Nuo­vo al bud­di­smo o alla medi­ta­zio­ne? Allo­ra pro­ba­bil­men­te avrai mol­te doman­de – e qui tro­ve­rai rispo­ste uti­li.

Cosa credono i buddisti?

I bud­di­sti han­no mol­te cre­den­ze e pra­ti­che dif­fe­ren­ti, ma ci sono alcu­ni prin­ci­pi con­di­vi­si; que­ste sono le sco­per­te fon­da­men­ta­li fat­te dal Bud­d­ha. Thich Nhat Hanh li descri­ve in que­sto modo : imper­ma­nen­za (tut­to cam­bia sem­pre), nes­sun sé (nien­te ha un nucleo o un’a­ni­ma soli­da) e nir­va­na (la pace è liber­tà da con­cet­ti fis­si). Que­sti sono cono­sciu­ti come i “tre segni del­l’e­si­sten­za”.

Dzong­sar Khyen­tse Rin­po­che descri­ve que­ste veri­tà, in alter­na­ti­va, in quat­tro pun­ti, noti come “i quat­tro sigil­li”: tut­te le cose com­po­ste sono imper­ma­nen­ti; tut­te le emo­zio­ni sono dolo­re; tut­te le cose non han­no un’e­si­sten­za intrin­se­ca; il nir­va­na è al di là dei con­cet­ti.

Il buddismo è una religione?

Dipen­de da cosa chie­di e dipen­de anche dal­la tua defi­ni­zio­ne di “reli­gio­ne”. Ad esem­pio, abbia­mo posto la stes­sa doman­da a tre impor­tan­ti pen­sa­to­ri bud­di­sti e han­no avu­to tre rispo­ste diver­se. Lo stu­dio­so Char­les Pre­bish ha rispo­sto “Sì”, per­ché il Bud­di­smo postu­la una con­ce­zio­ne del­la veri­tà ulti­ma e un per­cor­so per spe­ri­men­ta­re quel­la veri­tà. L’in­se­gnan­te bud­di­sta tibe­ta­no Dzo­g­chen Pon­lop Rin­po­che ha rispo­sto “No”, soste­nen­do che il Bud­di­smo è inve­ce una scien­za del­la men­te. E l’in­se­gnan­te Zen Joan Suther­land ha rispo­sto “Tipo di”: l’at­tac­ca­men­to al bud­di­smo può esse­re reli­gio­so, ma la tua espe­rien­za potreb­be esse­re diver­sa.

La rispo­sta più impor­tan­te, ovvia­men­te, è la tua – e quin­di potre­sti trar­re con­for­to dal fat­to che qua­lun­que sia la tua visio­ne – reli­gio­ne, psi­co­lo­gia, sti­le di vita – se fun­zio­na per te, hai ragio­ne.

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Quindi va bene se non sono religioso?

Asso­lu­ta­men­te. Mol­te per­so­ne, in par­ti­co­la­re quel­le che si con­si­de­ra­no “spi­ri­tua­li ma non reli­gio­se”, han­no sco­per­to che il pen­sie­ro e la pra­ti­ca bud­d­hi­sti miglio­ra­no e fun­zio­na­no bene nel­la loro vita.

C’è un’anima eterna nel buddismo? Cosa c’è dietro il concetto di rinascita?

Come spie­ga Nara­yan Helen Lie­ben­son, “ Anat­ta (il non sé) è un inse­gna­men­to cen­tra­le del Bud­d­ha, così come la rina­sci­ta. Come met­tia­mo insie­me que­sti inse­gna­men­ti appa­ren­te­men­te con­trad­dit­to­ri? Il Bud­d­ha inse­gnò che la liber­tà dal sam­sa­ra, il ciclo ripe­ti­ti­vo di nasci­ta e mor­te, è pos­si­bi­le attra­ver­so la com­pren­sio­ne del non sé – che nul­la può esse­re aggrap­pa­to a me o al mio. Quin­di si potreb­be dire che la rina­sci­ta col­pi­sce colo­ro che si aggrap­pa­no a un sen­so di sé ma fini­sce per colo­ro che rila­scia­no tale attac­ca­men­to.

Per quan­to riguar­da ciò che è rina­to, il Bud­d­ha non ha rispo­sto a que­sta doman­da. Tut­ti gli inse­gna­men­ti ci gui­da­no ver­so la fine del­la sof­fe­ren­za; il Bud­d­ha sem­bra esse­re sta­to più inte­res­sa­to ad aiu­ta­re gli esse­ri viven­ti a tro­va­re la via d’u­sci­ta dal­la schia­vi­tù del­la sof­fe­ren­za che alle teo­rie”.

Cos’è il dharma ?

Come ha scrit­to Regi­nald Ray, “La paro­la san­scri­ta ‘dhar­ma’ è sen­za dub­bio il ter­mi­ne più impor­tan­te e più comu­ne­men­te usa­to nel bud­di­smo. Tra i tre gio­iel­li di bud­d­ha, dhar­ma e san­gha in cui tut­ti i bud­di­sti si rifu­gia­no, il dhar­ma è pre­mi­nen­te”. In un cer­to sen­so, spie­ga Ray, è “il sub­stra­to sot­to­stan­te del­la real­tà, del­le nostre vite e del nostro mon­do. È il fat­to ulti­mo e pri­mor­dia­le di chi e cosa sia­mo. ” In un secon­do sen­so, il dhar­ma è un feno­me­no, “è ciò che acca­de nel­le nostre vite, che ci piac­cia o no, che lo desi­de­ria­mo o no, che lo aspet­tia­mo o no”. Nel suo ter­zo e quar­to sen­so, il dhar­ma è con­si­de­ra­to il sen­tie­ro bud­di­sta stes­so e, più spe­ci­fi­ca­men­te, gli inse­gna­men­ti bud­di­sti che ci gui­da­no lun­go il sen­tie­ro.

Come si diventa buddista?

Se accet­ti i prin­ci­pi di cui sopra, puoi pren­de­re un impe­gno for­ma­le per il bud­di­smo in una ceri­mo­nia chia­ma­ta “pren­de­re rifu­gio”. Poi­ché il nir­va­na signi­fi­ca rinun­cia­re alla futi­le ricer­ca del­l’e­go per l’im­per­ma­nen­za e non per il sé, la svol­ta è che ti stai rifu­gian­do nel non cer­ca­re un rifu­gio. Se puoi far­lo, sei dav­ve­ro un bud­di­sta.

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Come studio se non ho un insegnante o una comunità?

“Per il pra­ti­can­te indi­pen­den­te”, scri­ve Judy Lief, “non esi­ste una tabel­la di mar­cia chia­ra. L’e­nor­me volu­me di mate­ria­le da stu­dia­re può esse­re tra­vol­gen­te, e così puoi capi­re da dove ini­zia­re. Quin­di è pro­ba­bil­men­te meglio ini­zia­re dal­l’i­ni­zio, con te stes­so. ”

Quali libri buddisti dovrei leggere per primi?

Come dice Judy Lief, c’è mol­to mate­ria­le là fuo­ri, quin­di abbia­mo com­pi­la­to una lista:

10 libri buddisti che tutti dovrebbero leggere, selezionati da Felicità Positiva .

Kornfield

After the Ecsta­sy, the Laun­dry
di Jack Korn­field
(Ban­tam, 2000)

Secon­do Jack Korn­field, l’il­lu­mi­na­zio­ne esi­ste ed è anche piut­to­sto comu­ne. Il pro­ble­ma è che dopo aver­la rag­giun­ta, ti aspet­ta­no anco­ra i com­pi­ti e i pro­ble­mi quo­ti­dia­ni. Que­sta è una gui­da per tra­dur­re i nostri risve­gli spi­ri­tua­li nel­le nostre vite imper­fet­te.

Il libro di Rod


A Begin­ne­r’s Gui­de to Medi­ta­tion
di Rod Mea­de Sper­ry e gli edi­to­ri di Lio­n’s Roar
(Sham­b­ha­la, 2014)
Con­si­gli e ispi­ra­zio­ne dai più rino­ma­ti inse­gnan­ti del bud­di­smo, come Pema Chö­drön, Thich Nhat Hanh, il Dalai Lama, Nor­man Fischer, Judy Lief e mol­ti altri.

Being-PeaceScan

Being Pea­ce
di Thich Nhat Hanh
(Paral­lax, 1987)
Affron­ta sia il risve­glio per­so­na­le che il coin­vol­gi­men­to com­pas­sio­ne­vo­le nel mon­do. Uti­liz­zan­do aned­do­ti del­la sua vita, così come poe­sie e favo­le, Thich Nhat Hanh inse­gna le sue pra­ti­che chia­ve per dimo­ra­re nel momen­to pre­sen­te.

Materialismo spirituale tagliente

Taglio attra­ver­so il mate­ria­li­smo spi­ri­tua­le
di Chö­gyam Trung­pa
(Sham­b­ha­la, 1973)

Basa­to sul­la visio­ne più ele­va­ta del­la scuo­la Vaj­ra­ya­na, defi­ni­sce i prin­ci­pi di base non solo del bud­di­smo ma anche del­la pra­ti­ca spi­ri­tua­le. Sem­pre con­tem­po­ra­neo e rile­van­te, una pro­fon­da influen­za su come il bud­di­smo è inte­so oggi.

Boorstein-Hi

Hap­pi­ness Is an Insi­de Job
di Syl­via Boor­stein
(Bal­lan­ti­ne, 2007)

Con il suo calo­re carat­te­ri­sti­co, Syl­via Boor­stein inse­gna come pra­ti­ca­re la giu­sta con­sa­pe­vo­lez­za, con­cen­tra­zio­ne e sfor­zo ci por­ti lon­ta­no dal­la rab­bia, dal­l’an­sia e dal­la con­fu­sio­ne ver­so la cal­ma, la chia­rez­za e la gio­ia.

Gunaratna

Min­d­ful­ness in Plain English
di Bhan­te Guna­ra­ta­na
(Wisdom, 1992)
Per­fet­to per chiun­que sia inte­res­sa­to alla min­d­ful­ness, bud­di­sta o no. Que­sto clas­si­co del­la tra­di­zio­ne The­ra­va­da spie­ga cos’è la con­sa­pe­vo­lez­za e cosa non è, come pra­ti­car­la e come lavo­ra­re con distra­zio­ni e altri osta­co­li.

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Real Hap­pi­ness
di Sha­ron Salz­berg
(Work­man, 2010)
Usan­do qua­si nes­sun ter­mi­ne spe­ci­fi­co bud­di­sta, que­sto uti­le libri­ci­no col­pi­sce comun­que tut­te le note giu­ste quan­do si trat­ta di come fare medi­ta­zio­ne di base e pra­ti­che cor­re­la­te che pos­so­no aiu­tar­ci a col­ti­va­re più gen­ti­lez­za, con­nes­sio­ne, e con­ten­tez­za nel­la nostra vita quo­ti­dia­na.

Ciò che ti rende non buddista

Ciò che ti ren­de non bud­di­sta
di Dzong­sar Jamyang Khyen­tse
(Sham­b­ha­la, 2008)

Una pre­ci­sa deli­nea­zio­ne dei prin­ci­pi chia­ve che defi­ni­sco­no il bud­di­smo, rispet­to a ciò che è super­fluo, pura­men­te cul­tu­ra­le o per nien­te bud­di­sta. Un buon libro da leg­ge­re se stai deci­den­do se diven­ta­re bud­di­sta o meno, o se vuoi sem­pli­ce­men­te sape­re cos’è vera­men­te il bud­di­smo.

Quando-le cose-cadono a pezzi

When Things Fall Apart
di Pema Chö­drön
(Sham­b­ha­la, 1997)
Se stai affron­tan­do un perio­do dif­fi­ci­le nel­la vita, que­sto è il libro di cui hai biso­gno. Mostra come svi­lup­pa­re una gen­ti­lez­za amo­re­vo­le ver­so te stes­so e poi col­ti­va­re un atteg­gia­men­to impa­vi­do e com­pas­sio­ne­vo­le ver­so il tuo dolo­re e quel­lo degli altri.

Zen-Mind, -Beginner's-Mind

Zen Mind, Begin­ne­r’s Mind
di Shun­ryu Suzu­ki
(Wea­the­rhill, 1973; qua­ran­te­si­mo anni­ver­sa­rio, 2013, Sham­b­ha­la)
Anche se copre le basi del­lo Zen come la postu­ra zazen, l’in­chi­no, l’in­ten­zio­ne e così via, il capo­la­vo­ro di Suzu­ki Roshi non è solo per le per­so­ne Zen, o solo per prin­ci­pian­ti, se è per que­sto. Intro­du­ce abil­men­te, impor­tan­ti con­cet­ti bud­di­sti come il non attac­ca­men­to, il vuo­to e l’il­lu­mi­na­zio­ne.

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Come posso iniziare con la meditazione buddista?

Con­cen­trar­si sul­l’in­spi­ra­zio­ne e sul­l’e­spi­ra­zio­ne è una tec­ni­ca fon­da­men­ta­le, pra­ti­ca­ta sia da medi­ta­to­ri prin­ci­pian­ti che affer­ma­ti, per appro­fon­di­re la con­cen­tra­zio­ne e col­ti­va­re l’in­tui­zio­ne medi­ta­ti­va. La medi­ta­zio­ne qua­le via con­cre­ta per col­ti­va­re pace, sta­bi­li­tà, ami­ci­zia e com­pas­sio­ne.