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Un pen­sie­ro straor­di­na­rio, un inse­gna­men­to sem­pre Presente.

Non c’è alcun per­cor­so ver­so la veri­tà, e non ci sono due veri­tà. La veri­tà non è del pas­sa­to o del pre­sen­te, è sen­za tem­po; e l’uo­mo che cita la veri­tà del Bud­d­ha, di Shan­ka­ra, del Cri­sto, o che sem­pli­ce­men­te ripe­te ciò che sto dicen­do, non tro­ve­rà la veri­tà, per­ché la ripe­ti­zio­ne non è la veri­tà. La ripe­ti­zio­ne è una bugia. La veri­tà è uno sta­to del­l’es­se­re che sor­ge quan­do la men­te, che cer­ca di divi­der­si, di esse­re esclu­si­va, che può pen­sa­re solo in ter­mi­ni di risul­ta­ti, di risul­ta­ti, è giun­ta al ter­mi­ne. Solo allo­ra ci sarà la veri­tà. La men­te che fa uno sfor­zo, che si disci­pli­na per rag­giun­ge­re un fine, non può cono­sce­re la veri­tà, per­ché il fine è la sua stes­sa pro­ie­zio­ne, e il per­se­gui­men­to di quel­la pro­ie­zio­ne, per quan­to nobi­le, è una for­ma di ado­ra­zio­ne per­so­na­le. Un simi­le esse­re si ado­ra e quin­di non può cono­sce­re la veri­tà. La veri­tà deve esse­re cono­sciu­ta solo quan­do com­pren­dia­mo l’in­te­ro pro­ces­so del­la men­te, cioè quan­do non c’è conflitto.

Jid­du Kri­sh­na­mur­ti
The Book of Life, 2 ago­sto, Har­per­San­Fran­ci­sco, 1995

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