Clas­si­fi­ca­zio­ni
In Occi­den­te, le tec­ni­che di medi­ta­zio­ne sono sta­te tal­vol­ta pen­sa­te in due gran­di cate­go­rie: medi­ta­zio­ne foca­liz­za­ta (o con­cen­tra­ti­va) e medi­ta­zio­ne aper­ta di moni­to­rag­gio (o con­sa­pe­vo­lez­za ).

Uno sti­le, la medi­ta­zio­ne del­l’at­ten­zio­ne foca­liz­za­ta (FA), impli­ca la foca­liz­za­zio­ne volon­ta­ria del­l’at­ten­zio­ne su un ogget­to, un respi­ro, un’im­ma­gi­ne o paro­le scel­ti. L’al­tro sti­le, la medi­ta­zio­ne Open Moni­to­ring (OM), pre­ve­de il moni­to­rag­gio non reat­ti­vo del con­te­nu­to del­l’e­spe­rien­za di momen­to in momen­to.

Dire­zio­ne del­l’at­ten­zio­ne men­ta­le … Un pra­ti­can­te può con­cen­trar­si inten­sa­men­te su un par­ti­co­la­re ogget­to (la cosid­det­ta medi­ta­zio­ne con­cen­tra­ti­va ), su tut­ti gli even­ti men­ta­li che entra­no nel cam­po del­la con­sa­pe­vo­lez­za (la cosid­det­ta medi­ta­zio­ne di con­sa­pe­vo­lez­za ) o su entram­bi i pun­ti foca­li spe­ci­fi­ci ed il cam­po di con­sa­pe­vo­lez­za.

I meto­di foca­liz­za­ti inclu­do­no pre­sta­re atten­zio­ne al respi­ro, ad un’i­dea o ad un sen­ti­men­to (come il met­tā (amo­re­vo­le beni­gni­tà) ), a un kōan o a un man­tra (come nel­la medi­ta­zio­ne tra­scen­den­ta­le ) e alla medi­ta­zio­ne a pun­to sin­go­lo.

I meto­di di moni­to­rag­gio aper­ti inclu­do­no con­sa­pe­vo­lez­za, shi­kan­ta­za e altri sta­ti di con­sa­pe­vo­lez­za.

Le pra­ti­che che usa­no entram­bi i meto­di inclu­do­no vipas­sa­na (che usa ana­pa­na­sa­ti come pre­pa­ra­zio­ne) e sama­tha (che man­tie­ne la cal­ma).

Nei meto­di “Nes­sun pen­sie­ro”, ” il pra­ti­can­te è pie­na­men­te vigi­le, con­sa­pe­vo­le e in con­trol­lo del­le pro­prie facol­tà, ma non spe­ri­men­ta alcu­na atti­vi­tà di pen­sie­ro inde­si­de­ra­to ” . Ciò è in con­tra­sto con gli approc­ci medi­ta­ti­vi comu­ni di distac­co e non giu­di­can­te, di pen­sie­ri, ma non di mira­re a ces­sa­re i pen­sie­ri. Nel­la pra­ti­ca medi­ta­ti­va del movi­men­to spi­ri­tua­le Saha­ja Yoga, l’at­ten­zio­ne è foca­liz­za­ta sul ces­sa­re dei pen­sie­ri. Lo yoga in luce chia­ra mira anche ad uno sta­to sen­za con­te­nu­to men­ta­le, così come lo sta­to sen­za pen­sie­ro (wu nian) inse­gna­to da Hui­neng , e l’in­se­gna­men­to di Yao­shan Weiyan.

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Una pro­po­sta è che la medi­ta­zio­ne tra­scen­den­ta­le e pos­si­bil­men­te altre tec­ni­che sia­no rag­grup­pa­te come un insie­me di tec­ni­che “auto-tra­scen­den­ti auto­ma­ti­che”. Altre tipo­lo­gie inclu­do­no la divi­sio­ne del­la medi­ta­zio­ne in pra­ti­che con­cen­tra­ti­ve, gene­ra­ti­ve, ricet­ti­ve e rifles­si­ve.

Fre­quen­za
La tec­ni­ca di medi­ta­zio­ne tra­scen­den­ta­le rac­co­man­da una pra­ti­ca di 20 minu­ti due vol­te al gior­no. Alcu­ne tec­ni­che sug­ge­ri­sco­no meno tem­po, spe­cial­men­te quan­do si ini­zia la medi­ta­zio­ne, e Richard David­son ha cita­to la ricer­ca dicen­do che i bene­fi­ci pos­so­no esse­re rag­giun­ti con una pra­ti­ca di soli 8 minu­ti al gior­no. Alcu­ni medi­ta­to­ri si eser­ci­ta­no per mol­to più tem­po, ​​in par­ti­co­la­re duran­te un cor­so od un riti­ro. Alcu­ni medi­ta­to­ri tro­va­no la miglio­re pra­ti­ca nel­le ore pri­ma del­l’al­ba.

Postu­ra Asa­na e posi­zio­ni come il loto, il mez­zo loto, il Sei­za e le posi­zio­ni in ginoc­chio sono popo­la­ri nel bud­di­smo, nel giai­ni­smo e nel­l’in­dui­smo, seb­be­ne ven­ga­no usa­te anche altre postu­re come seder­si, supi­no ed in pie­di. Tal­vol­ta si medi­ta anche men­tre si cam­mi­na, con il siste­ma noto come kin­hin , men­tre si fa un sem­pli­ce com­pi­to con­sa­pe­vo­le, noto come samu o men­tre si è sdra­ia­ti, noto come sava­sa­na.

Uso del­le per­le di pre­ghie­ra
Alcu­ne reli­gio­ni han­no la tra­di­zio­ne di usa­re le per­le di pre­ghie­ra come stru­men­ti nel­la medi­ta­zio­ne devo­zio­na­le. La mag­gior par­te del­le per­le di pre­ghie­ra e dei rosa­ri cri­stia­ni sono costi­tui­ti da per­le o per­le col­le­ga­te tra loro da un filo. Il rosa­rio cat­to­li­co roma­no è un filo di per­le con­te­nen­te cin­que serie con die­ci pic­co­le per­le. Il jala mala indù ha 108 per­le (la figu­ra 108 in sé ha un signi­fi­ca­to spi­ri­tua­le, così come quel­le usa­te nel giai­ni­smo e nel­le per­le di pre­ghie­ra bud­di­sta . Ogni per­la vie­ne con­ta­ta una vol­ta men­tre una per­so­na reci­ta un man­tra­fi­no a quan­do la per­so­na non ha fat­to il giro del mala. [57] La misba­ha musul­ma­na ha 99 per­le.

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Col­pi­re il medi­ta­to­re
La let­te­ra­tu­ra bud­di­sta ha mol­te sto­rie sul­l’Il­lu­mi­ni­smo rag­giun­to attra­ver­so i disce­po­li col­pi­ti dai loro padro­ni. Secon­do T. Grif­fith Foulk pro­fes­so­re di Reli­gio­ne al Sarah Law­ren­ce Col­le­ge, il basto­ne di inco­rag­gia­men­to era par­te inte­gran­te del­la pra­ti­ca Zen:

Nel mona­ste­ro di Rin­zai, secon­do un’e­ti­chet­ta ine­spres­sa, i mona­ci che era­no sedu­ti seria­men­te e bene ave­va­no mostra­to rispet­to essen­do col­pi­ti vigo­ro­sa­men­te e spes­so; quel­li cono­sciu­ti come ritar­da­ta­ri veni­va­no igno­ra­ti dal moni­tor del­la sala o veni­va­no dati pic­co­li toc­chi se chie­de­va­no di esse­re col­pi­ti. Nes­su­no ha chie­sto del “signi­fi­ca­to” del basto­ne, nes­su­no ha spie­ga­to e nes­su­no si è mai lamen­ta­to del suo uso.

Usa­re una nar­ra­ti­va
Richard David­son ha espres­so l’o­pi­nio­ne che ave­re una nar­ra­zio­ne può aiu­ta­re a man­te­ne­re la pra­ti­ca quo­ti­dia­na. Ad esem­pio, egli stes­so si pro­stra agli inse­gna­men­ti e medi­ta “non prin­ci­pal­men­te a mio van­tag­gio, ma a bene­fi­cio degli altri”.