La medi­ta­zio­ne Sha­ma­tha (sta­to men­ta­le quie­to e sta­bi­le) – con­sa­pe­vo­lez­zacon­sa­pe­vo­lez­za o con­cen­tra­zio­ne – è il fon­da­men­to del­la pra­ti­ca buddista.

Sha­ma­tha signi­fi­ca “dimo­ra nel­la cal­ma” o “tran­quil­li­tà”. È anche chia­ma­ta con­sa­pe­vo­lez­za , con­sa­pe­vo­lez­za o medi­ta­zio­ne di con­cen­tra­zio­ne. Sha­ma­tha è un’im­por­tan­te pra­ti­ca intro­dut­ti­va che ci por­ta alla pra­ti­ca del­la vipa­shya­na (sta­to men­ta­le ecce­zio­nal­men­te per­cet­ti­vo), o medi­ta­zio­ne di intui­zio­ne profonda.

Lo sco­po del­la medi­ta­zio­ne sha­ma­tha è sta­bi­liz­za­re la men­te col­ti­van­do una con­sa­pe­vo­lez­za sta­bi­le di un ogget­to di medi­ta­zio­ne. Nel­la pra­ti­ca tra­di­zio­na­le di sha­ma­tha usia­mo diver­si tipi di sup­por­ti o anco­rag­gi per la pra­ti­ca. Alla fine que­sto por­ta alla pra­ti­ca e alla medi­ta­zio­ne non sup­por­ta­te sul­la vacui­tà stes­sa nel­la con­sa­pe­vo­lez­za aper­ta. Per que­sta par­ti­co­la­re pra­ti­ca, le istru­zio­ni per la medi­ta­zio­ne sha­ma­tha use­ran­no il respi­ro come ful­cro del­la nostra pratica.

La medi­ta­zio­ne Sha­ma­tha ci per­met­te di spe­ri­men­ta­re la nostra men­te così com’è. Quan­do pra­ti­chia­mo sha­ma­tha, pos­sia­mo vede­re che la nostra men­te è pie­na di pen­sie­ri, alcu­ni che por­ta­no alla nostra feli­ci­tà e mag­gio­re rea­liz­za­zio­ne, e altri che non lo fan­no. Non è straor­di­na­rio che le nostre men­ti sia­no pie­ne di pen­sie­ri ed è impor­tan­te capi­re che è natu­ra­le ave­re così tan­te cose in cor­so nel­la nostra mente.

Nel tem­po, la pra­ti­ca del­la medi­ta­zio­ne sha­ma­tha cal­ma i nostri pen­sie­ri e le nostre emo­zio­ni. Spe­ri­men­tia­mo la pace del­la men­te e indu­gia­mo con cal­ma con i nostri pen­sie­ri così come sono. Alla fine que­sto por­ta a una dimi­nu­zio­ne dei pen­sie­ri inutili.

Quan­do spe­ri­men­tia­mo una coscien­za sta­bi­le, allo­ra sia­mo pron­ti a pra­ti­ca­re vipa­shya­na, in cui svi­lup­pia­mo una pro­fon­da com­pren­sio­ne di cosa sia “la men­te” inve­sti­gan­do la natu­ra dei pen­sie­ri stes­si. Nel­la tra­di­zio­ne Vaj­ra­ya­na del Bud­di­smo, l’o­biet­ti­vo fina­le è quel­lo di pra­ti­ca­re la cal­ma dimo­ran­te e l’in­tui­zio­ne nel­l’u­nio­ne, che apre la por­ta alla rea­liz­za­zio­ne del­la vera natu­ra del­la mente.

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Tra­di­zio­nal­men­te, la pra­ti­ca di sha­ma­tha vie­ne inse­gna­ta attra­ver­so le istru­zio­ni nel cor­po fisi­co e poi guar­dan­do ver­so le istru­zio­ni di medi­ta­zio­ne stesse.

La postura dei sette punti

La Vai­ro­cha­na Postu­ra dei Set­te Pun­ti è un anti­co insie­me di pun­ti per una postu­ra che si dice alli­nei il cor­po fisi­co con il nostro cor­po ener­ge­ti­co. La posa è sta­ta pra­ti­ca­ta per miglia­ia di anni da yogi indù e bud­di­sti. I set­te pun­ti sono:

  • Sie­di­ti a gam­be incrociate.
  • Mani in grem­bo o sul­le ginocchia.
  • Tie­ni la schie­na dritta.
  • Allar­ga le spal­le per apri­re il cen­tro del cuore.
  • Abbas­sa il mento.
  • Apri leg­ger­men­te la boc­ca con la lin­gua appog­gia­ta sul palato.
  • Gli occhi si apro­no con lo sguar­do a cir­ca quat­tro dita davan­ti alla pun­ta del naso.

Una postura sensibile al corpo

Abbia­mo tut­ti cor­pi e capa­ci­tà diver­si. È impor­tan­te adat­ta­re que­sta postu­ra tra­di­zio­na­le impe­gna­ti­va per sod­di­sfa­re le esi­gen­ze del nostro cor­po e non lot­ta­re per adat­ta­re il nostro cor­po alla postu­ra. Ciò che è più impor­tan­te in ter­mi­ni di postu­ra del cor­po è man­te­ne­re la schie­na e la colon­na ver­te­bra­le più drit­te pos­si­bi­le e sta­re a pro­prio agio. Quin­di i set­te pun­ti per una postu­ra più sen­si­bi­le al cor­po pos­so­no essere:

  • Sie­di­ti su un cusci­no o una sedia, alza­ti o sdraiati.
  • Met­ti le mani in modo che sia comodo.
  • Tie­ni la schie­na il più drit­ta possibile.
  • Tie­ni le spal­le rilas­sa­te e il pet­to aperto.
  • Tie­ni la testa a qual­sia­si livel­lo ti sen­ti a tuo agio.
  • Tie­ni la mascel­la infe­rio­re leg­ger­men­te aperta.
  • Tie­ni gli occhi chiu­si o aperti.

La meditazione

Esi­sto­no mol­ti tipi di medi­ta­zio­ne sul respi­ro. Alcu­ni sono sta­ti scrit­ti, men­tre altri sono sta­ti tra­smes­si oral­men­te da inse­gnan­te a stu­den­te. Quel­la che segue è una medi­ta­zio­ne sul­la respi­ra­zio­ne di base che pro­vie­ne dal­la tra­di­zio­ne Vajrayana:

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Rego­la il tuo cor­po in una posi­zio­ne como­da e ini­zia la pra­ti­ca diven­tan­do con­sa­pe­vo­le del tuo respi­ro. Nota l’in­spi­ra­zio­ne e l’espirazione.

Men­tre noti il ​​respi­ro, con­ti­nua a lasciar anda­re i pen­sie­ri men­tre sor­go­no. Ogni vol­ta che ti distrai aggrap­pan­do­ti a un pen­sie­ro, tor­na al tuo respi­ro. Con­ti­nua a far­lo anco­ra e anco­ra.
Alla fine, men­tre espi­ri, diven­ta con­sa­pe­vo­le del tuo respi­ro che fuo­rie­sce e si dis­sol­ve nel­lo spa­zio. Pro­va lo stes­so con l’i­na­la­zio­ne.
Andan­do più len­ta­men­te, ini­zia a con­sen­ti­re alla tua con­sa­pe­vo­lez­za di fon­der­si nel­lo spa­zio aper­to con il respi­ro, sia inspi­ran­do che espi­ran­do.
Per appro­fon­di­re la pra­ti­ca, ini­zia a trat­te­ne­re il respi­ro dopo aver inspi­ra­to per alcu­ni secon­di pri­ma di espi­ra­re. In que­sto modo, divi­di il respi­ro in tre par­ti: inspi­ra, trat­tie­ni ed espi­ra. Con­ti­nua a far­lo.
Men­tre inspi­ri, ini­zia a can­ta­re om a te stes­so. Men­tre sospen­di, can­ta ah . Men­tre espi­ri can­ta hung . Il can­to di que­ste sacre sil­la­be aiu­ta a soste­ne­re meglio la coscien­za e, si cre­de, puri­fi­ca le nostre men­ti.
Men­tre con­ti­nui ad espi­ra­re, rilas­sa­ti di più. Con­ti­nua con la pra­ti­ca del­la con­sa­pe­vo­lez­za lascian­do anda­re i pen­sie­ri e ritor­nan­do al respi­ro. Fal­lo il più possibile.