La medi­ta­zio­ne è una pra­ti­ca in cui un indi­vi­duo usa una tec­ni­ca – come la con­sa­pe­vo­lez­za, o foca­liz­zan­do la men­te su un par­ti­co­la­re ogget­to, pen­sie­ro o atti­vi­tà – per adde­stra­re l’at­ten­zio­ne e la con­sa­pe­vo­lez­za e rag­giun­ge­re uno sta­to men­tal­men­te chia­ro ed emo­ti­va­men­te cal­mo e sta­bi­le. Gli stu­dio­si han­no tro­va­to dif­fi­ci­le defi­ni­re la medi­ta­zio­ne, poi­ché le pra­ti­che varia­no sia tra tra­di­zio­ni che al loro inter­no.

La medi­ta­zio­ne è sta­ta pra­ti­ca­ta fin dal­l’an­ti­chi­tà in nume­ro­se tra­di­zio­ni reli­gio­se, spes­so come par­te del per­cor­so ver­so l’il­lu­mi­na­zio­ne e l’au­to­rea­liz­za­zio­ne. Le pri­me noti­zie di medi­ta­zio­ne (Dhya­na) pro­ven­go­no dal­le tra­di­zio­ni indù del Vedan­ti­smo. Dal 19° seco­lo, le tec­ni­che medi­ta­ti­ve asia­ti­che si sono dif­fu­se ad altre cul­tu­re dove han­no tro­va­to appli­ca­zio­ne anche in con­te­sti non spi­ri­tua­li, come gli affa­ri e la salu­te.

La medi­ta­zio­ne può esse­re uti­liz­za­ta con l’o­biet­ti­vo di ridur­re lo stress, l’an­sia, la depres­sio­ne e il dolo­re e aumen­ta­re la pace, la per­ce­zio­ne, l’au­to­co­scien­za e il benes­se­re.

Etimologia

La medi­ta­zio­ne ingle­se deri­va dal­l’an­ti­co fran­ce­se medi­ta­cioun, a sua vol­ta dal lati­no medi­ta­tio da un ver­bo medi­ta­ri, che signi­fi­ca “pen­sa­re, con­tem­pla­re, con­ce­pi­re, medi­ta­re”. L’u­so del ter­mi­ne medi­ta­tio come par­te di un pro­ces­so for­ma­le e gra­dua­le di medi­ta­zio­ne risa­le al mona­co del XII seco­lo Gui­go II.

Oltre al suo uso sto­ri­co, il ter­mi­ne medi­ta­zio­ne è sta­to intro­dot­to come una tra­du­zio­ne per le pra­ti­che spi­ri­tua­li orien­ta­li, indi­ca­to come dhya­na nel­l’in­dui­smo e nel bud­di­smo e che deri­va dal­la radi­ce san­scri­ta dhyai , che signi­fi­ca con­tem­pla­re o medi­ta­re. Il ter­mi­ne “medi­ta­zio­ne” può anche rife­rir­si a pra­ti­che del sufi­smo isla­mi­co , o di altre tra­di­zio­ni come la Caba­la ebrai­ca e l’e­si­ca­smo cri­stia­no .

Definizioni

La medi­ta­zio­ne si è rive­la­ta dif­fi­ci­le da defi­ni­re in quan­to copre una vasta gam­ma di pra­ti­che diver­se nel­le diver­se tra­di­zio­ni. Nel­l’u­so popo­la­re, la paro­la “medi­ta­zio­ne” e la fra­se “pra­ti­ca medi­ta­ti­va” sono spes­so usa­te in modo impre­ci­so per desi­gna­re le pra­ti­che tro­va­te in mol­te cul­tu­re. Que­sti pos­so­no inclu­de­re qua­si tut­to ciò che si sostie­ne per adde­stra­re l’at­ten­zio­ne o inse­gna­re la cal­ma o la com­pas­sio­ne. Non esi­ste alcu­na defi­ni­zio­ne di cri­te­ri neces­sa­ri e suf­fi­cien­ti per la medi­ta­zio­ne che abbia rag­giun­to un’ac­cet­ta­zio­ne uni­ver­sa­le o dif­fu­sa all’in­ter­no del­la moder­na comu­ni­tà scien­ti­fi­ca. Nel 1971, Clau­dio Nara­n­jo notò che “La paro­la ‘medi­ta­zio­ne’ medi­ta­zio­ne è. ” Uno stu­dio del 2009 ha rile­va­to una” per­si­sten­te man­can­za di con­sen­so in let­te­ra­tu­ra “e una” appa­ren­te intrat­ta­bi­li­tà nel defi­ni­re la medi­ta­zio­ne “.

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Defi­ni­zio­ni del dizio­na­rio
I dizio­na­ri dan­no sia l’o­ri­gi­na­le signi­fi­ca­to lati­no di “pen­sa­re pro­fon­da­men­te (qual­co­sa)”; così come l’u­so popo­la­re di “foca­liz­za­re la men­te per un perio­do di tem­po”, “l’at­to di pre­sta­re la tua atten­zio­ne a una sola cosa, sia come atti­vi­tà reli­gio­sa o come un modo per diven­ta­re cal­mo e rilas­sa­to, ” e” impe­gnar­si nel­l’e­ser­ci­zio men­ta­le (come la con­cen­tra­zio­ne sul respi­ro o la ripe­ti­zio­ne di un man­tra) allo sco­po di rag­giun­ge­re un livel­lo ele­va­to di con­sa­pe­vo­lez­za spi­ri­tua­le “.

Defi­ni­zio­ni acca­de­mi­che
Nel­la moder­na ricer­ca psi­co­lo­gi­ca, la medi­ta­zio­ne è sta­ta defi­ni­ta e carat­te­riz­za­ta in vari modi. Mol­ti di que­sti sot­to­li­nea­no il ruo­lo del­l’at­ten­zio­ne che carat­te­riz­za la pra­ti­ca del­la medi­ta­zio­ne come ten­ta­ti­vi di anda­re oltre il pen­sie­ro rifles­si­vo, “discor­si­vo” o “logi­co” o “men­te” per rag­giun­ge­re uno sta­to più pro­fon­do, più devo­to o più rilas­sa­to.

Bond et al. (2009) ha iden­ti­fi­ca­to i cri­te­ri per la defi­ni­zio­ne di una pra­ti­ca come medi­ta­zio­ne “da uti­liz­za­re in una revi­sio­ne siste­ma­ti­ca com­ple­ta del­l’u­so tera­peu­ti­co del­la medi­ta­zio­ne”, uti­liz­zan­do “uno stu­dio Del­phi di 5 round con un grup­po di 7 esper­ti nel­la ricer­ca sul­la medi­ta­zio­ne” che sono sta­ti anche for­ma­ti in for­me di medi­ta­zio­ne diver­se ma empi­ri­ca­men­te alta­men­te stu­dia­te (di ori­gi­ne orien­ta­le o cli­ni­ca) ;

tre cri­te­ri prin­ci­pa­li sono essen­zia­li per qual­sia­si pra­ti­ca di medi­ta­zio­ne: l’u­so di una tec­ni­ca defi­ni­ta, il rilas­sa­men­to logi­co, ed uno sta­to / moda­li­tà autoin­dot­to.

Altri cri­te­ri rite­nu­ti impor­tan­ti [ma non essen­zia­li] impli­ca­no uno sta­to di rilas­sa­men­to psi­co­fi­si­co, l’u­so di un’a­bi­li­tà od un’an­co­ra di auto­fo­cus, la pre­sen­za di uno sta­to di sospen­sio­ne dei pro­ces­si di pen­sie­ro logi­co, un con­te­sto reli­gio­so / spi­ri­tua­le / filo­so­fi­co o uno sta­to di silen­zio men­ta­le.

Diver­se altre defi­ni­zio­ni di medi­ta­zio­ne sono sta­te uti­liz­za­te da influen­ti recen­sio­ni moder­ne di ricer­ca sul­la medi­ta­zio­ne attra­ver­so mol­te­pli­ci tra­di­zio­ni:

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Walsh & Sha­pi­ro (2006): “L’e­di­ting si rife­ri­sce ad una fami­glia di pra­ti­che di auto­re­go­la­zio­ne che si con­cen­tra­no sul­l’al­le­na­men­to del­l’at­ten­zio­ne e del­la con­sa­pe­vo­lez­za al fine di por­ta­re i pro­ces­si men­ta­li sot­to un mag­gio­re con­trol­lo volon­ta­rio e quin­di favo­ri­re il benes­se­re e lo svi­lup­po men­ta­le gene­ra­li e / o capa­ci­tà spe­ci­fi­che come cal­ma, chia­rez­za e con­cen­tra­zio­ne ”
Cahn & Polich (2006): “L’ edi­ta­zio­ne [M] è usa­ta per descri­ve­re pra­ti­che che auto­re­go­la­no il cor­po e la men­te, influen­zan­do in tal modo gli even­ti men­ta­li coin­vol­gen­do uno spe­ci­fi­co set di atten­zio­ni …. la rego­la­zio­ne del­l’at­ten­zio­ne è la comu­nan­za cen­tra­le tra i mol­ti meto­di diver­gen­ti “
Jev­ning et al. (1992): “Defi­nia­mo la medi­ta­zio­ne … come una tec­ni­ca men­ta­le sti­liz­za­ta … ripe­tu­ta­men­te pra­ti­ca­ta allo sco­po di otte­ne­re un’e­spe­rien­za sog­get­ti­va che vie­ne spes­so descrit­ta come mol­to ripo­san­te, silen­zio­sa e di mag­gio­re pron­tez­za, spes­so carat­te­riz­za­ta come bea­ta”
Gole­man (1988): “la neces­si­tà per il medi­ta­to­re di riqua­li­fi­ca­re la sua atten­zio­ne, sia attra­ver­so la con­cen­tra­zio­ne che la con­sa­pe­vo­lez­za, è l’u­ni­co ingre­dien­te inva­rian­te in … ogni siste­ma di medi­ta­zio­ne”

Sepa­ra­zio­ne del­la tec­ni­ca dal­la tra­di­zio­ne
Par­te del­la dif­fi­col­tà nel defi­ni­re con pre­ci­sio­ne la medi­ta­zio­ne è sta­ta nel rico­no­sce­re le par­ti­co­la­ri­tà di mol­te diver­se tra­di­zio­ni e come le teo­rie e la pra­ti­ca pos­so­no dif­fe­ri­re all’in­ter­no di una tra­di­zio­ne. Tay­lor ha osser­va­to che anche all’in­ter­no di una fede come quel­la “indù” o quella“buddista”, le scuo­le e i sin­go­li inse­gnan­ti pos­so­no inse­gna­re diver­si tipi di medi­ta­zio­ne. Orn­stein ha osser­va­to che “La mag­gior par­te del­le tec­ni­che di medi­ta­zio­ne non esi­sto­no come pra­ti­che soli­ta­rie ma sono solo arti­fi­cial­men­te sepa­ra­bi­li da un inte­ro siste­ma di pra­ti­ca e cre­do”. Ad esem­pio, men­tre i mona­ci medi­ta­no come par­te del­la loro vita quo­ti­dia­na, impe­gna­no anche le rego­le codi­fi­ca­te e vivo­no insie­me in mona­ste­ri in con­te­sti cul­tu­ra­li spe­ci­fi­ci che si accom­pa­gna­no alle loro pra­ti­che medi­ta­ti­ve.

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