Gli inse­gna­men­ti del Bud­d­ha sono comu­ne­men­te pre­sen­ta­ti in tre fasi, o livel­li pro­gres­si­vi di istru­zio­ne. Ogni fase svi­lup­pa un aspet­to del­la pie­na rea­liz­za­zio­ne del nostro poten­zia­le come esse­ri uma­ni, e ogni fase ha il pro­prio approc­cio per far­ci supe­ra­re la sua par­ti­co­la­re linea di obiet­ti­vo. Que­ste fasi cor­ri­spon­do­no ai tre modi di guar­da­re le nostre emo­zio­ni nel pia­no Emo­tio­nal Rescue: come nega­ti­vo, posi­ti­vo e nes­su­no dei due o impar­zia­le.

La fase ini­zia­le del viag­gio è quel­la in cui ci con­cen­tria­mo su noi stes­si e sul­la nostra liber­tà per­so­na­le. Affron­tan­do i nostri con­flit­ti inter­ni, impa­ria­mo ad esse­re for­ti, indi­pen­den­ti e respon­sa­bi­li del­le nostre emo­zio­ni. Qui è dove appren­dia­mo qua­li sono i nostri pro­ble­mi e cosa è neces­sa­rio per supe­rar­li. Svi­lup­pia­mo una for­te deter­mi­na­zio­ne a libe­rar­ci final­men­te dal­la nostra sof­fe­ren­za. Una vol­ta che abbia­mo svi­lup­pa­to un cer­to pote­re e fidu­cia nel lavo­ra­re con la nostra men­te e le nostre emo­zio­ni, nel­la secon­da fase, pos­sia­mo ini­zia­re ad esten­der­ci agli altri. Il nostro mon­do diven­ta più gran­de e più incli­ne alla rela­zio­ne. Infi­ne, nel­la ter­za fase, la nostra con­sa­pe­vo­lez­za si apre, con­net­ten­do­si natu­ral­men­te con le vivi­de ener­gie che ci cir­con­da­no.

Allo­ra come lavo­ria­mo con le nostre emo­zio­ni secon­do que­sto siste­ma a tre livel­li? Nel­la let­te­ra­tu­ra bud­di­sta ci sono tre emo­zio­ni pri­ma­rie: pas­sio­ne, aggres­si­vi­tà e igno­ran­za. Tut­te le altre emo­zio­ni distur­ban­ti si evol­vo­no da que­ste tre e ne con­ten­go­no ele­men­ti. Lavo­ria­mo per fasi per tra­sfor­ma­re tut­te que­ste ener­gie nega­ti­ve e ripor­tar­le al loro sta­to natu­ra­le di chia­ra e com­pren­si­va con­sa­pe­vo­lez­za. Una pra­ti­ca uti­le è esa­mi­na­re la tua espe­rien­za ogni gior­no e cer­ca­re di rico­no­sce­re quan­do una del­le tre emo­zio­ni pri­ma­rie è emer­sa e il pro­ble­ma che ha cau­sa­to.

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Shan­ti­de­va, un gran­de mae­stro india­no del­l’­VIII seco­lo, ha for­ni­to que­sto esem­pio di come l’os­ses­sio­ne – un paren­te stret­to del­la pas­sio­ne – può far sì che il pia­ce­re si tra­sfor­mi in gran­de sof­fe­ren­za: imma­gi­na di tro­va­re del mie­le. Ha un odo­re così dol­ce che hai un for­te desi­de­rio di assag­giar­lo. Ma c’è un pro­ble­ma: que­sto gusto­so mie­le non è in una bel­la cio­to­la con un cuc­chia­io. Sta rive­sten­do una lama di raso­io mol­to affi­la­ta. Quin­di lec­chi leg­ger­men­te il mie­le. Ma è così deli­zio­so che vuoi un po ‘di più. Lo lec­chi di nuo­vo un po ‘più for­te, e poi di nuo­vo, anco­ra un po’ più entu­sia­sta, fin­ché la tua bra­ma di mie­le non ti pren­de il soprav­ven­to. Più diven­te­rai osses­sio­na­to, più dura­men­te lec­chi il mie­le. Seb­be­ne il tuo pri­mo assag­gio por­ti un sen­so di gio­ia, una vol­ta che il tuo desi­de­rio è infiam­ma­to, non ti ren­di con­to che ad ogni lec­ca­ta, stai taglian­do la lin­gua sul raso­io sot­to­stan­te. È un esem­pio abba­stan­za chia­ro?

Tipi un po ‘diver­si di sof­fe­ren­za sono cau­sa­ti dal­le emo­zio­ni di aggres­si­vi­tà e igno­ran­za. Quan­do la tua men­te è con­trol­la­ta dal­la rab­bia, è impos­si­bi­le tro­va­re un sen­so di pace. Il tuo cor­po vibra, la tua men­te ribol­le. Non puoi con­cen­trar­ti o rilas­sar­ti o per­si­no dor­mi­re bene la not­te. E quan­do ope­ri sot­to l’in­fluen­za del­l’i­gno­ran­za, sof­fri di una sor­ta di ceci­tà. Come cer­ca­re di distin­gue­re ogget­ti in una stan­za scar­sa­men­te illu­mi­na­ta, le tue per­ce­zio­ni sono vaghe. Non vedi le tue emo­zio­ni quan­do emer­go­no o non capi­sci i loro effet­ti o le azio­ni a cui ti por­ta­no. In sostan­za, non rico­no­sci la con­nes­sio­ne tra la tua sof­fe­ren­za e la men­te igno­ran­te. C’è una qua­li­tà di igno­ran­za, o com­pren­sio­ne limi­ta­ta, in tut­te le emo­zio­ni distur­ban­ti. Que­sta incon­sa­pe­vo­lez­za si tra­sfor­ma in luci­da con­sa­pe­vo­lez­za e intui­zio­ne attra­ver­so la pra­ti­ca del sen­tie­ro bud­di­sta.

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Fin­ché non capia­mo come fun­zio­na­no le nostre emo­zio­ni, sia­mo alla loro mer­cé. Pos­sia­mo esse­re feli­ci un momen­to e sen­tir­ci tri­sti e soli il pros­si­mo. Non esi­ste un cana­le meteo­ro­lo­gi­co per le nostre emo­zio­ni. Non sap­pia­mo se aspet­tar­ci sole o nuvo­le ogni gior­no. Per­ché non pos­sia­mo esse­re sem­pli­ce­men­te feli­ci? Il Bud­d­ha ha det­to che la cau­sa è il nostro attac­ca­men­to a una nozio­ne sba­glia­ta del sé. Que­sto sé, l ’ ”io” o “me” che è il cen­tro del nostro uni­ver­so per­so­na­le, non è pro­prio tut­to ciò che sem­bra. Ten­dia­mo ad attri­buir­gli qua­li­tà che in real­tà non pos­sie­de.

Ad esem­pio, rite­nia­mo che que­sto “io” sia fon­da­men­tal­men­te lo stes­so di momen­to in momen­to, di gior­no in gior­no, di anno in anno. “Dal­la nasci­ta fino a que­sto momen­to, sono sta­to me stes­so. Seb­be­ne ci sia­no alcu­ni tipi di cam­bia­men­ti (cre­sci­ta e invec­chia­men­to del cor­po, svi­lup­po intel­let­tua­le, accu­mu­lo di ricor­di ed espe­rien­ze), c’è qual­co­sa che rico­no­sco come “me” che va al di là di que­sto tipo di cam­bia­men­ti. ” Ciò che potreb­be esse­re rima­ne vago, ma è la nozio­ne di un sé fis­so e dura­tu­ro a cui ci aggrap­pia­mo, nono­stan­te tut­te le pro­ve del con­tra­rio.

Da: Emo­tio­nal Rescue: How to Work with Your Emo­tions to Tran­sform Hurt and Con­fu­sion into Ener­gy That Empo­wers You by Dzo­g­chen Pon­lop Rin­po­che