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La disci­pli­na non è moti­va­ta dal­la pau­ra o dal­l’au­to-puni­zio­ne. La disci­pli­na deri­va dal­la fidu­cia e dal­la digni­tà di rea­liz­za­re che non sia­mo esse­ri sta­ti­ci con per­so­nag­gi fis­si. Il nostro nucleo è la sag­gez­za e la com­pas­sio­ne, e la disci­pli­na è il modo in cui, attra­ver­so abi­li­tà e atten­zio­ne, alli­neia­mo le nostre azio­ni con la nostra digni­tà fon­da­men­ta­le. Non abbia­mo biso­gno di pic­chiar­ci a san­gue con un basto­ne. Dob­bia­mo solo chie­der­ci: “Sto facen­do attenzione?”

Ma il sem­pli­ce sape­re come esse­re disci­pli­na­to non ti sal­ve­rà dal frut­to di un’a­zio­ne impul­si­va. Disci­pli­na signi­fi­ca garan­ti­re che la nostra men­te non oscil­li come una scim­mia da un impul­so all’al­tro. Se la men­te non oscil­la invo­lon­ta­ria­men­te, è più faci­le man­te­ne­re gli impe­gni del cor­po e del­la paro­la. Dob­bia­mo fare del nostro meglio per aste­ner­ci da sostan­ze e con­di­zio­ni che ren­do­no la nostra men­te irre­go­la­re. Quan­do la men­te è irre­go­la­re, la sof­fe­ren­za fiorisce.

Ad esem­pio, sostan­ze come l’al­col sono tra­di­zio­nal­men­te con­si­de­ra­te non abi­li per­ché ren­do­no più faci­le l’o­scil­la­zio­ne del­la men­te. Sia chia­ro: l’al­col in sé e per sé non è male, ma una men­te oscil­lan­te è dan­no­sa. A vol­te l’al­col è una medi­ci­na. Lo stes­so si può dire di altre sostan­ze. Le per­so­ne che sof­fro­no di scle­ro­si mul­ti­pla a vol­te pren­do­no la mari­jua­na come medi­ci­na e le pil­lo­le per il dolo­re ven­go­no uti­liz­za­te per alle­via­re l’in­ten­sa sof­fe­ren­za fisi­ca dei pazien­ti ospe­da­lie­ri. I pra­ti­can­ti Vaj­ra­ya­na estre­ma­men­te avan­za­ti potreb­be­ro man­gia­re il seme allu­ci­no­ge­no di un cer­to fio­re solo una vol­ta per vede­re quan­to sia mal­lea­bi­le la men­te, per vede­re che tut­to è come un’illusione.

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Le sostan­ze sono solo sostan­ze, ma pro­du­co­no dan­ni quan­do le inge­ria­mo con l’in­ten­zio­ne di adden­trar­ci ulte­rior­men­te nel­l’il­lu­sio­ne. Disci­pli­na signi­fi­ca aste­ner­si dal­le con­di­zio­ni che ci spin­go­no più a fon­do nell’illusione.

Ci vie­ne anche inse­gna­to a pro­teg­ge­re il nostro cor­po, la paro­la e la men­te dal­l’in­fluen­za di com­pa­gni mal­sa­ni. Non giu­di­chia­mo le per­so­ne indi­sci­pli­na­te o nega­ti­ve, ma ci vie­ne con­si­glia­to di pro­teg­ge­re la men­te dal­l’o­scil­la­zio­ne, cosa che acca­de natu­ral­men­te quan­do ci asso­cia­mo con­ti­nua­men­te a tali com­pa­gni. D’al­tro can­to, la tra­di­zio­ne ci offre una bel­la meta­fo­ra sul­l’as­so­cia­zio­ne con per­so­ne vir­tuo­se. Si dice che se met­ti un nor­ma­le pez­zo di legno in una fore­sta di san­da­lo, col tem­po quel nor­ma­le pez­zo di legno ini­zie­rà ad assu­me­re il dol­ce pro­fu­mo del legno di san­da­lo. Allo stes­so modo, anche se sia­mo una per­so­na nor­ma­le, se ci asso­cia­mo a com­pa­gni nobi­li, comin­ce­re­mo natu­ral­men­te a far sor­ge­re le qua­li­tà del­la vir­tù e del­la saggezza.

Oggi­gior­no la disci­pli­na bud­di­sta è spes­so inter­pre­ta­ta male. La gen­te pen­sa che il bud­di­smo sia con­tro que­sto e quel­lo, il che non è affat­to il modo in cui pen­sia­mo alla disci­pli­na. Il bud­di­smo ci con­si­glia di man­te­ne­re gli impe­gni che con­tri­bui­ran­no al nostro risve­glio. Gli inse­gna­men­ti bud­di­sti dico­no che man­gia­re trop­po cibo è dan­no­so, ma il bud­di­smo non dice mai nul­la di nega­ti­vo sul cibo stes­so. Rico­no­scia­mo che una pan­cia imbot­ti­ta ren­de la men­te opa­ca. Que­sto è anche il caso di dor­mi­re ecces­si­va­men­te o di non ripo­sa­re abba­stan­za. La disci­pli­na con­si­ste nel crea­re le con­di­zio­ni per una men­te sana e sta­bi­le. Se sia­mo inten­ti a risve­gliar­ci alla bea­ti­tu­di­ne supre­ma, dob­bia­mo esse­re con­sa­pe­vo­li e aste­ner­ci dal­le con­di­zio­ni e dal­le atti­vi­tà che distur­ba­no la men­te. È mol­to logico.

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All’i­ni­zio, la pra­ti­ca del­la medi­ta­zio­ne è for­te­men­te influen­za­ta dal­le per­so­ne che ci cir­con­da­no, dal­le sostan­ze che assu­mia­mo, per­si­no dai vesti­ti che indos­sia­mo. Se voglia­mo gene­ra­re un vero sama­d­hi , dob­bia­mo per­se­ve­ra­re nel lavo­ra­re in modo intel­li­gen­te con que­sti fat­to­ri. Di rego­la, ricor­da que­sto: quan­do la tua men­te oscil­la, stai per sof­fri­re di più. Quan­do la tua men­te non oscil­la, sai auto­ma­ti­ca­men­te che non oscil­la. Que­sta è stabilità.

Le scrit­tu­re che descri­vo­no la con­dot­ta dei mona­ci dico­no che i mona­ci non dovreb­be­ro maneg­gia­re l’o­ro. Ma se un mona­co è com­ple­ta­men­te libe­ro da ogni attac­ca­men­to e qual­cu­no gli por­ge una vali­gia con den­tro un milio­ne di dol­la­ri d’o­ro, può pren­der­la. Nel Maha­ya­na, veri­fi­chia­mo la nostra con­dot­ta in base alla qua­li­tà del­la nostra men­te, non solo con le Scrit­tu­re. L’av­ver­sio­ne, l’at­tac­ca­men­to e l’i­gno­ran­za devo­no esse­re abban­do­na­ti. Se c’è con­sa­pe­vo­lez­za costan­te, allo­ra c’è disci­pli­na. Quan­do ini­zia­mo a sta­bi­liz­za­re gli impe­gni del­la nostra con­dot­ta fisi­ca, a un livel­lo più pro­fon­do ini­zia­mo anche a sta­bi­liz­za­re la con­sa­pe­vo­lez­za che ricor­da il vuo­to dei cin­que aggre­ga­ti, che costi­tui­sco­no la tota­li­tà del­le nostre espe­rien­ze. La sta­bi­li­tà in que­sto rico­no­sci­men­to assi­cu­ra che non rom­pia­mo i nostri voti.

Mantenere la disciplina: alcuni esercizi

Sii con­sa­pe­vo­le del­le tue azio­ni e atten­to in tut­ti i momen­ti del­la vita quo­ti­dia­na. Valu­ta te stes­so: sto facen­do del male a qual­cu­no?
Nel­le tue ses­sio­ni di medi­ta­zio­ne for­ma­le, alter­na tra la gene­ra­zio­ne di com­pas­sio­ne per tut­ti gli esse­ri e il ricor­da­re che tut­to è un’il­lu­sio­ne.
Ricor­da che il vuo­to è la natu­ra del tuo cor­po, dei tuoi pen­sie­ri, dei tuoi sen­ti­men­ti e di tut­to ciò che appa­re. Que­sta natu­ra vuo­ta non è mai sta­ta crea­ta e non decli­ne­rà o dimi­nui­rà mai. È sem­pre puro e gra­tui­to. Ricor­dar­lo e man­te­ner­lo è l’i­ni­zio del­la vera disci­pli­na

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Trat­to da Sul­le orme dei Bod­hi­satt­va: Inse­gna­men­ti bud­di­sti sul­l’es­sen­za del­la medi­ta­zio­ne di Pha­k­chok Rin­po­che © 2020 di Pha­k­chok Rinpoche.