Secon­do Ander­son, “le quat­tro veri­tà sono rico­no­sciu­te come for­se l’in­se­gna­men­to più impor­tan­te del Bud­d­ha”. Tut­ta­via, già nel 1935 Caro­li­ne Rhys Davids scris­se che per un inse­gna­men­to così cen­tra­le nel bud­di­smo The­ra­va­da, man­ca­va di pas­sag­gi cri­ti­ci nel cano­ne di Pali. Secon­do Gethin, le quat­tro veri­tà e l’ot­ta­vo per­cor­so sono solo due elen­chi di “let­te­ral­men­te cen­ti­na­ia di elen­chi simi­li che copro­no l’in­te­ra gam­ma del­la teo­ria e del­la pra­ti­ca del­l’an­ti­co bud­di­smo”. La posi­zio­ne del­le quat­tro veri­tà all’in­ter­no del cano­ne sol­le­va inter­ro­ga­ti­vi ed è sta­ta inda­ga­ta nel cor­so dei seco­li XIX e XX.

Ana­li­si acca­de­mi­ca dei testi più anti­chi
Secon­do stu­dio­si acca­de­mi­ci, le incoe­ren­ze nei testi più anti­chi pos­so­no rive­la­re svi­lup­pi negli inse­gna­men­ti più anti­chi. Men­tre la tra­di­zio­ne The­ra­va­da sostie­ne che la Sut­ta Pita­ka è “la recen­sio­ne defi­ni­ti­va del­la paro­la di Bud­d­ha”, e gli espo­nen­ti del bud­di­smo The­ra­va­da sosten­go­no che è pro­ba­bi­le che i sutra risal­ga­no al Bud­d­ha stes­so, in una cate­na inin­ter­rot­ta di tra­smis­sio­ne ora­le, alcu­ni stu­dio­si acca­de­mi­ci han­no iden­ti­fi­ca­to mol­te di que­ste incon­gruen­ze e han­no cer­ca­to di spie­gar­le. Le infor­ma­zio­ni sui più anti­chi inse­gna­men­ti del bud­di­smo, come sul­le Quat­tro Nobi­li Veri­tà, sono sta­te otte­nu­te median­te ana­li­si dei testi più anti­chi e di que­ste incon­gruen­ze, e sono ogget­to di discus­sio­ni e ricer­che in cor­so. Secon­do Sch­mi­thau­sen, tre posi­zio­ni dete­nu­te da stu­dio­si del bud­di­smo pos­so­no esse­re distin­te per quan­to riguar­da la pos­si­bi­li­tà di con­ser­va­re la cono­scen­za del bud­di­smo più anti­co:

“Sot­to­li­nea­re l’o­mo­ge­nei­tà fon­da­men­ta­le e l’au­ten­ti­ci­tà sostan­zia­le di alme­no una par­te con­si­de­re­vo­le dei mate­ria­li Nikay­ic;”
“Scet­ti­ci­smo riguar­do alla pos­si­bi­li­tà di recu­pe­ra­re la dot­tri­na del pri­mo bud­di­smo;”
“Cau­to otti­mi­smo in que­sto sen­so.”

Svi­lup­po
Cre­scen­te impor­tan­za
Secon­do Bron­khor­st, le quat­tro veri­tà potreb­be­ro esse­re già sta­te for­mu­la­te nel pri­mo bud­di­smo, ma non ave­va­no il posto cen­tra­le che acqui­si­ro­no nel bud­di­smo suc­ces­si­vo. Secon­do Ander­son, solo al tem­po dei com­men­ti, nel V seco­lo d.C., le quat­tro veri­tà furo­no iden­ti­fi­ca­te nel­la tra­di­zio­ne The­ra­va­da come l’in­se­gna­men­to cen­tra­le del Bud­d­ha.

Secon­do Ander­son, … le quat­tro nobi­li veri­tà pro­ba­bil­men­te non face­va­no par­te dei pri­mi stra­ti di quel­lo che ven­ne rico­no­sciu­to come bud­di­smo, ma che emer­se­ro come un inse­gna­men­to cen­tra­le in un perio­do leg­ger­men­te suc­ces­si­vo che pre­ce­de­va anco­ra le reda­zio­ni fina­li dei vari cano­ni bud­di­sti.

Secon­do Feer e Ander­son, le quat­tro veri­tà pro­ba­bil­men­te entra­ro­no nel­la Sut­ta Pita­ka dal Vina­ya, le rego­le per l’or­di­ne mona­sti­co. Sono sta­ti per la pri­ma vol­ta aggiun­ti alle sto­rie di illu­mi­na­zio­ne che con­ten­go­no i Quat­tro Jha­na, sosti­tuen­do i ter­mi­ni di “visio­ne libe­ra­tri­ce”. Da lì sono sta­ti aggiun­ti alle sto­rie bio­gra­fi­che del Bud­d­ha.

Sosti­tu­zio­ne del­la “visio­ne libe­ra­tri­ce“
Gli stu­dio­si han­no nota­to incoe­ren­ze nel­le pre­sen­ta­zio­ni del­l’il­lu­mi­na­zio­ne del Bud­d­ha e nel per­cor­so bud­di­sta ver­so la libe­ra­zio­ne, nei sutra più anti­chi. Offro­no che que­ste incoe­ren­ze mostra­no che gli inse­gna­men­ti bud­di­sti si sono evo­lu­ti, sia duran­te la vita del Bud­d­ha, sia in segui­to. Secon­do lo stu­dio­so giap­po­ne­se Ui, le quat­tro veri­tà non sono la pri­ma rap­pre­sen­ta­zio­ne del­l’il­lu­mi­na­zio­ne del Bud­d­ha. Inve­ce, sono una teo­ria piut­to­sto recen­te sul con­te­nu­to del­l’il­lu­mi­na­zio­ne del Bud­d­ha. Secon­do Vet­ter e Bron­khor­st, il pri­mo per­cor­so bud­di­sta con­si­ste­va in una serie di pra­ti­che che cul­mi­na­no nel­la pra­ti­ca del dhya­na, che por­ta a una cal­ma del­la men­te e del­la con­sa­pe­vo­lez­za che secon­do Vet­ter è la libe­ra­zio­ne che si sta cer­can­do. In segui­to “l’in­tui­zio­ne libe­ra­tri­ce” ven­ne con­si­de­ra­ta ugual­men­te libe­ra­tri­ce. Que­sta “intui­zio­ne libe­ra­tri­ce” ven­ne ad esse­re esem­pli­fi­ca­ta da pra­j­na, o l’in­tui­zio­ne nel­le “quat­tro veri­tà”, ma anche da altri ele­men­ti degli inse­gna­men­ti bud­di­sti. Secon­do Vet­ter e Bron­khor­st, que­sta cre­scen­te impor­tan­za dell ’ ”intui­zio­ne libe­ra­tri­ce” fu una rispo­sta ad altri grup­pi reli­gio­si in India, che rite­ne­va che un’in­tui­zio­ne libe­ra­tri­ce fos­se indi­spen­sa­bi­le per mok­sha , libe­ra­zio­ne dal­la rina­sci­ta.

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Que­sto cam­bia­men­to si riflet­te nel cano­ne, dove, secon­do Bron­khor­st, … i reso­con­ti che inclu­do­no le Quat­tro Nobi­li Veri­tà ave­va­no una con­ce­zio­ne del pro­ces­so di libe­ra­zio­ne com­ple­ta­men­te diver­sa da quel­la che inclu­de i Quat­tro Dhya­na e la distru­zio­ne degli intos­si­can­ti.

Secon­do Vet­ter e Bon­khor­st, le idee su cosa costi­tuis­se esat­ta­men­te que­sta “visio­ne libe­ra­tri­ce” non furo­no fis­sa­te ma svi­lup­pa­te nel tem­po. Secon­do Bron­khor­st, nel pri­mo bud­di­smo le quat­tro veri­tà non ser­vi­va­no da descri­zio­ne del­la “visio­ne libe­ra­tri­ce”. Ini­zial­men­te il ter­mi­ne pra­j­na ser­vi­va a indi­ca­re que­sta “visio­ne libe­ra­tri­ce”. Più tar­di, Pra­j­na fu sosti­tui­to nei Sut­ta dal­le “quat­tro veri­tà”. Ciò è acca­du­to in quei testi in cui la pra­ti­ca dei quat­tro jha­na ha pre­ce­du­to il rag­giun­gi­men­to dell’ “intui­zio­ne libe­ra­tri­ce” e dove que­sta pra­ti­ca dei quat­tro jana cul­mi­na poi con “intui­zio­ne libe­ra­tri­ce”. Que­sta “intui­zio­ne libe­ra­tri­ce” ven­ne defi­ni­ta come “intui­zio­ne del­le quat­tro veri­tà”, che vie­ne pre­sen­ta­ta come “intui­zio­ne libe­ra­tri­ce” che costi­tui­va il risve­glio , o “illu­mi­na­zio­ne” del Bud­d­ha. Quan­do ha com­pre­so que­ste veri­tà, è sta­to “illu­mi­na­to” e libe­ra­to, come si riflet­te in Maj­j­hi­ma Nika­ya 26:42: “i suoi san­ti sono distrut­ti dal suo vede­re con sag­gez­za”.

Bron­khor­st indi­ca un’in­coe­ren­za, osser­van­do che le quat­tro veri­tà si rife­ri­sco­no qui all’ot­ta­vo per­cor­so come mez­zo per otte­ne­re la libe­ra­zio­ne, men­tre il rag­giun­gi­men­to del­la com­pren­sio­ne del­le quat­tro veri­tà è descrit­to come libe­ra­to­rio in sé. Secon­do Bron­khor­st, que­sta è un’in­coe­ren­za che rive­la un cam­bia­men­to che ha avu­to luo­go nel tem­po nel­la com­po­si­zio­ne dei sutra. Un esem­pio di que­sta sosti­tu­zio­ne, e del­le sue con­se­guen­ze, è Maj­j­hi­ma Nika­ya 36: 42–43, che for­ni­sce un reso­con­to del risve­glio del Bud­d­ha.

Secon­do Sch­mi­thau­sen, le quat­tro veri­tà furo­no sosti­tui­te dal­la pra­ti­tya­sa­mut­pa­da , e anco­ra più tar­di, nel­le scuo­le Hina­ya­na, dal­la dot­tri­na del­la non esi­sten­za di un sé o per­so­na sostan­zia­le. Sch­mi­thau­sen affer­ma inol­tre che esi­sto­no anco­ra altre descri­zio­ni di que­sta “visio­ne libe­ra­tri­ce” nel cano­ne bud­di­sta:

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“che i cin­que Skan­d­ha sono imper­ma­nen­ti, spia­ce­vo­li e né il Sé né appar­te­nen­ti a se stes­si”; “la con­tem­pla­zio­ne del sor­ge­re e del­la scom­par­sa (uda­yab­ba­ya) dei cin­que Skan­d­ha”; “la rea­liz­za­zio­ne degli Skan­d­ha come vuo­ti (rit­ta­ka), vani (tuc­cha­ka) e sen­za midol­lo o sostan­za (asa­ra­ka).

Al con­tra­rio, Tha­nis­sa­ro Bik­khu pre­sen­ta l’o­pi­nio­ne secon­do cui le quat­tro veri­tà, pra­ti­tya­sa­mut­pa­da e anat­ta si intrec­cia­no indis­so­lu­bil­men­te.

Acqui­si­re l’ occhio del Dham­ma e distrug­ge­re gli āsa­vās
Nel­la loro fun­zio­ne sim­bo­li­ca, i sutra pre­sen­ta­no l’in­tui­zio­ne del­le quat­tro veri­tà come il cul­mi­ne del per­cor­so del Bud­d­ha ver­so il risve­glio. Nel Vina­ya­pi­ta­ka e nel Sut­ta-pita­ka han­no la stes­sa fun­zio­ne sim­bo­li­ca, in una rie­vo­ca­zio­ne dei suoi ascol­ta­to­ri del risve­glio del Bud­d­ha otte­nen­do l’oc­chio del Dham­ma. Al con­tra­rio, qui que­sta intui­zio­ne ser­ve come pun­to di par­ten­za per l’in­gres­so del per­cor­so per il suo pub­bli­co.

Que­sti sutra pre­sen­ta­no una sequen­za ripe­tu­ta di even­ti:

Annu­pub­bi­ka­thā (“discor­so lau­rea­to”), in cui il Bud­d­ha spie­ga le quat­tro veri­tà; que­sto discor­so libe­ra l’a­scol­ta­to­re dagli osta­co­li;
Que­sto discor­so apre il dham­ma­cak­khu (“occhio del dham­ma”) e sor­ge la cono­scen­za: “tut­to ciò che ha la natu­ra del sor­ge­re ha la natu­ra del fini­re”;
La richie­sta di diven­ta­re un mem­bro del­l’or­di­ne bud­di­sta;
Un secon­do discor­so del Bud­d­ha, che distrug­ge le āsa­vās, le impu­ri­tà;
L’af­fer­ma­zio­ne che “ora ci sono x ara­hat nel mon­do”.
Tut­ta­via, in altri sutra, dove le quat­tro veri­tà han­no una fun­zio­ne pro­po­si­zio­na­le, la com­pren­sio­ne del­le quat­tro veri­tà distrug­ge le cor­ru­zio­ni. Lo fan­no in com­bi­na­zio­ne con la pra­ti­ca dei jha­na e il rag­giun­gi­men­to del­l’oc­chio divi­no, con cui si vedo­no le vite pas­sa­te e l’o­pe­ra di rina­sci­ta.

Secon­do Ander­son, seguen­do Sch­mi­thau­sen e Bron­khor­st, que­ste due pre­sen­ta­zio­ni offro­no due diver­si model­li del per­cor­so ver­so la libe­ra­zio­ne, riflet­ten­do la loro fun­zio­ne come sim­bo­lo e come pro­po­si­zio­ne. Mol­to pro­ba­bil­men­te, le quat­tro veri­tà furo­no asso­cia­te per la pri­ma vol­ta al cul­mi­ne del per­cor­so nel­la distru­zio­ne degli āsa­vās, dove sosti­tui­ro­no la “visio­ne libe­ra­tri­ce” non spe­ci­fi­ca­ta; man mano che il cano­ne si svi­lup­pa­va, diven­ne­ro più logi­ca­men­te asso­cia­ti all’i­ni­zio del per­cor­so bud­di­sta.

Divul­ga­zio­ne in Occi­den­te
Secon­do Ander­son esi­ste una for­te ten­den­za a pre­sen­ta­re le quat­tro veri­tà come l’in­se­gna­men­to più essen­zia­le del bud­di­smo. Secon­do Ander­son, le quat­tro veri­tà sono sta­te sem­pli­fi­ca­te e rese popo­la­ri negli scrit­ti occi­den­ta­li, gra­zie al “pro­get­to colo­nia­le di otte­ne­re il con­trol­lo del bud­di­smo”. Secon­do Cro­sby, gli inse­gna­men­ti bud­di­sti sono ridot­ti ad una “sem­pli­ce, uni­ca razio­na­liz­za­zio­ne”, che ha paral­le­li­smi nel­la rein­ter­pre­ta­zio­ne del Bud­d­ha nel­la let­te­ra­tu­ra occi­den­ta­le.

La pre­sen­ta­zio­ne del­le quat­tro veri­tà come uno degli inse­gna­men­ti più impor­tan­ti del Bud­d­ha “è sta­ta fat­ta per ridur­re le quat­tro nobi­li veri­tà ad un inse­gna­men­to che sia acces­si­bi­le, fles­si­bi­le e quin­di pron­ta­men­te appro­pria­to dai non bud­di­sti”. C’è una gran­de varie­tà di inse­gna­men­ti nel­la let­te­ra­tu­ra bud­di­sta, che può esse­re scon­cer­tan­te per colo­ro che non sono con­sa­pe­vo­li di que­sta varie­tà. Le quat­tro veri­tà sono facil­men­te acces­si­bi­li in que­sto sen­so e sono “pron­ta­men­te com­pre­se da colo­ro che sono al di fuo­ri del­le tra­di­zio­ni bud­di­ste”. Ad esem­pio, What the Bud­d­ha Taught di Wal­po­la Rahu­la, un testo intro­dut­ti­vo ampia­men­te uti­liz­za­to per i non bud­di­sti, uti­liz­za le quat­tro veri­tà come qua­dro per pre­sen­ta­re una pano­ra­mi­ca degli inse­gna­men­ti bud­di­sti.

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Secon­do Har­ris, gli ingle­si nel 19 ° seco­lo costrui­ro­no nuo­ve rap­pre­sen­ta­zio­ni del bud­di­smo e del Bud­d­ha. I mis­sio­na­ri del XIX seco­lo stu­dia­ro­no il bud­di­smo, per esse­re più effi­ca­ci nei loro sfor­zi mis­sio­na­ri. Il Bud­d­ha fu de-misti­fi­ca­to e ridot­to da “sovru­ma­no” a “uma­no com­pas­sio­ne­vo­le ed eroi­co”, ser­ven­do “il meto­do sto­ri­co occi­den­ta­le e l’a­gen­da mis­sio­na­ria di situa­re il Bud­d­ha sal­da­men­te sot­to il divi­no”. Le quat­tro veri­tà furo­no sco­per­te dagli ingle­si leg­gen­do i testi bud­di­sti e non otten­ne­ro imme­dia­ta­men­te la posi­zio­ne cen­tra­le che in segui­to rice­vet­te­ro.

Gli scrit­ti dei mis­sio­na­ri bri­tan­ni­ci mostra­no una cre­scen­te enfa­si sul­le quat­tro veri­tà come cen­tra­li nel bud­di­smo, con pre­sen­ta­zio­ni in qual­che modo diver­se. Que­sto pro­get­to colo­nia­le ebbe una for­te influen­za su alcu­ni aspet­ti del bud­di­smo, cul­mi­nan­do nel cosid­det­to bud­di­smo pro­te­stan­te , che incor­po­ra­va diver­si atteg­gia­men­ti essen­zial­men­te pro­te­stan­ti nei con­fron­ti del­la reli­gio­ne, come l’en­fa­si sui testi scrit­ti. Secon­do Gimel­lo, il libro di Rahu­la è un esem­pio di que­sto Bud­hi­smo pro­te­stan­te, “è sta­to crea­to in una rispo­sta acco­mo­dan­te alle aspet­ta­ti­ve occi­den­ta­li e in un’op­po­si­zio­ne qua­si dia­me­tra­le al bud­di­smo come era sta­to pra­ti­ca­to nel­la The­ra­va­da tra­di­zio­na­le”.

Hen­drik Kern pro­po­se nel 1882 che il model­lo del­le quat­tro veri­tà potes­se esse­re un’a­na­lo­gia con la medi­ci­na india­na clas­si­ca, in cui le quat­tro veri­tà fun­zio­na­no come una dia­gno­si medi­ca, e il Bud­d­ha vie­ne pre­sen­ta­to come un medi­co. L’a­na­lo­gia di Kern diven­ne piut­to­sto popo­la­re, ma “non ci sono pro­ve sto­ri­che suf­fi­cien­ti per con­clu­de­re che il Bud­d­ha attin­se deli­be­ra­ta­men­te ad un model­lo medi­co chia­ra­men­te defi­ni­to per la sua qua­dru­pli­ce ana­li­si del dolo­re uma­no”.

Secon­do Ander­son, que­gli stu­dio­si che non han­no posto le quat­tro veri­tà al cen­tro del bud­di­smo, o “han­no loca­liz­za­to le quat­tro veri­tà in una let­tu­ra più com­ple­ta del cano­ne The­ra­va­da e il più ampio con­te­sto del­la let­te­ra­tu­ra del­l’A­sia meri­dio­na­le”, “han­no loca­liz­za­to l’in­se­gna­men­to all’in­ter­no di un espe­rien­za del bud­di­smo pra­ti­ca­ta in un con­te­sto con­tem­po­ra­neo “. Secon­do Ander­son, “que­sti auto­ri sug­ge­ri­sco­no una let­tu­ra più com­ples­sa del­le quat­tro nobi­li veri­tà rispet­to a colo­ro che indi­vi­dua­no l’in­se­gna­men­to come chia­ve o ele­men­to cru­cia­le all’in­ter­no del gran­de sche­ma del bud­di­smo”.

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