L’in­se­gnan­te noto come Bud­d­ha vis­se nell’India set­ten­trio­na­le tra la metà del VI e la metà del IV seco­lo pri­ma dell’era comu­ne. Nell’antica India il tito­lo di Bud­d­ha si rife­ri­va ad un esse­re illu­mi­na­to che si è risve­glia­to dal son­no dell’ignoranza e ha otte­nu­to la liber­tà dal­la sof­fe­ren­za. Secon­do le varie tra­di­zio­ni del bud­di­smo, i Bud­d­ha sono esi­sti­ti in pas­sa­to ed esi­ste­ran­no in futu­ro. Alcu­ni bud­di­sti cre­do­no che ci sia un solo bud­d­ha per ogni epo­ca sto­ri­ca, altri che tut­ti gli esse­ri diven­te­ran­no bud­d­ha per­ché pos­sie­do­no la natu­ra di bud­d­ha (tatha­ga­ta­gar­b­ha).

La figu­ra sto­ri­ca indi­ca­ta come il Bud­d­ha, nac­que sul bor­do set­ten­trio­na­le del baci­no del fiu­me Gan­ge, un’area alla peri­fe­ria dell’antica civil­tà dell’India del Nord, nell’odierno Nepal meri­dio­na­le. Si dice che abbia vis­su­to per 80 anni. Il suo cogno­me era Gau­ta­ma (in san­scri­to ) o Gota­ma (in pali), e il suo nome di bat­te­si­mo era Sid­d­har­tha (san­scri­to: “colui che rag­giun­ge il suo obiet­ti­vo”) o Sid­d­hat­tha (in pali).

Vie­ne spes­so chia­ma­to Sha­kya­mu­ni , “il sag­gio del clan Sha­kya”. Nei testi bud­di­sti vie­ne comu­ne­men­te indi­ca­to come Bha­ga­vat (spes­so tra­dot­to come “Signo­re”) e si rife­ri­sce a se stes­so come Tatha­ga­ta, che può signi­fi­ca­re sia “uno che è venu­to così” sia “uno che è anda­to così”. Fon­ti tra­di­zio­na­li del­la data del­la sua mor­te, o, nel lin­guag­gio del­la tra­di­zio­ne, il suo “pas­sag­gio in Nir­va­na ” data­no tra il 2420-290 AC . Lo stu­dio nel 20 ° seco­lo limi­tò que­sto perio­do con­si­de­re­vol­men­te, con un’opinione gene­ral­men­te divi­sa tra colo­ro che cre­de­va­no che sia vis­su­to dal 563 al 483 A.C. e quel­li che cre­de­va­no che sia vis­su­to cir­ca un seco­lo dopo.

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Le infor­ma­zio­ni sul­la sua vita deri­va­no in gran par­te da testi bud­di­sti, i pri­mi dei qua­li furo­no pro­dot­ti poco pri­ma dell’inizio dell’era comu­ne e quin­di diver­si seco­li dopo la sua mor­te.

Secon­do i reso­con­ti tra­di­zio­na­li, tut­ta­via, il Bud­d­ha nac­que nel clan Sha­kya domi­nan­te ed era un mem­bro del­la casta Ksha­triya, o guer­rie­ro. Sua madre, Maha Maya, una not­te sogna­va che un ele­fan­te entras­se nel suo grem­bo, e 10 mesi luna­ri dopo, men­tre pas­seg­gia­va nel giar­di­no di Lum­bi­ni, suo figlio emer­se da sot­to il brac­cio destro.

La sua pri­ma vita fu di lus­so e con­for­to, e suo padre lo pro­tes­se dall’esposizione ai mali del mon­do, tra cui la vec­chia­ia, la malat­tia e la mor­te.

All’età di 16 anni spo­sò la prin­ci­pes­sa Yasho­d­ha­ra, che alla fine gli avreb­be dato un figlio. A 29 anni, tut­ta­via, il prin­ci­pe ebbe una pro­fon­da espe­rien­za quan­do osser­vò per la pri­ma vol­ta la sof­fe­ren­za del mon­do men­tre era in car­roz­za fuo­ri dal palaz­zo.

Deci­se quin­di di rinun­cia­re alla sua ric­chez­za e fami­glia e di vive­re la vita di un asce­ta. Duran­te i suc­ces­si­vi sei anni, pra­ti­cò la medi­ta­zio­ne con diver­si inse­gnan­ti e poi, con cin­que com­pa­gni, intra­pre­se una vita di estre­ma auto-mor­ti­fi­ca­zio­ne. Un gior­no, men­tre face­va il bagno in un fiu­me, sven­ne dal­la debo­lez­za e quin­di con­clu­se che la mor­ti­fi­ca­zio­ne non era la via per la libe­ra­zio­ne dal­la sof­fe­ren­za. Abban­do­nan­do la vita dell’ascetismo estre­mo, il prin­ci­pe sedet­te in medi­ta­zio­ne sot­to un albe­ro e rice­vet­te l’illuminazione, a vol­te iden­ti­fi­ca­ta con la com­pren­sio­ne del­le Quat­tro Nobi­li Veri­tà. Per i suc­ces­si­vi 45 anni, il Bud­d­ha dif­fu­se il suo mes­sag­gio in tut­ta l’India nord-orien­ta­le, sta­bi­lì ordi­ni di mona­ci e mona­che e rice­vet­te il patro­ci­nio di re e mer­can­ti. All’età di 80 anni, si amma­lò gra­ve­men­te. Si incon­trò quin­di con i suoi disce­po­li per l’ultima vol­ta per impar­ti­re le sue ulti­me istru­zio­ni e pas­sò nel nir­va­na. Il suo cor­po fu quin­di cre­ma­to e le reli­quie distri­bui­te e custo­di­te in stu­pa (monu­men­ti fune­ra­ri che di soli­to con­te­ne­va­no reli­quie), dove sareb­be­ro sta­te vene­ra­te.

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Il posto del Bud­d­ha nel­la tra­di­zio­ne, tut­ta­via, non può esse­re com­pre­so con­cen­tran­do­si esclu­si­va­men­te sugli even­ti del­la sua vita e del suo tem­po (anche nel­la misu­ra in cui sono cono­sciu­ti). Inve­ce, deve esse­re visto nel con­te­sto del­le teo­rie bud­di­ste del tem­po e del­la sto­ria. Tra que­ste teo­rie c’è la con­vin­zio­ne che l’universo sia il pro­dot­to del kar­ma, la leg­ge del­la cau­sa e dell’effetto del­le azio­ni.

Gli esse­ri dell’universo rina­sco­no in sei regni come divi­ni­tà, semi­dei, uma­ni, ani­ma­li, fan­ta­smi ed esse­ri infer­na­li. Il ciclo del­la rina­sci­ta, chia­ma­to sam­sa­ra è con­si­de­ra­to un domi­nio di sof­fe­ren­za e l’obiettivo fina­le del bud­di­sta è fug­gi­re da quel­la sof­fe­ren­za. I mez­zi di fuga riman­go­no sco­no­sciu­ti fino a quan­do, nel cor­so di milio­ni di vite, una per­so­na si per­fe­zio­na, otte­nen­do in defi­ni­ti­va il pote­re di sco­pri­re il per­cor­so fuo­ri dal sam­sa­ra e quin­di rive­lan­do quel per­cor­so ver­so il mon­do.

Una per­so­na che ha ini­zia­to a sco­pri­re la via del­la liber­tà dal­la sof­fe­ren­za e poi a inse­gnar­la agli altri è chia­ma­ta bod­hi­satt­va. Una per­so­na che ha sco­per­to quel per­cor­so, lo ha segui­to fino alla fine e lo ha inse­gna­to al mon­do si chia­ma bud­d­ha. I Bud­d­ha non rina­sco­no dopo la loro mor­te, ma entra­no in uno sta­to al di là del­la sof­fe­ren­za chia­ma­ta nir­va­na. Poi­ché i Bud­d­ha appa­io­no così rara­men­te nel cor­so del tem­po e poi­ché solo loro rive­la­no la via del­la libe­ra­zio­ne dal­la sof­fe­ren­za, l’apparizione di un Bud­d­ha nel mon­do è con­si­de­ra­ta un even­to impor­tan­te.

La sto­ria di un par­ti­co­la­re Bud­d­ha ini­zia pri­ma del­la sua nasci­ta e si esten­de oltre la sua mor­te. Esso com­pren­de i milio­ni di vite tra­scor­se sul sen­tie­ro ver­so l’illuminazione e di Bud­d­ha e la per­si­sten­za del Bud­d­ha attra­ver­so i suoi inse­gna­men­ti e le sue reli­quie dopo che è pas­sa­to nel nir­va­na. Il Bud­d­ha sto­ri­co non è con­si­de­ra­to né il pri­mo né l’ultimo Bud­d­ha ad appa­ri­re nel mon­do. Secon­do alcu­ne tra­di­zio­ni è il 7 ° Bud­d­ha, secon­do un’al­tra è il 25 °, e secon­do un altra è il 4 °. Il pros­si­mo bud­d­ha, Mai­treya, appa­ri­rà dopo che gli inse­gna­men­ti e le reli­quie di Sha­kya­mu­ni sono scom­par­si dal mon­do.

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I siti asso­cia­ti alla vita del Bud­d­ha diven­ne­ro impor­tan­ti luo­ghi di pel­le­gri­nag­gio e regio­ni in cui il bud­di­smo entrò a lun­go dopo la sua mor­te – come Sri Lan­ka , Kash­mir e Bir­ma­nia (ora Myan­mar) – aggiun­se­ro nar­ra­zio­ni del­le sue magi­che visi­te a reso­con­ti del­la sua vita. Seb­be­ne il Bud­d­ha non lasciò alcu­na ope­ra scrit­ta, varie ver­sio­ni dei suoi inse­gna­men­ti furo­no pre­ser­va­te oral­men­te dai suoi disce­po­li. Nei seco­li suc­ces­si­vi alla sua mor­te, cen­ti­na­ia di testi (chia­ma­ti sutra) gli furo­no attri­bui­ti e sareb­be­ro sta­ti suc­ces­si­va­men­te tra­dot­ti nel­le lin­gue dell’Asia.

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