio­ne e com­pas­sio­ne che ci gua­ri­sce e pos­sia­mo anche aiu­ta­re gli altri a gua­ri­re ed esse­re feli­ci.

Leggi Anche  Paura e Speranza

Generare consapevolezza

Il modo in cui ini­zia­mo a pro­dur­re la medi­ci­na del­la con­sa­pe­vo­lez­za è fer­man­do­ci e facen­do un respi­ro con­sa­pe­vo­le, dan­do la nostra com­ple­ta atten­zio­ne alla nostra inspi­ra­zio­ne e alla nostra espi­ra­zio­ne. Quan­do ci fer­mia­mo e pren­dia­mo un respi­ro in que­sto modo, unia­mo cor­po e men­te e tor­nia­mo a casa da noi stes­si. Sen­tia­mo i nostri cor­pi più pie­na­men­te. Sia­mo vera­men­te vivi solo quan­do la men­te è con il cor­po. La gran­de noti­zia è che l’u­ni­tà di cor­po e men­te può esse­re rea­liz­za­ta solo con un respi­ro. For­se non sia­mo sta­ti abba­stan­za gen­ti­li con il nostro cor­po per un po ‘di tem­po. Rico­no­scen­do la ten­sio­ne, il dolo­re, lo stress nel nostro cor­po, pos­sia­mo immer­ger­lo nel­la nostra con­sa­pe­vo­lez­za con­sa­pe­vo­le, e que­sto è l’i­ni­zio del­la gua­ri­gio­ne.

Se ci pren­dia­mo cura del­la sof­fe­ren­za den­tro di noi, abbia­mo più chia­rez­za, ener­gia e for­za per aiu­ta­re ad affron­ta­re la sof­fe­ren­za dei nostri cari, così come la sof­fe­ren­za nel­la nostra comu­ni­tà e nel mon­do. Se, tut­ta­via, sia­mo pre­oc­cu­pa­ti per la pau­ra e la dispe­ra­zio­ne in noi, non pos­sia­mo fare a meno di rimuo­ve­re la sof­fe­ren­za degli altri. C’è un’ar­te per sof­fri­re bene. Se sap­pia­mo come pren­der­ci cura del­la nostra sof­fe­ren­za, non solo sof­fria­mo mol­to, mol­to meno, ma creia­mo anche più feli­ci­tà intor­no a noi e nel mon­do.

Perché il Buddha ha continuato a meditare

Quan­do ero un gio­va­ne mona­co, mi chie­de­vo per­ché il Bud­d­ha con­ti­nuas­se a pra­ti­ca­re la con­sa­pe­vo­lez­za e la medi­ta­zio­ne anche dopo che era già diven­ta­to un bud­d­ha. Ora tro­vo che la rispo­sta sia abba­stan­za chia­ra da vede­re. La feli­ci­tà è imper­ma­nen­te, come tut­to il resto. Affin­ché la feli­ci­tà pos­sa esse­re este­sa e rin­no­va­ta, devi impa­ra­re come nutri­re la tua feli­ci­tà. Nien­te può soprav­vi­ve­re sen­za cibo, inclu­sa la feli­ci­tà; la tua feli­ci­tà può mori­re se non sai come nutrir­la. Se tagli un fio­re ma non lo met­ti in un po ‘d’ac­qua, il fio­re appas­si­rà in poche ore.

Pos­sia­mo con­di­zio­na­re i nostri cor­pi e le nostre men­ti alla feli­ci­tà con le cin­que pra­ti­che di lasciar anda­re, invi­ta­re semi posi­ti­vi, con­sa­pe­vo­lez­za, con­cen­tra­zio­ne e intui­zio­ne.

Anche se la feli­ci­tà si sta già mani­fe­stan­do, dob­bia­mo con­ti­nua­re a nutrir­la. Que­sto a vol­te è chia­ma­to con­di­zio­na­men­to ed è mol­to impor­tan­te. Pos­sia­mo con­di­zio­na­re i nostri cor­pi e le nostre men­ti alla feli­ci­tà con le cin­que pra­ti­che di lasciar anda­re, invi­ta­re semi posi­ti­vi, con­sa­pe­vo­lez­za, con­cen­tra­zio­ne e intui­zio­ne.

1. LASCIAR ANDARE

Il pri­mo meto­do per crea­re gio­ia e feli­ci­tà è abban­do­na­re, lasciar­si alle spal­le. C’è una sor­ta di gio­ia che deri­va dal lasciar anda­re. Mol­ti di noi sono lega­ti a tan­te cose. Cre­dia­mo che que­ste cose sia­no neces­sa­rie per la nostra soprav­vi­ven­za, la nostra sicu­rez­za e la nostra feli­ci­tà. Ma mol­te di que­ste cose – o più pre­ci­sa­men­te, le nostre con­vin­zio­ni sul­la loro asso­lu­ta neces­si­tà – sono dav­ve­ro osta­co­li alla nostra gio­ia e feli­ci­tà.

A vol­te pen­si che ave­re una cer­ta car­rie­ra, diplo­ma, sti­pen­dio, casa o part­ner sia cru­cia­le per la tua feli­ci­tà. Pen­si di non poter anda­re avan­ti sen­za di essa. Anche quan­do hai rag­giun­to quel­la situa­zio­ne, o sei con quel­la per­so­na, con­ti­nui a sof­fri­re. Allo stes­so tem­po, hai anco­ra pau­ra che se lasci anda­re quel pre­mio che hai otte­nu­to, sarà anche peg­gio; sarai anco­ra più infe­li­ce sen­za l’og­get­to a cui ti stai aggrap­pan­do. Non puoi con­vi­ver­ci e non puoi vive­re sen­za.

Se arri­vi a guar­da­re in pro­fon­di­tà il tuo attac­ca­men­to spa­ven­to­so, ti ren­de­rai con­to che in real­tà è pro­prio l’o­sta­co­lo alla tua gio­ia e feli­ci­tà. Hai la capa­ci­tà di lasciar­lo anda­re. Lasciar anda­re a vol­te richie­de mol­to corag­gio. Ma una vol­ta che ti lasci anda­re, la feli­ci­tà arri­va mol­to rapi­da­men­te. Non dovrai anda­re in giro a cer­car­lo.

Leggi Anche  La vita del Buddha

Imma­gi­na di esse­re un cit­ta­di­no che fa un viag­gio di fine set­ti­ma­na in cam­pa­gna. Se vivi in ​​una gran­de metro­po­li, c’è mol­to rumo­re, pol­ve­re, inqui­na­men­to e odo­ri, ma anche mol­te oppor­tu­ni­tà ed ecci­ta­zio­ne. Un gior­no, un ami­co ti con­vin­ce a scap­pa­re per un paio di gior­ni. All’i­ni­zio potre­sti dire: “Non pos­so. Ho trop­po lavo­ro. Potrei per­de­re una chia­ma­ta impor­tan­te. ”

Ma alla fine ti con­vin­ce a par­ti­re, e un’o­ra o due dopo ti ritro­vi in ​​cam­pa­gna. Vedi lo spa­zio aper­to. Vedi il cie­lo e sen­ti la brez­za sul­le guan­ce. La feli­ci­tà nasce dal fat­to che potre­sti lasciar­ti alle spal­le la cit­tà. Se non te ne fos­si anda­to, come potre­sti pro­va­re quel tipo di gio­ia? Dove­vi lasciar­ti anda­re.

2. INVITARE SEMI POSITIVI

Ognu­no di noi ha mol­ti tipi di “semi” che giac­cio­no nel pro­fon­do del­la nostra coscien­za. Quel­li che annaf­fia­mo sono quel­li che ger­mo­glia­no, sal­go­no nel­la nostra con­sa­pe­vo­lez­za e si mani­fe­sta­no all’e­ster­no.

Quin­di nel­la nostra coscien­za c’è l’in­fer­no e c’è anche il para­di­so. Sia­mo capa­ci di esse­re com­pas­sio­ne­vo­li, com­pren­si­vi e gio­io­si. Se pre­stia­mo atten­zio­ne solo alle cose nega­ti­ve in noi, spe­cial­men­te alla sof­fe­ren­za del­le feri­te pas­sa­te, stia­mo cro­gio­lan­do nei nostri dolo­ri e non otte­nia­mo alcun nutri­men­to posi­ti­vo. Pos­sia­mo pra­ti­ca­re un’at­ten­zio­ne appro­pria­ta, innaf­fian­do le qua­li­tà salu­ta­ri in noi toc­can­do le cose posi­ti­ve che sono sem­pre dispo­ni­bi­li den­tro e intor­no a noi. Que­sto è un buon cibo per la nostra men­te.

Un modo per pren­der­si cura del­la nostra sof­fe­ren­za è invi­ta­re un seme del­la natu­ra oppo­sta a cre­sce­re. Poi­ché nul­la esi­ste sen­za il suo oppo­sto, se hai un seme di arro­gan­za, hai anche un seme di com­pas­sio­ne. Ognu­no di noi ha un seme di com­pas­sio­ne. Se pra­ti­chi la con­sa­pe­vo­lez­za del­la com­pas­sio­ne ogni gior­no, il seme del­la com­pas­sio­ne in te diven­te­rà for­te. Devi solo con­cen­trar­ti su di esso e appa­ri­rà come una poten­te zona di ener­gia.

Natu­ral­men­te, quan­do emer­ge la com­pas­sio­ne, l’ar­ro­gan­za dimi­nui­sce. Non devi com­bat­ter­lo o spin­ger­lo ver­so il bas­so. Pos­sia­mo innaf­fia­re selet­ti­va­men­te i semi buo­ni e aste­ner­ci dal­l’an­naf­fia­re i semi nega­ti­vi. Que­sto non signi­fi­ca che igno­ria­mo la nostra sof­fe­ren­za; signi­fi­ca solo che per­met­tia­mo ai semi posi­ti­vi che sono natu­ral­men­te pre­sen­ti di rice­ve­re atten­zio­ne e nutri­men­to.

3. GIOIA BASATA SULLA CONSAPEVOLEZZA

La con­sa­pe­vo­lez­za ci aiu­ta non solo a entra­re in con­tat­to con la sof­fe­ren­za, così da poter­la abbrac­cia­re e tra­sfor­mar­la, ma anche a toc­ca­re le mera­vi­glie del­la vita, com­pre­so il nostro stes­so cor­po. Quin­di inspi­ra­re diven­ta un pia­ce­re, e anche espi­ra­re può esse­re un pia­ce­re. Vera­men­te vie­ni a goder­ti il ​​tuo respi­ro.

Alcu­ni anni fa ave­vo un virus nei pol­mo­ni che li face­va san­gui­na­re. Spu­ta­vo san­gue. Con pol­mo­ni del gene­re era dif­fi­ci­le respi­ra­re ed era dif­fi­ci­le esse­re feli­ci men­tre si respi­ra­va. Dopo il trat­ta­men­to, i miei pol­mo­ni sono gua­ri­ti e la mia respi­ra­zio­ne è miglio­ra­ta mol­to. Ora, quan­do respi­ro, tut­to quel­lo che devo fare è ricor­da­re il tem­po in cui i miei pol­mo­ni sono sta­ti infet­ta­ti da que­sto virus. Poi ogni respi­ro che pren­do diven­ta dav­ve­ro deli­zio­so, dav­ve­ro buo­no.

Quan­do pra­ti­chia­mo la respi­ra­zio­ne con­sa­pe­vo­le o la cam­mi­na­ta con­sa­pe­vo­le, por­tia­mo la nostra men­te a casa nel nostro cor­po e sia­mo sta­bi­li­ti nel qui e ora. Ci sen­tia­mo così for­tu­na­ti; abbia­mo tan­te con­di­zio­ni di feli­ci­tà che sono già dispo­ni­bi­li. La gio­ia e la feli­ci­tà ven­go­no subi­to. Quin­di la con­sa­pe­vo­lez­za è una fon­te di gio­ia. La con­sa­pe­vo­lez­za è una fon­te di feli­ci­tà.

La con­sa­pe­vo­lez­za è un’e­ner­gia che puoi gene­ra­re tut­to il gior­no attra­ver­so la tua pra­ti­ca. Puoi lava­re i tuoi piat­ti in con­sa­pe­vo­lez­za. Puoi cuci­na­re la tua cena in con­sa­pe­vo­lez­za. Puoi puli­re il pavi­men­to con con­sa­pe­vo­lez­za. E con la con­sa­pe­vo­lez­za puoi toc­ca­re le mol­te con­di­zio­ni di feli­ci­tà e gio­ia che sono già dispo­ni­bi­li. Sei un vero arti­sta. Sai come crea­re gio­ia e feli­ci­tà ogni vol­ta che vuoi. Que­sta è la gio­ia e la feli­ci­tà che nasco­no dal­la con­sa­pe­vo­lez­za.

4. CONCENTRAZIONE

La con­cen­tra­zio­ne nasce dal­la con­sa­pe­vo­lez­za. La con­cen­tra­zio­ne ha il pote­re di sfon­da­re, di bru­cia­re le affli­zio­ni che ti fan­no sof­fri­re e di per­met­te­re alla gio­ia e alla feli­ci­tà di entra­re.

Leggi Anche  I due errori

Resta­re nel momen­to pre­sen­te richie­de con­cen­tra­zio­ne. Le pre­oc­cu­pa­zio­ni e le ansie per il futu­ro sono sem­pre lì, pron­te a por­tar­ci via. Pos­sia­mo veder­li, rico­no­scer­li e usa­re la nostra con­cen­tra­zio­ne per tor­na­re al momen­to pre­sen­te.

Quan­do abbia­mo con­cen­tra­zio­ne, abbia­mo mol­ta ener­gia. Non ci lascia­mo tra­spor­ta­re da visio­ni di sof­fe­ren­ze pas­sa­te o pau­re per il futu­ro. Abi­tia­mo sta­bil­men­te nel momen­to pre­sen­te in modo da poter entra­re in con­tat­to con le mera­vi­glie del­la vita e gene­ra­re gio­ia e feli­ci­tà.

La con­cen­tra­zio­ne è sem­pre con­cen­tra­zio­ne su qual­co­sa. Se ti con­cen­tri sul tuo respi­ro in modo rilas­sa­to, stai già col­ti­van­do una for­za inte­rio­re. Quan­do tor­ni a sen­ti­re il tuo respi­ro, con­cen­tra­ti sul respi­ro con tut­to il cuo­re e la men­te. La con­cen­tra­zio­ne non è un duro lavo­ro. Non devi sfor­zar­ti o fare uno sfor­zo enor­me. La feli­ci­tà nasce con leg­ge­rez­za e faci­li­tà.

5. INSIGHT

Con la con­sa­pe­vo­lez­za, rico­no­scia­mo la ten­sio­ne nel nostro cor­po e desi­de­ria­mo mol­tis­si­mo rila­sciar­la, ma a vol­te non pos­sia­mo. Ciò di cui abbia­mo biso­gno è un po ‘di intui­zio­ne.

Insight è vede­re cosa c’è. È la chia­rez­za che può libe­rar­ci da affli­zio­ni come la gelo­sia o la rab­bia e con­sen­ti­re la vera feli­ci­tà. Ognu­no di noi ha intui­zio­ne, anche se non sem­pre la usia­mo per aumen­ta­re la nostra feli­ci­tà.

L’es­sen­za del­la nostra pra­ti­ca può esse­re descrit­ta come tra­sfor­ma­re la sof­fe­ren­za in feli­ci­tà. Non è una pra­ti­ca com­pli­ca­ta, ma ci richie­de di col­ti­va­re con­sa­pe­vo­lez­za, con­cen­tra­zio­ne e intui­zio­ne.

Potrem­mo sape­re, ad esem­pio, che qual­co­sa (un desi­de­rio o un ran­co­re) è un osta­co­lo per la nostra feli­ci­tà, che ci por­ta ansia e pau­ra. Sap­pia­mo che que­sta cosa non vale il son­no che stia­mo per­den­do. Ma con­ti­nuia­mo anco­ra a pas­sa­re il nostro tem­po e le nostre ener­gie osses­sio­na­ti da que­sto. Sia­mo come un pesce che è sta­to cat­tu­ra­to una vol­ta e sa che c’è un amo all’in­ter­no del­l’e­sca; se il pesce si ser­ve di que­sta intui­zio­ne, non mor­de­rà, per­ché sa che ver­rà pre­so dal­l’a­mo.

Spes­so, mor­dia­mo il nostro desi­de­rio o ran­co­re e lascia­mo che il gan­cio ci pren­da. Venia­mo pre­si e attac­ca­ti a que­ste situa­zio­ni che non sono degne del­la nostra pre­oc­cu­pa­zio­ne. Se ci sono con­sa­pe­vo­lez­za e con­cen­tra­zio­ne, allo­ra ci sarà l’in­sight e pos­sia­mo usar­lo per nuo­ta­re via, libe­ri.

In pri­ma­ve­ra, quan­do nel­l’a­ria c’è mol­to pol­li­ne, alcu­ni di noi han­no dif­fi­col­tà a respi­ra­re a cau­sa del­le aller­gie. Anche quan­do non stia­mo cer­can­do di cor­re­re per cin­que miglia e voglia­mo solo seder­ci o sdra­iar­ci, non pos­sia­mo respi­ra­re mol­to bene. Quin­di in inver­no, quan­do non c’è pol­li­ne, inve­ce di lamen­tar­ci del fred­do, pos­sia­mo ricor­da­re come in apri­le o mag­gio non pote­va­mo usci­re affat­to. Ora i nostri pol­mo­ni sono libe­ri, pos­sia­mo fare una cam­mi­na­ta velo­ce fuo­ri e pos­sia­mo respi­ra­re mol­to bene. Richia­mia­mo con­sa­pe­vol­men­te la nostra espe­rien­za del pas­sa­to per aiu­tar­ci a fare teso­ro del­le cose buo­ne che stia­mo aven­do in que­sto momen­to.

In pas­sa­to pro­ba­bil­men­te abbia­mo sof­fer­to di una cosa o di un’al­tra. Potreb­be anche esser­si sen­ti­to come una spe­cie di infer­no. Se ricor­dia­mo quel­la sof­fe­ren­za, non lascian­do­ci tra­spor­ta­re da essa, pos­sia­mo usar­la per ricor­da­re a noi stes­si: “Quan­to sono for­tu­na­to in que­sto momen­to. Non sono in quel­la situa­zio­ne. Pos­so esse­re feli­ce ”: que­sta è intui­zio­ne; e in quel momen­to, la nostra gio­ia e la nostra feli­ci­tà pos­so­no cre­sce­re mol­to rapi­da­men­te.

L’es­sen­za del­la nostra pra­ti­ca può esse­re descrit­ta come tra­sfor­ma­re la sof­fe­ren­za in feli­ci­tà. Non è una pra­ti­ca com­pli­ca­ta, ma ci richie­de di col­ti­va­re con­sa­pe­vo­lez­za, con­cen­tra­zio­ne e intui­zio­ne.

Richie­de pri­ma di tut­to che tor­nia­mo a casa in noi stes­si, che fac­cia­mo pace con la nostra sof­fe­ren­za, trat­tan­do­la con tene­rez­za e guar­dan­do pro­fon­da­men­te alle radi­ci del nostro dolo­re. Richie­de che lascia­mo anda­re le sof­fe­ren­ze inu­ti­li e non neces­sa­rie e guar­dia­mo più da vici­no la nostra idea di feli­ci­tà.

Infi­ne, richie­de che nutria­mo la feli­ci­tà ogni gior­no, con rico­no­sci­men­to, com­pren­sio­ne e com­pas­sio­ne per noi stes­si e per colo­ro che ci cir­con­da­no. Offria­mo que­ste pra­ti­che a noi stes­si, ai nostri cari e alla comu­ni­tà più ampia. Que­sta è l’ar­te del­la sof­fe­ren­za e l’ar­te del­la feli­ci­tà. Con ogni respi­ro alle­via­mo la sof­fe­ren­za e gene­ria­mo gio­ia. Ad ogni pas­so sboc­cia il fio­re del­l’in­tui­zio­ne.