Discor­so dell’8 luglio 1980 – Saa­nen (Da La fine del dolore)

L’altro gior­no abbia­mo par­la­to dei milio­ni di anni di evo­lu­zio­ne, attra­ver­so i qua­li sono pas­sa­ti gli esse­ri uma­ni.
Evo­lu­zio­ne impli­ca tem­po, non solo tem­po fisi­co ma anche tem­po inte­rio­re, psi­co­lo­gi­co.
Fin dal prin­ci­pio del suo esi­ste­re sul­la ter­ra, l’es­se­re uma­no è cre­sciu­to pas­san­do attra­ver­so espe­rien­ze di ogni gene­re, sven­tu­re, disgra­zie, ansie, pau­re. Così il nostro cer­vel­lo ha assun­to una deter­mi­na­ta strut­tu­ra, venen­do modi­fi­ca­to e pla­sma­to dal­le con­di­zio­ni di vita in cui si è tro­va­to ad evol­ve­re.
La strut­tu­ra del cer­vel­lo è il risul­ta­to di quel pro­ces­so nel tem­po che chia­mia­mo evo­lu­zio­ne.
Ora la men­te e il cer­vel­lo, che sono una sola e uni­ca cosa, non potran­no mai esse­re libe­ri.
Stia­mo cer­can­do di sco­pri­re per qua­le moti­vo gli esse­ri uma­ni, pur aven­do ormai die­tro le spal­le milio­ni di anni di espe­rien­ze di dolo­re, di pia­ce­re, di pau­ra, con­ti­nui­no a vive­re tut­ta­via sem­pre allo stes­so modo.
Ci sia­mo chie­sti l’al­tro gior­no qua­le potreb­be esse­re la cau­sa di que­sta situa­zio­ne ter­ri­fi­can­te di incer­tez­za, di con­fusione, di sof­fe­ren­za.
E abbia­mo det­to che una cau­sa potreb­be esse­re il fat­to che l’es­se­re uma­no non ha mai rinun­cia­to, nem­me­no per un momen­to, alla ricer­ca del­la pro­pria sicu­rez­za, sia este­rior­men­te, nel­la sua rela­zio­ne con l’am­bien­te, sia interior­mente, sul pia­no psi­co­lo­gi­co.
Que­sta potreb­be esse­re una del­le cau­se che han­no de­terminato l’at­tua­le mise­re­vo­le situa­zio­ne.
Abbia­mo par­la­to anche del­l’i­dea del­la pro­pria indi­vi­dua­li­tà, che gli esse­ri uma­ni si sono for­ma­ta duran­te tut­to il perio­do del­la loro evo­lu­zio­ne; l’i­dea che «io» sono se­parato dagli altri e che devo lot­ta­re con­tro di loro per so­pravvivere.
Anche que­sta potreb­be esse­re una cau­sa del­la sventura­ta situa­zio­ne attua­le di spa­ven­to­so disor­di­ne.
Poi abbia­mo det­to: una del­le cau­se più deter­mi­nan­ti potreb­be esse­re pro­prio il pen­sie­ro.
E abbia­mo sot­to­li­nea­to il fat­to che dove c’è una cau­sa, esi­ste anche la pos­si­bi­li­tà di eli­mi­nar­la.
Una cau­sa, un moti­vo che pro­du­co­no i loro effet­ti, con­tinuano nel tem­po. Ma si può por­re fine alla cau­sa.
È un fat­to evi­den­te, che, cre­do, pos­sia­te vede­re facil­mente se ci pen­sa­te un momen­to.
Se c’è dolo­re fisi­co, esi­ste anche una cau­sa che lo deter­mina. E il dolo­re fini­sce quan­do ne vie­ne eli­mi­na­ta la cau­sa.
In modo del tut­to ana­lo­go, le nostre sof­fe­ren­ze psicolo­giche, le ango­sce, le pau­re, potreb­be­ro ave­re una cau­sa che le deter­mi­na.
Ma allo­ra l’e­li­mi­na­zio­ne del­la cau­sa por­reb­be fine al dolo­re.
Ora, la nostra situa­zio­ne ha diver­se cau­se?
Oppu­re ce n’è una sola, fon­da­men­ta­le, che le compren­de tut­te quan­te? Capi­te?
Dice­va­mo pri­ma che una cau­sa potreb­be esse­re il co­stante desi­de­rio di sen­tir­ci sicu­ri, pro­tet­ti, sen­za incer­tezze, appog­gia­ti a qual­co­sa di sta­bi­le.
Una secon­da cau­sa potreb­be esse­re l’in­di­vi­dua­li­smo che ha por­ta­to l’es­se­re uma­no a con­si­de­rar­si sepa­ra­to dal resto dei suoi simi­li e a crea­re tra sé e gli altri una bar­rie­ra in­sormontabile.
Un’al­tra cau­sa potreb­be esse­re pro­prio il Pen­sie­ro stes­so.
L’uomo, il suo cer­vel­lo, la sua men­te, si sono for­ma­ti in un perio­do di evo­lu­zio­ne dura­to milio­ni di anni, Ma il tem­po non ha por­ta­to la liber­tà agli esse­ri uma­ni.
Può esse­re sta­ta rag­giun­ta una par­ven­za este­rio­re di liber­tà.
È pos­si­bi­le viag­gia­re da un pae­se all’al­tro, è pos­si­bi­le cam­bia­re lavo­ro e fare diver­si mestie­ri; evi­den­te­men­te non in un pae­se dove ci sia un regi­me dit­ta­to­ria­le, ma nei pae­si cosid­det­ti demo­cra­ti­ci esi­ste una cer­ta liber­tà di mo­vimento.
Tut­ta­via, inte­rior­men­te, sul pia­no psi­co­lo­gi­co la men­te, che inclu­de in sé anche il cer­vel­lo, è un pro­dot­to del tem­po e quin­di non potrà mai esse­re libe­ra.
For­se è que­sta una del­le ragio­ni per le qua­li l’es­se­re uma­no si è ridot­to psi­co­lo­gi­ca­men­te a vive­re come un pri­gioniero, pri­vo del­la liber­tà di aprir­si e di fio­ri­re.
Se mi con­sen­ti­te di ricor­dar­ve­lo, vi pre­go, pen­sia­mo insie­me!
Dove­te usa­re la vostra men­te, il vostro cer­vel­lo, il vostro cuo­re, se vole­te sco­pri­re la cau­sa di quan­to sta acca­dendo nel mon­do; per­ché se non fare­mo una sco­per­ta si­mile, fini­re­mo per distrug­ger­ci tut­ti quan­ti.
È esat­ta­men­te quel­lo che sta suc­ce­den­do.
Una nazio­ne vuo­le esse­re più impor­tan­te di tut­te le al­tre, una tri­bù pre­ten­de di ave­re il soprav­ven­to sul­le altre. Si pro­du­co­no armi di ogni gene­re. Lo sape­te, vero? Quat­trocento miliar­di di dol­la­ri spe­si ogni anno per la guer­ra.
Capi­te la fol­lia di tut­to que­sto?
La men­te e il cer­vel­lo, che sono il risul­ta­to di un pro­cesso nel tem­po, non sono mai sta­ti libe­ri.
Ma sen­za liber­tà l’es­se­re uma­no non può schiu­der­si, non può fio­ri­re, non può in alcun modo anda­re al di là di se stes­so.
Inte­rior­men­te non sia­mo libe­ri. Col pas­sa­re del tem­po abbia­mo acqui­si­to una deter­mi­na­ta strut­tu­ra; se osserva­te la vostra men­te, se guar­da­te come fun­zio­na il vostro cer­vel­lo, vi accor­ge­re­te che non fac­cia­mo altro che rima­ne­re sem­pre entro cer­ti sche­mi deter­mi­na­ti, che van­no ripe­tendosi da miglia­ia e miglia­ia di anni.
In Occi­den­te i pre­ti ci han­no lava­to il cer­vel­lo per due­mila anni: in Orien­te que­sto lavag­gio del cer­vel­lo dura da quat­tro­mi­la, cin­que­mi­la anni, o for­se di più.
Il nostro cer­vel­lo è con­di­zio­na­to; si è for­ma­to suben­do deter­mi­na­te impo­si­zio­ni, rima­nen­do sot­to la con­ti­nua in­fluenza di quan­to han­no affer­ma­to inse­gnan­ti, filo­so­fi, pre­ti.
I pre­ti diven­ta­no il pon­te tra voi e ciò che è al di là di voi. Loro sono i sal­va­to­ri.
For­se que­sto pote­va andar bene mol­to tem­po fa, ai tem­pi del­l’an­ti­co Egit­to e del­le anti­che civil­tà orien­ta­li; ma ora tut­to ciò è diven­ta­to qual­co­sa di vera­men­te infan­ti­le.
Sul pia­no intel­let­tua­le, scien­ti­fi­co, tec­no­lo­gi­co, l’uo­mo ha fat­to enor­mi pro­gres­si. Ha acqui­si­to un’a­bi­li­tà straordi­naria non sol­tan­to nell’uccidere i suoi simi­li, ma anche nel curar­li e gua­rir­li, con la medi­ci­na, la chi­rur­gia.
L’altro gior­no abbia­mo par­la­to del ten­ta­ti­vo che fa la scien­za di sco­pri­re, per mez­zo del­lo stu­dio del­la mate­ria, quel­lo che sta al di là di tut­te le cose.
Stu­dian­do la mate­ria dal­l’e­ster­no e rac­co­glien­do un’enor­me quan­ti­tà di cono­scen­za, si spe­ra di arri­va­re a sco­pri­re l’o­ri­gi­ne di tut­to.
È que­sto che fan­no gli scien­zia­ti.
I reli­gio­si, inve­ce, affer­ma­no che c’è Dio e che Dio ha crea­to que­sto mon­do. Quel Dio deve esse­re dav­ve­ro un pove­ro Dio, dege­ne­ra­to e cor­rot­to, se ha fat­to un mon­do come que­sto.
Anche voi, a vostra vol­ta, potre­te ave­re la vostra perso­nale e insi­gni­fi­can­te teo­ria a pro­po­si­to del mon­do e del­la sua ori­gi­ne.
Aven­do stu­dia­to le teo­rie intel­let­tua­li di filo­so­fi, di teo­lo­gi, di teo­ri­ci ‑ di teo­ri­ci comu­ni­sti e di teo­lo­gi cri­stiani ‑ potre­ste esse­re arri­va­ti a far­vi la vostra pro­pria opi­nio­ne, a for­mu­la­re le vostre pro­prie con­clu­sio­ni.
Ma è evi­den­te che se vole­te vera­men­te arri­va­re a sco­prire l’o­ri­gi­ne di tut­to quan­to acca­de, dove­te met­te­re da par­te com­ple­ta­men­te ogni cosa che sia sta­ta det­ta fino­ra.
Per fare que­sto, però, ave­te biso­gno di for­za e capa­ci­tà di pene­tra­zio­ne, che vi con­sen­ta­no di osser­va­re i fat­ti con estre­ma accu­ra­tez­za. Non vi ser­ve l’a­na­li­si.
L’analisi è anco­ra un pro­ces­so che si svi­lup­pa nel tem­po. Abbia­mo ana­liz­za­to a non fini­re tan­to il mon­do fuo­ri di noi quan­to il mon­do che è den­tro di noi. Filo­so­fi e psico­logi han­no ana­liz­za­to il modo di fun­zio­na­re del­la nostra men­te, arri­van­do a for­mu­la­re deter­mi­na­te con­clu­sio­ni, de­terminate teo­rie.
E noi abbia­mo subi­to in modo ine­vi­ta­bi­le l’in­fluen­za di que­sta gen­te, ne sia­mo sta­ti con­di­zio­na­ti.
Ma se voglia­mo arri­va­re a sco­pri­re la cau­sa fondamenta­le del­la situa­zio­ne attua­le, e neces­sa­rio esse­re libe­ri da qual­sia­si con­di­zio­na­men­to. Inte­rior­men­te deve esser­ci libertà.

Liber­tà non signi­fi­ca anda­re dove voglia­mo, sce­glier­ci il lavo­ro che pre­fe­ria­mo, o dire quel­lo che ci pare. La ve­ra liber­tà esi­ste quan­do il cer­vel­lo, la men­te, l’in­te­ra strut­tura psi­co­lo­gi­ca, sono ripu­li­ti da qual­sia­si sche­ma di fun­zionamento, da qual­sia­si model­lo di com­por­ta­men­to che ci sia­no sta­ti impo­sti.
Se sie­te del­le per­so­ne serie, non può bastar­vi affron­ta­re sol­tan­to oggi, o una vol­ta ogni tan­to, que­sta inda­gi­ne che stia­mo con­du­cen­do insie­me.
La vostra ricer­ca, la vostra osser­va­zio­ne devo­no esse­re inin­ter­rot­te.
È neces­sa­rio ave­re gran­de pazien­za.
Sape­te, impa­zien­za è tem­po. La pazien­za, inve­ce, non è del tem­po. Pazien­za signi­fi­ca osser­va­re da vici­no, con gran­de cura e atten­zio­ne; signi­fi­ca non ave­re fret­ta e avan­zare a poco a poco, sen­za stan­car­si.
Que­sta è pazien­za. In que­sto modo di osser­va­re non c’è l’an­sia del tem­po. Ma quan­do vi lascia­te pren­de­re dal­l’im­pa­zien­za di anda­re avan­ti, vi met­te­te a cor­re­re, sen­za capi­re da che pun­to sie­te par­ti­ti.
Allo­ra, qual è la cau­sa che deter­mi­na que­sto nostro po­vero modo di vive­re? For­se è l’e­si­gen­za di sen­tir­ci sicu­ri? Oppu­re è l’il­lu­sio­ne di cre­der­ci gli uni sepa­ra­ti dagli altri? O è l’il­lu­sio­ne di cre­de­re che il nostro cer­vel­lo sia diver­so da quel­lo dei nostri simi­li?
La nostra men­te, il nostro modo di fare, sono dav­ve­ro diver­si dal­la men­te e dai modi di com­por­ta­men­to degli altri esse­ri uma­ni?
La cau­sa che stia­mo cer­can­do è il pen­sie­ro?
Non esi­ste pen­sie­ro occi­den­ta­le e pen­sie­ro orien­ta­le. Il pen­sie­ro è pen­sie­ro, in qua­lun­que posto vivia­te; sia che vivia­te in Asia, sia che abi­tia­te in Estre­mo Orien­te, in Medio Orien­te o in Occi­den­te, avre­te sem­pre a che fare col pen­sie­ro. Potran­no esser­ci modi par­ti­co­la­ri di pen­sa­re, potran­no esser­ci dire­zio­ni par­ti­co­la­ri in cui il pen­sie­ro si muo­ve, o model­li par­ti­co­la­ri secon­do i qua­li il pen­sie­ro si con­for­ma, ma è pur sem­pre il pen­sie­ro ad esse­re in gio­co.
È pur sem­pre pen­sie­ro, sia che lo si usi in Orien­te o in Occi­den­te, sia che subi­sca con­di­zio­na­men­ti diver­si in dif­ferenti ambien­ti.
Allo­ra, la cau­sa fon­da­men­ta­le che stia­mo cer­can­do è il pen­sie­ro?
Guar­da­te qual è, sto­ri­ca­men­te, il modo di vive­re degli esse­ri uma­ni: un con­ti­nuo com­bat­te­re tra di loro, un an­dare avan­ti nel tor­men­to, nel­l’an­go­scia, por­tan­do­si die­tro con­flit­ti e pau­re che sem­bra impos­si­bi­le abban­do­na­re.
C’è la ricer­ca del pia­ce­re e il costan­te imbat­ter­si nel­la sof­fe­ren­za; c’è qual­che raro spraz­zo d’a­mo­re, che imme­diatamente diven­ta un fat­to ses­sua­le, men­tre la com­pas­sio­ne non ha mai potu­to esse­re una real­tà viven­te; è rima­sta sol­tan­to un’i­dea.
Vi pre­go, andia­mo avan­ti insie­me. E pro­ce­den­do in­sieme, fian­co a fian­co, per la stes­sa stra­da, non ci servire­mo del­l’a­na­li­si. Dob­bia­mo capi­re che cosa signi­fi­ca ana­li­si. Ana­li­si impli­ca divi­sio­ne. Vi pare?
C’è colui che ana­liz­za e quel­lo che vie­ne ana­liz­za­to. Colui che ana­liz­za pre­su­me di sape­re e quin­di di esse­re ca­pace di ana­liz­za­re. Sco­pri­te­lo nel­la vostra men­te. Il pro­cesso di ana­li­si richie­de tem­po.
«For­se oggi non sono capa­ce di veder­ci chia­ro e di ana­lizzare a fon­do la situa­zio­ne, ma impa­re­rò e arri­ve­rò a sa­perlo fare».
Mi ser­vi­ran­no gior­ni, set­ti­ma­ne, mesi, per impa­ra­re l’ar­te di ana­liz­za­re. Tut­ta­via rimar­rà la divi­sio­ne tra colui che ana­liz­za e quel­lo che vie­ne ana­liz­za­to.
Colui che ana­liz­za impo­ne all’in­te­ro pro­ces­so il suo mo­do di vede­re, il suo modo di giu­di­ca­re e di inter­pre­ta­re.
Così l’a­na­li­si, non solo si basa sul tem­po, ma anche su una sepa­ra­zio­ne insor­mon­ta­bi­le tra l’a­na­liz­za­to­re e l’ana­lizzato. Sup­por­re che l’a­na­liz­za­to­re sia com­ple­ta­men­te diver­so dal­l’a­na­liz­za­to, è diven­ta­to uno dei nostri condizio­namenti più pro­fon­di.
Ma è dav­ve­ro così? Colui che ana­liz­za non fa par­te di quel­lo che vie­ne ana­liz­za­to?
Quan­do comin­cio ad ana­liz­za­re la mia ango­scia, come fac­cio a sape­re che quel­lo che sto ana­liz­zan­do è ango­scia? Capi­te? Lo so per­ché mi ricor­do espe­rien­ze di ango­scia, che ho avu­to tem­po fa.
Que­ste espe­rien­ze mi si sono impres­se nel cer­vel­lo e me ne ricor­do; quan­do poi ha luo­go in me una rea­zio­ne simi­le, la rico­no­sco e la chia­mo ango­scia.
Così mi sepa­ro da quel­lo che acca­de, per ana­liz­zar­lo.
Ma guar­da­te che cosa suc­ce­de, per esem­pio, quan­do vi arrab­bia­te. Nel momen­to in cui anda­te in col­le­ra, non c’è alcu­na dif­fe­ren­za tra voi e la vostra col­le­ra. Que­sto è il fat­to.
Sol­tan­to più tar­di potre­te dire: «Mi sono arrab­bia­to». Allo­ra, pos­sia­mo ren­der­ci con­to che l’a­na­li­si impli­ca e man­tie­ne una divi­sio­ne costan­te tra colui che osser­va e quel­lo che vie­ne osser­va­to, come se fos­se­ro enti­tà diver­se e distin­te?
Evi­den­te­men­te mi sto rife­ren­do al pia­no psi­co­lo­gi­co.
Non sto dicen­do che non c’è alcu­na dif­fe­ren­za tra me e un albe­ro. È chia­ro che c’è dif­fe­ren­za; ma quan­do la dif­ferenza esi­ste a livel­lo psi­co­lo­gi­co, quan­do rite­ne­te di es­sere diver­si da quel­lo che osser­va­te den­tro di voi, a li­vello psi­co­lo­gi­co, allo­ra que­sta divi­sio­ne por­ta con sé il con­flit­to. Quan­do ten­ta­te di esse­re quel­lo che non sie­te, pren­de­te la dire­zio­ne del­lo sfor­zo e del con­flit­to.
Il nostro cer­vel­lo ha vis­su­to e si è svi­lup­pa­to muoven­dosi pro­prio in que­sta dire­zio­ne.
Ora noi dicia­mo: un pro­ces­so di ana­li­si non por­te­rà mai alla liber­tà. Al con­tra­rio, non farà altro che man­te­ne­re e ali­men­ta­re il con­flit­to.
Ma una men­te, un cer­vel­lo che vivo­no nel con­flit­to, non pos­so­no fare a meno di con­su­mar­si; così non potran­no mai esse­re in uno sta­to di fre­schez­za, non potran­no mai sboc­cia­re e fio­ri­re in que­sto sta­to.
L’analisi ren­de impos­si­bi­le osser­va­re con chia­rez­za. Es­sere capa­ci di osser­va­re è mol­to più impor­tan­te che ave­re una men­te ana­li­ti­ca.
Abbia­mo per­so la capa­ci­tà di osser­va­re, per col­ti­va­re l’ar­te di ana­liz­za­re.
Non sia­mo mai dispo­sti a guar­da­re a fon­do quel­lo che acca­de nel­la nostra men­te e nel nostro cuo­re, sen­za alte­rare quel­lo che stia­mo osser­van­do.
Il nostro cuo­re, la nostra men­te sono distor­ti, cor­rot­ti, ma spe­ria­mo di poter­li risa­na­re e rad­driz­za­re facen­do ri­corso all’a­na­li­si. Fac­cia­mo mol­to affi­da­men­to su di essa; così non ci accor­gia­mo di quan­to essa sia inef­fi­ca­ce.
È esat­ta­men­te la stes­sa cosa che suc­ce­de a un uomo che si basa com­ple­ta­men­te su una fede par­ti­co­la­re, e che non rie­sce a vede­re in qua­le situa­zio­ne ridi­co­la è anda­to a cac­ciar­si.
Stia­mo dicen­do che quel­lo che impor­ta è esse­re capa­ci di osser­va­re che cosa acca­de den­tro di noi, nel nostro cuo­re, nel­la nostra men­te. Ma que­sta osser­va­zio­ne non è pos­sibile quan­do die­tro di essa c’è un moti­vo qual­sia­si o qual­che gene­re di impo­si­zio­ne che la defor­ma.
La men­te deve esse­re capa­ce di straor­di­na­ria atten­zio­ne.
For­se que­ste cose sono nuo­ve per voi; for­se non vi è mai capi­ta­to di sen­tir­ne par­la­re. O pote­te aver let­to qual­co­sa da qual­che par­te.
Come sareb­be bel­lo se non ave­ste mai let­to nem­me­no un libro! Se non ave­ste mai ascol­ta­to pre­di­che, se non ave­ste mai dato ret­ta né a pre­ti, né a filo­so­fi, né a guru. Allo­ra avre­ste una fre­schez­za intat­ta, per acco­star­vi a quel­lo che stia­mo dicen­do. E con quel­la fre­schez­za potre­ste osser­va­re tut­ta la vostra strut­tu­ra inte­rio­re.
Sfor­tu­na­ta­men­te ormai sie­te tut­ti quan­ti per­so­ne mol­to istrui­te, vi sie­te inte­res­sa­ti di mol­te cose leg­gen­do a de­stra e a sini­stra, con la spe­ran­za, così, di acqui­si­re cono­scenza.
Men­tre, se pote­ste sem­pli­ce­men­te osser­va­re…
Sareb­be dav­ve­ro mera­vi­glio­so se pote­ste far­lo, per­ché pro­prio nel­la sem­pli­ce osser­va­zio­ne è l’es­sen­za stes­sa del­la liber­tà!
Sen­za que­sta liber­tà, non ave­te la mini­ma pos­si­bi­li­tà di pene­tra­re in quan­to stia­mo dicen­do.
Allo­ra, a meno che non si sco­pra la cau­sa che ha deter­mi­na­to que­sta situa­zio­ne, non avrà fine la strut­tu­ra psi­co­lo­gi­ca che ci tie­ne pri­gio­nie­ri.
Qual è que­sta cau­sa, la cau­sa del dolo­re e del­l’in­fe­li­ci­tà uma­na?
È la vostra uma­ni­tà che si tro­va in que­sta mise­re­vo­le situa­zio­ne. Vi pre­go, ren­de­te­ve­ne con­to: la vostra uma­nità, il vostro cer­vel­lo che ha attra­ver­sa­to un’e­vo­lu­zio­ne di milio­ni di anni e che è patri­mo­nio comu­ne di ogni esse­re uma­no, fan­no sì che voi sia­te il mon­do e che il mon­do sia voi. Voi non sie­te sviz­ze­ri, o tede­schi; ma sie­te de­gli esse­ri uma­ni, come lo sono quel­li che vivo­no in Estre­mo Orien­te ‑ pove­ri, affa­ma­ti, infe­li­ci, tru­ci­da­ti sen­za pie­tà.
Psi­co­lo­gi­ca­men­te voi sof­fri­te, sie­te infe­li­ci, pie­ni di ango­sce.
Il vostro cuo­re, la vostra men­te, è uma­ni­tà.
Cer­ca­te di capi­re que­sto. Non c’è dif­fe­ren­za tra voi e l’u­ma­ni­tà.
La nostra men­te è uma­ni­tà ed è comu­ne a tut­ti gli uo­mini. Que­sta men­te, insie­me al cer­vel­lo, ha fun­zio­na­to non solo per tut­ta la nostra vita, ma per mil­len­ni, muo­vendosi nel tem­po in una dire­zio­ne deter­mi­na­ta. È un movi­men­to che con­ti­nua sem­pre nel­la mede­si­ma direzio­ne, per quan­to pos­sa espan­der­si o con­trar­si, celar­si o mo­dificarsi.
E quan­do vede­te dove por­ta que­sto movi­men­to, quan­do vede­te come l’uo­mo stia distrug­gen­do se stes­so e la ter­ra, l’a­ria, la natu­ra, gli ani­ma­li, non pote­te fare a meno di sen­tirvi tre­men­da­men­te respon­sa­bi­li.
Allo­ra, qual è l’o­ri­gi­ne di tut­to ciò che acca­de? Dov’è la cau­sa?
È il pen­sie­ro, for­se?
Pen­sie­ro impli­ca cono­scen­za, vi pare?
Ci sono espe­rien­za, cono­scen­za, memo­ria, pen­sie­ro; in­sieme costi­tui­sco­no un uni­co movi­men­to.
La cono­scen­za che si acqui­si­sce per mez­zo dell’esperien­za, non è sepa­ra­ta dal­la memo­ria e dal pen­sie­ro. Ma insie­me costi­tui­sco­no un uni­co pro­ces­so che non si fer­ma un istan­te e che si muo­ve sem­pre nel­la stes­sa dire­zio­ne.
È que­sta la vera cau­sa?
È que­sto movi­men­to inin­ter­rot­to del pen­sie­ro, che ha por­ta­to nel mon­do il caos che c’è attual­men­te?
Vi pre­go, esa­mi­na­te insie­me a me la que­stio­ne, non stan­ca­te­vi di osser­va­re.
Il pen­sie­ro ha crea­to cose straor­di­na­rie: gran­dio­se cat­tedrali, palaz­zi mera­vi­glio­si, musi­ca, can­ti, poe­mi, una tec­no­lo­gia ecce­zio­na­le, le bom­be, la scien­za ato­mi­ca.
Tut­to que­sto è frut­to del pen­sie­ro.
L’enorme incre­men­to degli arma­men­ti per distrug­ger­ci tut­ti quan­ti, anche que­sto è frut­to del pen­sie­ro; come pu­re lo è la cono­scen­za rac­col­ta dagli scien­zia­ti.
Se non foste capa­ci di pen­sa­re, non potre­ste tor­na­re a casa vostra, non potre­ste nem­me­no par­la­re.
Per­ciò il pen­sie­ro occu­pa un posto di straor­di­na­ria im­portanza nel­la nostra vita.
Ma ora non ci stia­mo occu­pan­do del fun­zio­na­men­to del pen­sie­ro, in rela­zio­ne al mon­do fisi­co del­le nostre atti­vi­tà quo­ti­dia­ne, i siste­mi di comu­ni­ca­zio­ne e di tra­spor­to, i te­lefoni e così via. Ci stia­mo inve­ce chie­den­do se a livel­lo psi­co­lo­gi­co non sia pro­prio il pen­sie­ro la cau­sa di ogni tor­mento uma­no. Capi­te?
E se fos­se pro­prio il pen­sie­ro la cau­sa fon­da­men­ta­le del­la mise­ria uma­na, que­sta cau­sa non potreb­be esse­re tol­ta di mez­zo?
Sape­te, quan­do un uomo è mala­to fisi­ca­men­te, fa di tut­to pur di gua­ri­re; spen­de sol­di, fa lun­ghi viag­gi per an­dare a curar­si.
Ma noi non sem­bria­mo dispo­sti a spen­de­re nem­me­no una pic­co­la par­te del nostro tem­po per sco­pri­re come mai gli esse­ri uma­ni accet­ti­no di vive­re tan­to ango­scio­sa­men­te, in mez­zo a tre­men­di peri­co­li, una vita che ormai è diven­tata del tut­to pri­va di sen­so.
Allo­ra, è il pen­sie­ro la cau­sa fon­da­men­ta­le che stia­mo cer­can­do? Tut­ta quan­ta la nostra esi­sten­za ruo­ta ormai intor­no al pen­sie­ro. Il nostro amo­re, i nostri affet­ti, i no­stri ricor­di, le imma­gi­ni di cui non voglia­mo fare a meno… alla base di tut­to que­sto c’è il pen­sie­ro. Anche le nostre rela­zio­ni reci­pro­che sono deter­mi­na­te dal pen­sie­ro, che, come abbia­mo det­to, è figlio del­la cono­scen­za.
Sen­za cono­scen­za non sarem­mo capa­ci di pen­sa­re.
Ma la cono­scen­za e sem­pre qual­co­sa di limi­ta­to. Non esi­ste la cono­scen­za com­ple­ta di qual­co­sa. Men­tre la com­prensione è com­ple­ta quan­do la cono­scen­za fini­sce del tut­to.
Vedia­mo di pro­ce­de­re pas­so per pas­so, altri­men­ti sarà sem­pre più dif­fi­ci­le capi­re, andan­do avan­ti.
Non esi­ste una cono­scen­za com­ple­ta, a qua­lun­que cosa voglia­te rife­rir­vi. Gli astro­fi­si­ci che stu­dia­no l’u­ni­ver­so non arri­ve­ran­no mai ad una cono­scen­za defi­ni­ti­va. Anche il lavo­ro dei filo­so­fi e degli stu­dio­si si basa sul­la cono­scen­za.
Potran­no dir­vi che cre­do­no in Dio, l’Es­se­re Supre­mo e Onni­po­ten­te, l’U­ni­co che pos­sie­de l’in­te­ra cono­scen­za, o dove tut­ta la cono­scen­za fini­sce.
A noi non inte­res­sa­no scioc­chez­ze del gene­re. Quel­lo che stia­mo sot­to­li­nean­do è il fat­to che la cono­scen­za è sem­pre e comun­que incom­ple­ta, per­ché è costan­te­men­te all’om­bra del­l’i­gno­ran­za.
Nem­me­no i più gran­di filo­so­fi, né i teo­ri­ci o gli specia­listi più noti, né i reli­gio­si o gli uomi­ni di chie­sa, potran­no mai affer­ma­re, a meno che non sia­no paz­zi, di pos­se­de­re la com­ple­ta cono­scen­za.
Per­ciò il nostro pen­sie­ro che nasce dal­la cono­scen­za è irri­me­dia­bil­men­te limi­ta­to. Non esi­ste un pen­sie­ro sen­za limi­ta­zio­ni in se stes­so.
Così anche i nostri modi di agi­re per­man­go­no nel­la li­mitazione. E la nostra capa­ci­tà di osser­va­re sarà mol­to ri­stretta se rimar­rà sog­get­ta al fun­zio­na­men­to del pen­sie­ro.
Quan­do la mia osser­va­zio­ne fa par­te di un pro­ces­so ana­li­ti­co, sic­co­me l’analisi si basa sul pen­sie­ro, tan­to le mie osser­va­zio­ni quan­to le mie con­clu­sio­ni saran­no inevi­tabilmente limi­ta­te.
La capa­ci­tà dì osser­va­re impli­ca pro­fon­do sen­so di umil­tà.
Non pote­te osser­va­re con chia­rez­za se vi basa­te sul­la cono­scen­za che ave­te. Umil­tà signi­fi­ca osser­va­re sen­za pre­ten­de­re di appog­giar­si ad alcu­na cer­tez­za.
È evi­den­te che all’origine di tut­ta la con­fu­sio­ne nel­la qua­le vivia­mo, c’è il pen­sie­ro.
Le nostre ango­sce, le guer­re, le sepa­ra­zio­ni tra i popo­li, le sepa­ra­zio­ni reli­gio­se, le sepa­ra­zio­ni pro­fes­sio­na­li, le sepa­ra­zio­ni che tro­va­te dovun­que nel pro­ces­so del dive­nire, sono pro­dot­te dal­l’at­ti­vi­tà del pen­sie­ro.
Non so se vi sie­te accor­ti di come nel­le nostre atti­vi­tà quo­ti­dia­ne sia­mo impe­gna­ti a sali­re la sca­la socia­le. Im­piegati, pre­ti, capi­re­par­to, uomi­ni d’af­fa­ri, tut­ti quan­ti cer­ca­no di diven­ta­re qual­co­sa.
Il par­ro­co diven­te­rà vesco­vo, il vesco­vo diven­te­rà ar­civescovo, l’ar­ci­ve­sco­vo diven­te­rà car­di­na­le e il car­di­na­le alla fine diven­te­rà papa. Nel mon­do del­le nostre atti­vi­tà quo­ti­dia­ne que­sto modo di fun­zio­na­re appa­re dappertut­to. E anche a livel­lo psi­co­lo­gi­co fac­cia­mo la stes­sa cosa. In ogni momen­to cer­chia­mo di diven­ta­re qual­co­sa di di­verso da quel­lo che sia­mo: voglia­mo miglio­ra­re.
«Non sono bra­vo, ma miglio­re­rò». Capi­te?
Que­sto dive­ni­re è il movi­men­to del pen­sie­ro nel tem­po.
E pro­prio que­sto movi­men­to potreb­be esse­re l’o­ri­gi­ne di tut­ta la con­fu­sio­ne in cui vivia­mo.
Ognu­no desi­de­ra diven­ta­re qual­co­sa.
A livel­lo fisi­co, que­sto desi­de­rio spin­ge ad esse­re aggres­sivi, ambi­zio­si, cru­de­li. Ma pote­te accor­ger­ve­ne e tirar­vi indie­tro, sen­za pren­de­re par­te al gio­co.
Men­tre, vede­re que­sto movi­men­to del dive­ni­re a li­vello psi­co­lo­gi­co, veder­lo inte­rior­men­te, è mol­to più diffi­cile. In noi, a livel­lo psi­co­lo­gi­co, è costan­te­men­te all’ope­ra lo sfor­zo per diven­ta­re qual­co­sa. Così ci por­tia­mo die­tro un con­flit­to inter­mi­na­bi­le.
Sia­mo sem­pre in ten­sio­ne, in lot­ta, sot­to sfor­zo.
Pro­prio que­sta situa­zio­ne psi­co­lo­gi­ca potreb­be esse­re la cau­sa di tut­ta la distrut­ti­vì­tà che c’è al mon­do.
Alla base di que­sto sfor­zo per dive­ni­re c’è il pen­sie­ro.
Capi­te?
Se mi met­to a con­fron­to con una per­so­na che è buo­na, intel­li­gen­te, affet­tuo­sa, pre­mu­ro­sa, ecco che comin­cio a desi­de­ra­re di diven­ta­re come lei. Ma alla base di que­sto con­fron­to c’è il pen­sie­ro. Vi pare?
Come rea­gi­sce la men­te a que­sta affer­ma­zio­ne?
Guar­da­te che cosa suc­ce­de: inve­ce di ren­der­si con­to imme­dia­ta­men­te del­la real­tà di quan­to abbia­mo det­to, la men­te pre­fe­ri­sce costruir­si un’im­ma­gi­ne, un’i­dea, e met­tersi a discu­te­re.
Ma la real­tà è diver­sa dal­l’i­dea che vi sie­te fat­ta.
La paro­la sof­fe­ren­za è diver­sa dal­la real­tà del sof­fri­re.
Quan­do sen­ti­te par­la­re di quel che è acca­du­to alla men­te, al cuo­re, al cer­vel­lo ‑ che sono tut­t’u­no ‑, quan­do sen­ti­te dire che col pas­sa­re del tem­po sono sta­ti condizio­nati dal­la cul­tu­ra, dal­la reli­gio­ne, a diven­ta­re qual­co­sa che non sono; quan­do sen­ti­te dire che que­sto condiziona­mento impli­ca ten­sio­ne, com­pe­ti­zio­ne, spie­ta­tez­za, violen­za, sie­te di fron­te ad un fat­to, oppu­re sol­tan­to ad un’i­dea?
Sie­te di fron­te a qual­co­sa che acca­de real­men­te, oppu­re vi sta­te sol­tan­to imma­gi­nan­do qual­co­sa?
Que­sto è un pun­to mol­to impor­tan­te da capi­re.
Le nostre men­ti sono sta­te con­di­zio­na­te in ogni occa­sione ad ave­re a che fare con del­le idee inve­ce che con dei fat­ti.
Di fron­te a un fat­to, il cer­vel­lo si è abi­tua­to a crea­re un’a­stra­zio­ne, e que­sta astra­zio­ne poi la chia­ma idea­le.
Ma osser­va­re il fat­to è mol­to più impor­tan­te che far­sene un’i­dea.
Nei con­fron­ti di un fat­to pote­te fare qual­co­sa, ma non pote­te fare nul­la nei con­fron­ti di un’i­dea; al mas­si­mo po­tete crear­ne del­le altre, far­vi del­le opi­nio­ni.
Il fat­to che dove­te vede­re è que­sto: il cer­vel­lo, il cuo­re, la men­te, che sono tut­t’u­no, sono coin­vol­ti ininterrot­tamente nel­lo sfor­zo per diven­ta­re. Que­sta non è un’astra­zione. È un fat­to che è lì, da osser­va­re.
Andia­mo avan­ti, len­ta­men­te, con cal­ma.
Il fat­to che sta­te osser­van­do è qual­co­sa di diver­so da voi che lo osser­va­te? Capi­te?
Ognu­no di noi, nei modi più diver­si, si sfor­za di di­ventare qual­co­sa, non solo nel­la vita este­rio­re, ma soprat­tutto inte­rior­men­te, psi­co­lo­gi­ca­men­te.
E quel­lo che suc­ce­de a livel­lo psi­co­lo­gi­co influen­za in modo deter­mi­nan­te quan­to acca­de fuo­ri di noi. Non acca­de il con­tra­rio, come i comu­ni­sti pre­ten­de­reb­be­ro.
Da prin­ci­pio i comu­ni­sti ave­va­no mera­vi­glio­se teo­rie ‑ nes­sun gover­no, nes­sun eser­ci­to, tut­ti era­no ugua­li ‑ e guar­da­te dove sia­mo arri­va­ti!
Le idee sono fat­to­ri tre­men­da­men­te distrut­ti­vi, men­tre il fat­to in se stes­so è che il pen­sie­ro ha costrui­to la strut­tura psi­co­lo­gi­ca dell’essere uma­no, e que­sta strut­tu­ra si basa sul­lo sfor­zo di diven­ta­re diver­sa da quel­lo che è.
Capi­te?
È da que­sta situa­zio­ne che potreb­be veni­re ogni infe­licità uma­na.
Allo­ra, se ci sia­mo resi con­to del­la cau­sa, pos­sia­mo vi­vere in que­sto mon­do sen­za far nul­la, psi­co­lo­gi­ca­men­te, per diven­ta­re diver­si da quel­li che sia­mo?
Que­sto non signi­fi­ca che dob­bia­te rima­ne­re quel­li che sie­te.
Che cosa sie­te voi? Non sie­te nien­t’al­tro che que­sto sfor­zo di diven­ta­re diver­si.
Mi doman­do se ve ne ren­de­te con­to.
Ora, potre­ste chie­der­vi: «Ma se non sono nien­t’al­tro, all’in­fuo­ri di que­sto sfor­zo per cam­bia­re, che cosa mi suc­ce­de­reb­be se smet­tes­si di fare anche que­sto? Mi met­terei a vege­ta­re?».
Ma ave­te mai pene­tra­to vera­men­te a fon­do la que­stio­ne di met­te­re com­ple­ta­men­te da par­te lo sfor­zo di diven­ta­re diver­si da quel­lo che sie­te?
Que­sto signi­fi­che­reb­be far­la fini­ta, den­tro di voi, con il biso­gno di imi­ta­re, di con­for­mar­vi, di fare con­fron­ti.
Dovun­que nel mon­do, gli esse­ri uma­ni, da mil­len­ni, non han­no fat­to altro che com­por­tar­si allo stes­so modo, seguen­do sem­pre lo stes­so sche­ma psi­co­lo­gi­co, e non fa alcu­na dif­fe­ren­za che viva­no in un pic­co­lo vil­lag­gio o che abi­tino un appar­ta­men­to lus­suo­so al tren­te­si­mo pia­no.
Se è sta­ta sco­per­ta la cau­sa che deter­mi­na tut­te le mi­serie uma­ne, essa se ne andrà, con natu­ra­lez­za.
Sta­te atten­ti: che cos’è l’es­se­re uma­no?
Ha pau­ra di non esse­re nien­te?
Ma dove lo por­ta il suo sfor­zo per diven­ta­re qual­co­sa?
Con tut­ti i vostri sfor­zi per diven­ta­re diver­si interior­mente, dove sie­te arri­va­ti?
Alla fine di tut­ti i vostri sfor­zi, non sie­te un bel nien­te!
Ma ave­te pau­ra di ren­der­ve­ne con­to.
Alla base del dive­ni­re non c’è sem­pre il pen­sie­ro?
Pren­de­te per esem­pio il pro­ble­ma del­l’au­to­co­no­scen­za.
Voglio cono­sce­re me stes­so.
Guar­da­te in che ingan­no si cade!
Per­do­na­te­mi se ve lo fac­cio nota­re.
Voglio cono­sce­re me stes­so: e comin­cio ad osser­va­re, ad ana­liz­za­re, a fare doman­de.
E pro­prio que­sto osser­va­re, que­sto fare doman­de, fan­no par­te del movi­men­to inte­rio­re per diven­ta­te qual­co­sa di diver­so.
Qual­sia­si movi­men­to men­ta­le, che impli­chi dive­ni­re o non dive­ni­re, è sem­pre la stes­sa cosa; e un movi­men­to del pen­sie­ro.
E se dite: « Sì, me ne sono accor­to; devo por­re fine a que­sto movi­men­to», è anco­ra il pen­sie­ro ad esse­re all’ope­ra, seb­be­ne in una diver­sa dire­zio­ne.
Allo­ra, que­sto movi­men­to del pen­sie­ro, può fini­re dav­vero?
La men­te, non la mia o la vostra, ma la men­te uma­na, inco­rag­gia­ta dai pre­ti, dai filo­so­fi, dal­le per­so­ne istrui­te, per seco­li e seco­li si è mos­sa per cono­sce­re sem­pre di più di quan­to acca­de non solo fuo­ri di noi, nel­l’am­bien­te cir­costante, ma anche den­tro di noi.
Ma quan­do vi sen­ti­te dire: «Guar­da­te che cosa sta­te facen­do!», allo­ra vi accor­ge­te che l’i­dea di cono­sce­re voi stes­si fa anco­ra par­te del­lo stes­so cam­mi­no del dive­ni­re.
Sia che cer­chia­te di diven­ta­re qual­co­sa o di non diven­tare nien­te, il movi­men­to è sem­pre lo stes­so; è sem­pre il pen­sie­ro in azio­ne, seb­be­ne in dire­zio­ni diver­se.
Ora, se è il pen­sie­ro la cau­sa di tut­ta l’in­fe­li­ci­tà uma­na, è pos­si­bi­le che smet­ta di muo­ver­si, qua­lun­que sia la dire­zio­ne?
Che cos’è il pen­sie­ro?
Non è il pen­sie­ro che pro­du­ce il rumo­re di quel tor­rente, ma è il pen­sie­ro che ha gene­ra­to le guer­re e barrie­re divi­so­rie di ogni tipo nel­le rela­zio­ni uma­ne.
Con qual­sia­si per­so­na sia­te in rela­zio­ne, ve ne fate un’im­ma­gi­ne. Que­sta imma­gi­ne si costrui­sce nel tem­po e diven­ta la bar­rie­ra divi­so­ria tra voi e l’al­tra per­so­na. Il cer­vel­lo è costan­te­men­te all’o­pe­ra per costrui­re l’im­ma­gi­ne di vostro mari­to, del­la vostra ragaz­za o del vostro ragaz­zo; e que­sta imma­gi­ne vi impe­di­sce di vede­re la real­tà, vi sepa­ra dal­la real­tà.
I ricor­do del pas­sa­to si impri­me nel­le cel­lu­le del cer­vello; quin­di il pen­sie­ro for­ma un’immagine, e allo­ra voi dite: «Mi ricor­do di te».
Ma l’im­ma­gi­ne, il sim­bo­lo, non è la real­tà.
Pen­sa­re signi­fi­ca muo­ver­si nel tem­po.
Il tem­po è il fat­to­re nel qua­le, per mez­zo del­l’e­spe­rien­za, si rac­co­glie cono­scen­za.
Ho avu­to l’e­spe­rien­za di incon­trar­ti ieri; me ne ricor­do e ora dico che sei il tal dei tali.
Cono­scen­za impli­ca pen­sie­ro. E il pen­sie­ro è mate­ria.
Le cel­lu­le che por­ta­no impres­si i ricor­di sono mate­ria­li e anche il pen­sie­ro è mate­ria­le.
Ora guar­da­te. Stu­dian­do la mate­ria che è fuo­ri di loro, gli scien­zia­ti ten­ta­no di sco­pri­re qual­co­sa che è al di là di tut­to.
Se chie­de­te agli scien­zia­ti, agli astro­fi­si­ci che scru­ta­no le pro­fon­di­tà dei cie­li, li tro­ve­re­te d’ac­cor­do su que­sto: con le loro ricer­che ten­ta­no di sco­pri­re che cosa c’è al di là di tut­te le cose.
Que­ste per­so­ne stu­dia­no la mate­ria ser­ven­do­si del pen­sie­ro, ma noi dicia­mo che anche il pen­sie­ro è mate­ria: allo­ra per­ché non stu­dia­re subi­to den­tro di noi la mate­ria, in­vece di anda­re a cer­car­la fuo­ri?
Sareb­be mol­to più pra­ti­co e diret­to.
Richie­de una straor­di­na­ria disci­pli­na, ma con­sen­ti­reb­be di anda­re infi­ni­ta­men­te lon­ta­no.
Il pen­sie­ro è mate­ria ed è il fat­to­re che ha costrui­to tut­ta la nostra strut­tu­ra psi­co­lo­gi­ca: le ango­sce, le pau­re, lo scon­for­to, la dispe­ra­zio­ne, le diver­si­tà di umo­re, gli affet­ti, i sen­ti­men­ti, i roman­ti­ci­smi, i sogni ad occhi aper­ti.
Le per­so­ne cosid­det­te reli­gio­se non lo ammet­te­ran­no, per­ché par­to­no dal con­cet­to che in loro ci sia qual­co­sa di spi­ri­tua­le; cre­do­no di ave­re un’a­ni­ma, con tut­to quel che segue. Ma non esco­no dai limi­ti del pen­sie­ro.
Coscien­za supe­rio­re e coscien­za infe­rio­re, l’At­man degli Indù, il Brah­man, sono anco­ra crea­zio­ni del pen­sie­ro. Evi­dentemente il pen­sie­ro ha un cam­po nel qua­le deve esse­re usa­to.
Ci ser­ve per par­la­re, per tor­na­re a casa, per pren­de­re l’au­to­bus, per lavo­ra­re, per fare tut­to ciò che richie­de abi­li­tà e cono­scen­za.
Ed è neces­sa­rio che il pen­sie­ro fun­zio­ni in modo obiet­tivo, chia­ro, pre­ci­so, impar­zia­le.
Ma il pen­sie­ro non ha altro posto, al di fuo­ri del cam­po che gli com­pe­te. E inve­ce il pen­sie­ro è costan­te­men­te al­l’opera per costrui­re la strut­tu­ra del­l’e­go, del­l’io che vuol diven­ta­re, o che non vuol diven­ta­re nien­te.
Si può sta­re al mon­do sen­za che il pen­sie­ro inter­ven­ga a costrui­re la strut­tu­ra del­l’e­go, che impli­ca il dive­ni­re?
Capi­te che cosa sto chie­den­do?
Fin­ché non scom­pa­ri­rà il movi­men­to psi­co­lo­gi­co del di­venire, non sarà pos­si­bi­le anda­re mol­to lon­ta­no.
Fin­ché esi­ste­rà un cen­tro dove si accu­mu­la lo sfor­zo che ali­men­ta il dive­ni­re, da lì il pen­sie­ro con­ti­nue­rà a muo­versi e ad ope­ra­re.
E la men­te che non è libe­ra dal­la strut­tu­ra psi­co­lo­gi­ca costrui­ta dal pen­sie­ro, non potrà anda­re da nes­su­na par­te. Potrà solo far­si del­le illu­sio­ni e gio­ca­re a se stes­sa ogni gene­re di inganni.

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