Sul sen­tie­ro spi­ri­tua­le, non c’è nien­te da otte­ne­re e tut­to di cui sba­raz­zar­si. La pri­ma cosa da lascia­re anda­re è cer­ca­re di “otte­ne­re” l’a­mo­re, e inve­ce di dar­lo con tut­to il cuore.

La mag­gior par­te del­le per­so­ne ha l’im­pres­sio­ne di poter pen­sa­re alla pro­pria vita. Ma è un’i­dea sba­glia­ta. Sia­mo sog­get­ti alle nostre emo­zio­ni e pen­sia­mo in modi basa­ti sul­le nostre emo­zio­ni. Quin­di è estre­ma­men­te impor­tan­te fare qual­co­sa per le nostre emo­zio­ni. Allo stes­so modo in cui il Bud­d­ha ci ha dato i Quat­tro Sfor­zi Supre­mi per la men­te, ha anche deli­nea­to le Quat­tro Emo­zio­ni per il cuo­re. I quat­tro sfor­zi supre­mi per la men­te sono (1) non lascia­re che sor­ga un pen­sie­ro non salu­ta­re che non è anco­ra sor­to, (2) non lascia­re che con­ti­nui un pen­sie­ro non salu­ta­re che è già sor­to, (3) far sor­ge­re un pen­sie­ro salu­ta­re che ha non anco­ra sor­to, (4) per far con­ti­nua­re un sano pen­sie­ro che è già sor­to. Le quat­tro emo­zio­ni: amo­re­vo­lez­za ( met­ta ), com­pas­sio­ne ( karu­na ), gio­ia con gli altri (mudi­ta ) ed equa­ni­mi­tà ( upek­kha) – sono chia­ma­te le “dimo­re divi­ne”. Quan­do avre­mo per­fe­zio­na­to que­ste quat­tro, avre­mo il para­di­so in ter­ra, il para­di­so nel nostro cuo­re. Pen­so che tut­ti sap­pia­no che sopra di noi c’è il cie­lo e non il para­di­so. Abbia­mo il para­di­so e l’in­fer­no den­tro di noi e pos­sia­mo spe­ri­men­tar­lo abba­stan­za facil­men­te. Quin­di, anche sen­za ave­re una con­cen­tra­zio­ne com­ple­ta nel­la medi­ta­zio­ne e intui­zio­ni pro­fon­de, le Quat­tro Dimo­re Divi­ne, o Emo­zio­ni Supre­me, ci con­sen­to­no di vive­re a un livel­lo di veri­tà amo­re­vo­le, sicu­rez­za e cer­tez­za, che dà alla vita una qua­li­tà com­ple­ta­men­te diver­sa. Quan­do sia­mo in gra­do di susci­ta­re amo­re nei nostri cuo­ri sen­za alcu­na cau­sa, solo per­ché l’a­mo­re è la qua­li­tà del cuo­re, ci sen­tia­mo sicu­ri. È impos­si­bi­le acqui­star­ne i tito­li, anche se mol­te per­so­ne vor­reb­be­ro far­lo. Le com­pa­gnie di assi­cu­ra­zio­ne han­no gli edi­fi­ci più gran­di per­ché le per­so­ne cer­ca­no di acqui­sta­re sicu­rez­za. Ma quan­do creia­mo cer­tez­za den­tro, attra­ver­so un cuo­re amo­re­vo­le, ci sen­tia­mo cer­ti che le nostre rea­zio­ni e sen­ti­men­ti non saran­no dan­no­si per la nostra feli­ci­tà o per quel­la altrui. Mol­te pau­re svaniranno.

Metta—La pri­ma del­le Emo­zio­ni Supre­me — vie­ne soli­ta­men­te tra­dot­ta come “gen­ti­lez­za amo­re­vo­le”. Ma la gen­ti­lez­za amo­re­vo­le non ha lo stes­so impat­to del­la paro­la amo­re, che ha mol­to signi­fi­ca­to per noi. Abbia­mo mol­te idee sul­l’a­mo­re. Il pen­sie­ro più pro­fon­do che abbia­mo sul­l’a­mo­re, che si pro­pa­ga nei roman­zi, nei film e nei car­tel­lo­ni pub­bli­ci­ta­ri, è l’i­dea che l’a­mo­re esi­sta tra due per­so­ne che sono asso­lu­ta­men­te com­pa­ti­bi­li, di soli­to gio­va­ni e cari­ne, e che per qual­che stra­na ragio­ne han­no un’at­tra­zio­ne chi­mi­ca ver­so l’un l’al­tro. La mag­gior par­te del­le per­so­ne sco­pre nel cor­so del­la pro­pria vita che que­sto è un mito, che non fun­zio­na in que­sto modo. La mag­gior par­te del­le per­so­ne pen­sa che sia col­pa sua o del­l’al­tra per­so­na o col­pa di entram­bi, e pro­va una nuo­va rela­zio­ne. Dopo il ter­zo, quar­to o quin­to ten­ta­ti­vo, potreb­be­ro cono­scer­lo meglio; ma mol­te per­so­ne ci stan­no anco­ra pro­van­do. Di soli­to que­sto è ciò­che si chia­ma amo­re nel­la nostra società.

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In real­tà, l’a­mo­re è una qua­li­tà del nostro cuo­re. Il cuo­re non ha altra fun­zio­ne. Se fos­si­mo con­sa­pe­vo­li che tut­ti con­te­nia­mo l’a­mo­re den­tro di noi e che pos­sia­mo pro­muo­ver­lo e svi­lup­par­lo, darem­mo sicu­ra­men­te mol­ta più atten­zio­ne di ciò che fac­cia­mo. In tut­te le socie­tà svi­lup­pa­te ci sono isti­tu­zio­ni per favo­ri­re l’e­span­sio­ne del­la men­te, dal­l’e­tà di tre anni fino alla mor­te. Ma non abbia­mo isti­tu­zio­ni per svi­lup­pa­re il cuo­re, quin­di dob­bia­mo far­lo da soli.

La mag­gior par­te del­le per­so­ne sta aspet­tan­do o si rela­zio­na con l’u­ni­ca per­so­na che con­sen­te loro di pro­va­re final­men­te l’a­mo­re. Ma quel tipo di amo­re è assa­li­to dal­la pau­ra e la pau­ra fa par­te del­l’o­dio. Ciò che odia­mo è l’i­dea che que­sta per­so­na spe­cia­le pos­sa mori­re, andar­se­ne, ave­re altri sen­ti­men­ti e pen­sie­ri – in altre paro­le, la pau­ra che l’a­mo­re pos­sa fini­re, per­ché cre­dia­mo che l’a­mo­re sia situa­to stret­ta­men­te in quel­la per­so­na. Poi­ché ci sono miliar­di di per­so­ne su que­sto pia­ne­ta, que­sto è piut­to­sto assur­do. Eppu­re la mag­gior par­te del­le per­so­ne pen­sa che la nostra capa­ci­tà di ama­re dipen­da da una per­so­na e dal­l’a­ve­re quel­la per­so­na vici­no a noi. Ciò crea la pau­ra del­la per­di­ta e l’a­mo­re asse­dia­to dal­la pau­ra non può esse­re puro. Creia­mo una dipen­den­za da quel­la per­so­na e dal­le sue idee ed emo­zio­ni. Non c’è liber­tà in que­sto, nes­su­na liber­tà di ama­re. Se vedia­mo abba­stan­za chia­ra­men­te che l’a­mo­re è una qua­li­tà che tut­ti abbia­mo, allo­ra pos­sia­mo ini­zia­re a svi­lup­pa­re que­sta capa­ci­tà. Qual­sia­si abi­li­tà che abbia­mo, l’ab­bia­mo svi­lup­pa­ta attra­ver­so la pra­ti­ca. Se abbia­mo impa­ra­to a digi­ta­re, abbia­mo dovu­to eser­ci­tar­ci. Pos­sia­mo pra­ti­ca­re l’a­mo­re e alla fine avre­mo quell’abilità.

L’a­mo­re non ha nul­la a che fare con il tro­va­re qual­cu­no che val­ga la pena ama­re, o con­trol­la­re le per­so­ne per vede­re se sono vera­men­te ado­ra­bi­li. Se inda­ghia­mo su noi stes­si abba­stan­za one­sta­men­te, sco­pria­mo che non sia­mo nem­me­no così ado­ra­bi­li, quin­di per­ché ci aspet­tia­mo che qual­cun altro sia total­men­te ama­bi­le? Non ha nul­la a che fare con le qua­li­tà del­l’al­tra per­so­na, o se vuo­le esse­re ama­to, ci ame­rà di nuo­vo o ha biso­gno di amo­re. Tut­ti han­no biso­gno del­l’a­mo­re. Poi­ché cono­scia­mo i nostri difet­ti, quan­do qual­cu­no ci ama pen­sia­mo, Oh, è fan­ta­sti­co, que­sta per­so­na mi ama e non sa nem­me­no che ho tut­ti que­sti pro­ble­mi. Stia­mo cer­can­do qual­cu­no che ci ami per soste­ne­re una cer­ta imma­gi­ne di noi stes­si. Se non riu­scia­mo a tro­va­re nes­su­no, ci sen­tia­mo pri­va­ti. Le per­so­ne si depri­mo­no o cer­ca­no vie di fuga. Que­sti sono modi sba­glia­ti per farlo.

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Sul sen­tie­ro spi­ri­tua­le, non c’è nien­te da otte­ne­re e tut­to di cui sba­raz­zar­si. Ovvia­men­te, la pri­ma cosa da lascia­re anda­re è cer­ca­re di “otte­ne­re” l’a­mo­re, inve­ce di dar­lo. Que­sto è il segre­to del sen­tie­ro spi­ri­tua­le. Biso­gna donar­si con tut­to il cuo­re. Qua­lun­que cosa fac­cia­mo a metà, por­ta risul­ta­ti a metà. Come pos­sia­mo donar­ci? Non trat­te­nen­do­ci. Non volen­do per noi stes­si. Se voglia­mo esse­re ama­ti, cer­chia­mo un siste­ma di sup­por­to. Se voglia­mo ama­re, stia­mo cer­can­do la cre­sci­ta spirituale.

Non ama­re gli altri è fin trop­po faci­le. Chiun­que può far­lo e giu­sti­fi­car­lo per­ché, ovvia­men­te, le per­so­ne spes­so non sono mol­to bril­lan­ti e non si com­por­ta­no come vor­rem­mo che agis­se­ro. In que­sto modo si crea­no sol­chi nel cuo­re e diven­ta sem­pre più faci­le cade­re in que­sti sol­chi. Non solo non ci piac­cio­no gli altri, ma anche noi stes­si. Se si ama o si ama se stes­si, è più faci­le ama­re gli altri, moti­vo per cui ini­zia­mo sem­pre medi­ta­zio­ni sul­la gen­ti­lez­za amo­re­vo­le con­cen­tran­do­ci su noi stes­si. Non è ego­cen­tri­smo. Se non ci piac­cia­mo per­ché abbia­mo dei difet­ti o abbia­mo com­mes­so degli erro­ri, tra­sfe­ri­re­mo quel­l’av­ver­sio­ne agli altri e li giu­di­che­re­mo di con­se­guen­za. Non sia­mo qui per esse­re giu­di­ce e giu­ria. Pri­ma di tut­to, non abbia­mo nem­me­no le qua­li­fi­che. È anche un lavo­ro mol­to insod­di­sfa­cen­te, non paga e ren­de sem­pli­ce­men­te infe­li­ci le persone.

Le per­so­ne spes­so sen­to­no che è neces­sa­rio esse­re così per pro­teg­ger­si. Ma da cosa dob­bia­mo pro­teg­ger­ci? Dob­bia­mo pro­teg­ge­re i nostri cor­pi dal­le lesio­ni. Dob­bia­mo pro­teg­ger­ci dal­l’a­mo­re? Sia­mo tut­ti insie­me in que­sto, vivia­mo su que­sto pia­ne­ta allo stes­so tem­po, respi­ran­do la stes­sa aria. Abbia­mo tut­ti gli stes­si arti, pen­sie­ri ed emo­zio­ni. L’i­dea che sia­mo esse­ri sepa­ra­ti è un’il­lu­sio­ne. Se pra­ti­chia­mo la medi­ta­zio­ne dili­gen­te­men­te con per­se­ve­ran­za, un gior­no supe­re­re­mo que­sta illu­sio­ne di sepa­ra­zio­ne. La medi­ta­zio­ne ren­de pos­si­bi­le vede­re la tota­li­tà di tut­te le mani­fe­sta­zio­ni. C’è una crea­zio­ne e tut­ti ne fac­cia­mo par­te. Di cosa pos­sia­mo aver pau­ra? Abbia­mo pau­ra di ama­re noi stes­si, pau­ra di ama­re il crea­to, pau­ra di ama­re gli altri per­ché sap­pia­mo cose nega­ti­ve su noi stes­si. Sape­re che fac­cia­mo le cose sba­glia­te, che abbia­mo pen­sie­ri infe­li­ci o mal­sa­ni, non è un moti­vo per non ama­re. Una madre che ama i suoi figli non smet­te di amar­li quan­do si com­por­ta­no in modo scioc­co o sgra­de­vo­le. I bam­bi­ni pic­co­li han­no cen­ti­na­ia di pen­sie­ri mal­sa­ni al gior­no o se urla­no tut­to il gior­no. Li abbia­mo anche noi, ma non li espri­mia­mo tut­ti. Quin­di, se una madre può ama­re un bam­bi­no che le sta crean­do dif­fi­col­tà, per­ché non pos­sia­mo ama­re noi stessi?

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Amar­si e cono­scer­si non sono la stes­sa cosa. L’a­mo­re è il calo­re del cuo­re, la con­nes­sio­ne, la pro­te­zio­ne, la cura, la pre­oc­cu­pa­zio­ne, l’ab­brac­cio che vie­ne dal­l’ac­cet­ta­zio­ne e dal­la com­pren­sio­ne per se stes­si. Dopo aver pra­ti­ca­to ciò, sia­mo in una posi­zio­ne mol­to miglio­re per pra­ti­ca­re l’a­mo­re ver­so gli altri. Sono ina­ma­bi­li quan­to noi e han­no altret­tan­ti pen­sie­ri mal­sa­ni. Ma non impor­ta. Non sia­mo giu­di­ce e giu­ria. Quan­do ci ren­dia­mo con­to che pos­sia­mo dav­ve­ro ama­re noi stes­si, abbia­mo la sen­sa­zio­ne di esse­re a nostro agio. Non dob­bia­mo costan­te­men­te diven­ta­re o fin­ge­re o sfor­zar­ci di esse­re qual­cu­no. Pos­sia­mo solo esse­re. È bel­lo esse­re e non esse­re “qual­cu­no”. L’a­mo­re lo ren­de pos­si­bi­le. Allo stes­so modo, quan­do ci rela­zio­nia­mo con altre per­so­ne, pos­sia­mo lasciar­le sem­pli­ce­men­te esse­re e amar­le. Abbia­mo tut­ti sva­ria­te oppor­tu­ni­tà quo­ti­dia­ne per pra­ti­car­lo. È un’abilità.

Di Ayya ​​Khe­ma ( 1923–1997 ), che è sta­ta un’in­se­gnan­te bud­di­sta inter­na­zio­na­le e la pri­ma don­na occi­den­ta­le a diven­ta­re una suo­ra bud­di­sta The­ra­va­da. Una soste­ni­tri­ce dei dirit­ti del­le don­ne bud­di­ste, nel 1987 ha con­tri­bui­to a coor­di­na­re la pri­ma con­fe­ren­za per l’As­so­cia­zio­ne inter­na­zio­na­le del­le don­ne bud­di­ste Sakya­d­hi­ta a Bodh Gaya, in India.