Thich Nhat Hanh spie­ga per­ché è impor­tan­te ave­re uno spa­zio sacro nel­la tua casa.

Ogni casa, non impor­ta quan­to pic­co­la, può ave­re un respi­ro. Potrem­mo ave­re una stan­za per tut­to il resto – un bagno, una came­ra da let­to, un sog­gior­no – ma la mag­gior par­te di noi non ha uno spa­zio per il pro­prio respi­ro e la pace del­la men­te. Se vivi in ​​uno stu­dio di una stan­za o non hai abba­stan­za spa­zio per met­te­re da par­te un’in­te­ra stan­za, puoi crea­re uno spa­zio per respi­ra­re o un ango­lo per respirare.

Il tuo respi­ro è un luo­go sacro. Non hai biso­gno di mobi­li, for­se solo un cusci­no o due, e for­se un alta­re o un tavo­lo con fio­ri fre­schi. Se vuoi, puoi ave­re un cam­pa­nel­lo per aiu­tar­ti con la pra­ti­ca del­l’ar­re­sto e del­la respi­ra­zio­ne consapevole.

Pen­sa atten­ta­men­te alla con­fi­gu­ra­zio­ne di que­sta stan­za o ango­lo. Quan­to ci pia­ce sta­re in un cer­to luo­go dipen­de dal­l’e­ner­gia che vie­ne gene­ra­ta al suo inter­no. Una stan­za può esse­re ben arre­da­ta ma sem­bra fred­da e osti­le; un altro può man­ca­re di colo­re e arre­da­men­to, ma può sem­bra­re sem­pli­ce, spa­zio­so e con­for­te­vo­le. Se vivi con altre per­so­ne, dovre­sti pro­get­ta­re e deco­ra­re insie­me que­sto spa­zio, maga­ri con fio­ri, ciot­to­li o foto­gra­fie. Non met­te­re mol­to nel­la stan­za. Gli ele­men­ti più impor­tan­ti sono un posto dove seder­si e una sen­sa­zio­ne di pace.

Ci deve esse­re un accor­do in anti­ci­po che tut­ti rispet­ti­no l’a­rea di respi­ra­zio­ne. Una vol­ta che sei nel­la stan­za di respi­ra­zio­ne o nel­l’an­go­lo del respi­ro, nes­su­no può più gri­dar­ti. Hai l’im­mu­ni­tà. Quan­do sen­ti i mem­bri del­la tua fami­glia nel­la stan­za di respi­ra­zio­ne, puoi soste­ner­li abbas­san­do la tua voce, oppu­re potre­sti voler unir­ti a loro. Se sei mol­to tur­ba­to, puoi ripri­sti­na­re la tua chia­rez­za andan­do nel­la stan­za di respirazione.

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Quan­do ti sen­ti a disa­gio, tri­ste o arrab­bia­to, puoi entra­re nel­la stan­za per respi­ra­re, chiu­de­re la por­ta, seder­ti, invi­ta­re un suo­no del­la cam­pa­na – nel­la tra­di­zio­ne Zen, non dicia­mo che suo­nia­mo o suo­nia­mo il cam­pa­nel­lo, inve­ce “invi­tia­mo” la cam­pa­na con l ’ ”invi­ter” (di soli­to un basto­ne di legno) e fac­cia­mo pra­ti­ca con la respi­ra­zio­ne. Quan­do respi­ri in que­sto modo per 10 o 15 minu­ti, ini­zi a sen­tir­ti meglio. Sen­za una stan­za del gene­re, potre­sti non per­met­ter­ti di fare una pau­sa, nem­me­no a casa tua. Potre­sti esse­re irre­quie­to, arrab­bia­to con gli altri o tri­ste. Se tra­scor­ri anche pochi minu­ti nel tuo respi­ro, puoi alle­via­re la tua sof­fe­ren­za e capi­re meglio la fon­te del tuo disagio.

Fare un altare

Nel tuo respi­ro o nel­l’an­go­lo del respi­ro, con­si­de­ra la pos­si­bi­li­tà di crea­re un alta­re . Sul­l’al­ta­re del mio ere­mo in Fran­cia ci sono imma­gi­ni di Bud­d­ha e Gesù, e ogni vol­ta che accen­do incen­so, sono in con­tat­to con entram­bi come miei ante­na­ti spi­ri­tua­li. Quan­do toc­chi qual­cu­no che rap­pre­sen­ta auten­ti­ca­men­te una tra­di­zio­ne, toc­chi non solo la sua tra­di­zio­ne, ma anche la tua.

Nel­l’A­sia orien­ta­le, ogni casa ha un alta­re fami­lia­re. Ogni vol­ta che c’è un even­to impor­tan­te in fami­glia, come la nasci­ta di un bam­bi­no, offria­mo incen­so e annun­cia­mo la noti­zia ai nostri ante­na­ti. Se nostro figlio sta per anda­re al col­le­ge, fac­cia­mo un’of­fer­ta e annun­cia­mo che doma­ni nostro figlio par­ti­rà per il col­le­ge. Quan­do tor­nia­mo a casa dopo un lun­go viag­gio, la pri­ma cosa che fac­cia­mo è offri­re incen­so ai nostri ante­na­ti e annun­cia­re che sia­mo a casa.

Met­te­re imma­gi­ni del nostro san­gue e dei nostri ante­na­ti spi­ri­tua­li sui nostri alta­ri ci aiu­ta a sen­tir­ci radi­ca­ti. Se riu­scia­mo a tro­va­re dei modi per ama­re e svi­lup­pa­re la nostra ere­di­tà spi­ri­tua­le, ci sen­tia­mo più com­ple­ti. Impa­ra­re a toc­ca­re in pro­fon­di­tà i gio­iel­li del­la nostra stes­sa tra­di­zio­ne ci per­met­te di com­pren­de­re e apprez­za­re i valo­ri di altre tra­di­zio­ni, e que­sto gio­va a tutti.

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Sul tuo alta­re puoi posi­zio­na­re una cam­pa­na o un por­ta incen­so, una pic­co­la sta­tua, una o due can­de­le, fio­ri o una pic­co­la roc­cia. Tut­to ciò che ritie­ni impor­tan­te per te può esse­re lì. È impor­tan­te che ogni per­so­na che vive nel­la tua casa sen­ta una con­nes­sio­ne con l’al­ta­re. Se voglio­no aggiun­ge­re qual­co­sa, potreb­be­ro fare una pas­seg­gia­ta nel­la natu­ra e tor­na­re con qual­co­sa che rap­pre­sen­ta per loro bel­lez­za, soli­di­tà o bon­tà: for­se una pie­tra, una foglia, una pigna o un fiore.

Se ci sono paro­le che ti aiu­ta­no a radi­car­ti, puoi aggiun­ger­le anche all’al­ta­re. Alcu­ne per­so­ne scri­vo­no le paro­le del­la medi­ta­zio­ne sul respi­ro [pra­ti­ca­ta al cen­tro di medi­ta­zio­ne Plum Vil­la­ge di Thich Nhat Hanh ]:

Den­tro fuo­ri.
Pro­fon­do, len­to.
Cal­ma, faci­li­tà.
Sor­ri­di, rila­scia.
Momen­to pre­sen­te, momen­to meraviglioso.

Potre­sti diver­tir­ti a scri­ve­re altre paro­le chia­ve che rimar­ran­no facil­men­te con te e ti ricor­de­ran­no di respi­ra­re con­sa­pe­vol­men­te per tut­to il giorno.

Posi­zio­na­re ogget­ti su un alta­re non signi­fi­ca che ci inchi­nia­mo o ado­ria­mo que­ste cose. Ad esem­pio, posi­zio­na­re una sta­tua del Bud­d­ha sul­l’al­ta­re è un pro­me­mo­ria del­la nostra capa­ci­tà di esse­re con­sa­pe­vo­li, sve­gli, ama­re e accet­ta­re. Crea­re e man­te­ne­re un alta­re dome­sti­co è un modo per rispet­ta­re il mon­do che ci cir­con­da, i nostri ante­na­ti e il mon­do natu­ra­le, e per ricor­dar­ci che tut­to ciò che amia­mo e rispet­tia­mo è anche den­tro di noi.

Da Fare Spa­zio di Thich Nhat Hanh © 2012.