Skan­d­ha (san­scri­to) o khan­d­ha (Pāḷi) signi­fi­ca “cumu­li, aggre­ga­ti, rac­col­te, rag­grup­pa­men­ti”. Nel bud­di­smo, si rife­ri­sce ai cin­que aggre­ga­ti di attac­ca­men­to (Pañ­cu­pā­dā­nak­khan­d­hā), i cin­que fat­to­ri mate­ria­li e men­ta­li che pren­do­no par­te all’a­sce­sa del­la bra­ma e del­l’a­de­ren­za. Sono anche spie­ga­ti come i cin­que fat­to­ri che costi­tui­sco­no e spie­ga­no la per­so­na e la per­so­na­li­tà di un esse­re sen­zien­te, ma que­sta è una suc­ces­si­va inter­pre­ta­zio­ne in rispo­sta all’es­sen­zia­li­smo di sar­va­sti­va­din .

I cin­que aggre­ga­ti o cumu­li sono: for­ma (o imma­gi­ne mate­ria­le, impres­sio­ne) (rupa), sen­sa­zio­ni (o sen­ti­men­ti, rice­vu­ti dal­la for­ma) (veda­na), per­ce­zio­ni (sam­j­na), atti­vi­tà o for­ma­zio­ni men­ta­li (san­kha­ra) e coscien­za (vij­na­na).

Nel­la tra­di­zio­ne The­ra­va­da, la sof­fe­ren­za sor­ge quan­do ci si iden­ti­fi­ca con o si aggrap­pa agli aggre­ga­ti. Que­sta sof­fe­ren­za si estin­gue rinun­cian­do agli attac­ca­men­ti agli aggre­ga­ti. La tra­di­zio­ne Maha­ya­na affer­ma che la natu­ra di tut­ti gli aggre­ga­ti è intrin­se­ca­men­te vuo­ta di esi­sten­za indi­pen­den­te.

Rti­ro di Medi­ta­zio­ne Sati­pat­tha­na Vipas­sa­na a Pian dei Cilie­gi, gui­da­to da Bhan­te Bod­hi­d­ham­ma. Tra­du­zio­ne di Fau­sto Galuz­zi

Etimologia

Skan­d­ha (स्कन्ध) è una paro­la san­scri­ta che signi­fi­ca “mol­ti­tu­di­ne, quan­ti­tà, aggre­ga­to”, gene­ral­men­te nel con­te­sto di cor­po, tron­co, fusto, ogget­to gros­so­la­no osser­va­to empi­ri­ca­men­te o qual­sia­si cosa di mas­sa veri­fi­ca­bi­le con i sen­si. Il ter­mi­ne appa­re nel­la let­te­ra­tu­ra vedi­ca.

La paro­la equi­va­len­te Pali Khan­d­ha (tal­vol­ta scrit­ta Kkhan­da) appa­re ampia­men­te nel cano­ne Pali dove, dichia­ra­no Rhys Davids e Wil­liam Ste­de, signi­fi­ca “mas­sa del cor­po, aggre­ga­to, muc­chio, mate­ria­le rac­col­to alla rin­fu­sa” in un con­te­sto “tut­to ciò che è com­pre­so sot­to, rag­grup­pa­men­ti “in alcu­ni con­te­sti, e in par­ti­co­la­re come” ele­men­ti o sub­stra­ti del­l’e­si­sten­za sen­so­ria­le, aggre­ga­ti sen­so­ria­li che con­di­zio­na­no l’ap­pa­ren­za del­la vita in qual­sia­si for­ma “. Paul Wil­liams tra­du­ce skan­d­ha come “muc­chio, aggre­ga­to”, affer­man­do che si rife­ri­sce alla spie­ga­zio­ne del­la com­po­si­zio­ne psi­co­fi­si­ca di qual­sia­si esse­re.

Johan­nes Bron­khor­st defi­ni­sce skan­d­ha “aggre­ga­ti”. Damien Keo­wn e Char­les Pre­bish affer­ma­no che skan­d­ha è phung po in tibe­ta­no e che i ter­mi­ni signi­fi­ca­no “rac­col­te o aggre­ga­ti o fasci”.

Descrizione

Il Bud­d­ha inse­gna nel Cano­ne Pali i cin­que aggre­ga­ti come segue:

“for­ma” o “mate­ria” (Skt., Pāli रूप rūpa ; Tib. gzugs ): mate­ria, cor­po o “for­ma mate­ria­le” di un esse­re o di qual­sia­si esi­sten­za. I testi bud­di­sti affer­ma­no che il rupa (la for­ma) di qual­sia­si per­so­na, esse­re sen­zien­te ed ogget­to deve esse­re com­po­sto da quat­tro ele­men­ti o for­ze di base: ter­ra (soli­di­tà), acqua (coe­sio­ne), fuo­co (calo­re) e ven­to (movi­men­to).
“sen­sa­zio­ne” o “sen­sa­zio­ne” (Skt., Pāli वेदना veda­nā ; Tib. tshor-ba ): espe­rien­za sen­so­ria­le di un ogget­to. È pia­ce­vo­le, sgra­de­vo­le o neu­tro.
“per­ce­zio­ne” (Skt. संज्ञा saṃ­jñā , Pāli सञ्ञा saññā , Tib. ‘du-shes ): pro­ces­so sen­so­ria­le e men­ta­le che regi­stra, rico­no­sce ed eti­chet­ta (per esem­pio, la for­ma di un albe­ro, il colo­re ver­de, l’e­mo­zio­ne di pau­ra).
“for­ma­zio­ni men­ta­li” (Skt. संस्कार saṃ­skā­ra , Pāli सङ्खार saṅ­khā­ra , Tib. ‘du-byed ):’ “costru­zio­ne di atti­vi­tà” , “cose ​​con­di­zio­na­te” , “voli­zio­ne” , “atti­vi­tà kar­mi­che”; tut­ti i tipi di impron­te men­ta­li e con­di­zio­na­men­ti inne­sca­ti da un ogget­to. Inclu­de qual­sia­si pro­ces­so che indu­ce una per­so­na ad avvia­re un’a­zio­ne o agi­re.
“coscien­za” (Skt. विज्ञान vijñā­na , Pāli विञ्ञाण viññāṇa , Tib. rnam-par-shes-pa ): “discri­mi­na­zio­ne” o “discer­ni­men­to” . Con­sa­pe­vo­lez­za di un ogget­to e discri­mi­na­zio­ne dei suoi com­po­nen­ti e aspet­ti, ed è di sei tipi, affer­ma Peter Har­vey. La let­te­ra­tu­ra bud­di­sta discu­te que­sto skan­d­ha come
In Nika­yas / Āga­mas : cogni­zan­ce, ciò che discer­ne.

Nel­l’A­b­hi­d­ham­ma: una serie di atti di cono­scen­za discre­ti inter­con­nes­si in rapi­da evo­lu­zio­ne.
In alcu­ne fon­ti Maha­ya­na: la base che sup­por­ta tut­ta l’e­spe­rien­za.

Interpretazione

Aggre­ga­ti di per­so­na­li­tà
I cin­que aggre­ga­ti sono spes­so inter­pre­ta­ti nel­la tra­di­zio­ne suc­ces­si­va come una spie­ga­zio­ne dei com­po­nen­ti del­la per­so­na e del­la per­so­na­li­tà, e “l’e­len­co degli aggre­ga­ti è diven­ta­to estre­ma­men­te impor­tan­te per il suc­ces­si­vo svi­lup­po del­l’in­se­gna­men­to”. Secon­do que­sta inter­pre­ta­zio­ne, in ogni skan­d­ha – cor­po, sen­sa­zio­ni, per­ce­zio­ni, for­ma­zio­ni men­ta­li e coscien­za – c’è vuo­to e nes­su­na sostan­za.

Secon­do Damien Keo­wn e Char­les Pre­bish, skan­d­ha nel con­te­sto del bud­di­smo cano­ni­co affer­ma che “la nozio­ne di un sé è inu­til­men­te sovrap­po­sta a cin­que skan­d­ha” di un feno­me­no o di un esse­re viven­te. La dot­tri­na skan­d­ha, affer­ma Mat­thew Mac­Ken­zie, è una for­ma di anti-rea­li­smo sul­la real­tà quo­ti­dia­na, com­pre­se le per­so­ne, e pre­sen­ta un’al­ter­na­ti­va alle “visio­ni sostan­zia­li di sé”. È un ridu­zio­ni­smo bud­di­sta di tut­to ciò che vie­ne per­ce­pi­to, ogni per­so­na e per­so­na­li­tà come un “aggre­ga­to, muc­chio” di enti­tà com­po­si­te sen­za essen­za.

Secon­do Har­vey, i cin­que skan­d­ha dan­no ori­gi­ne ad un sen­so di per­so­na­li­tà, ma sono duk­kha, imper­ma­nen­ti e sen­za un sé od un’es­sen­za dura­tu­ra. Ogni aggre­ga­to è un ogget­to di pre­sa (aggrap­par­si), alla radi­ce del­l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne di sé come “io, io, me stes­so”. Secon­do Har­vey, ren­der­si con­to del­la vera natu­ra degli skan­d­ha, sia in ter­mi­ni di imper­ma­nen­za che di non-sé, è neces­sa­rio per il nir­va­na. Que­sto ‘vuo­to dal­la per­so­na­li­tà’ si tro­va nel­le descri­zio­ni del­lo sta­to illu­mi­na­to e per­fe­zio­na­to di Arhat e Tatha­ga­ta, dove non c’è più alcu­na iden­ti­fi­ca­zio­ne con i cin­que skan­d­ha.

Leggi Anche  Chi fa del Male

Que­sta visio­ne “sen­za essen­za” è sta­ta una fon­te di doman­de soste­nu­te, gran­di disac­cor­di e com­men­ti fin dai tem­pi anti­chi, da reli­gio­ni india­ne non bud­di­ste, non­ché all’in­ter­no del­le tra­di­zio­ni bud­di­ste. L’u­so del con­cet­to di skan­d­ha per spie­ga­re il sé è uni­co per il bud­di­smo tra le prin­ci­pa­li reli­gio­ni india­ne, e deve esse­re visto nei con­te­sti del­le pole­mi­che sugli inse­gna­men­ti di Sar­va­sti­va­da poi­chè i“fenomeni “od i suoi com­po­nen­ti sono rea­li. Con­tra­sta con la pre­mes­sa del­l’in­dui­smo e del giai­ni­smo che un esse­re viven­te abbia un’a­ni­ma eter­na o un sé meta­fi­si­co.

David Kalu­pa­ha­na spie­ga inol­tre che l’in­di­vi­duo è con­si­de­ra­to irrea­le ma gli skan­d­ha sono con­si­de­ra­ti rea­li in alcu­ni pri­mi testi bud­di­sti, ma anche gli skan­d­ha sono con­si­de­ra­ti irrea­li e non sostan­zia­li in nume­ro­si altri testi bud­di­sti Nika­ya e Àga­ma.

Aggre­ga­ti di espe­rien­za e com­pren­sio­ne
Secon­do Tha­nis­sa­ro, il Bud­d­ha non ha mai cer­ca­to di defi­ni­re cosa sia una “per­so­na”, seb­be­ne gli stu­dio­si ten­da­no ad avvi­ci­nar­si agli skan­d­ha come una descri­zio­ne del­le com­po­nen­ti del­la per­so­na. Aggiun­ge che qua­si ogni inse­gnan­te di medi­ta­zio­ne bud­di­sta lo spie­ga in que­sto modo, come han­no fat­to anche i com­men­ti bud­di­sti a par­ti­re dal 1 ° seco­lo d.C. cir­ca. Dal pun­to di vista di Tha­nis­sa­ro, ciò non è cor­ret­to e sug­ge­ri­sce che skan­d­ha dovreb­be esse­re visto come atti­vi­tà che cau­sa­no sof­fe­ren­za, ma i cui mec­ca­ni­smi non salu­ta­ri pos­so­no esse­re inter­rot­ti.

Rupert Gethin osser­va inol­tre che i cin­que skan­d­ha non sono sem­pli­ce­men­te “l’a­na­li­si bud­di­sta del­l’uo­mo”, ma “cin­que aspet­ti del­l’e­spe­rien­za del mon­do di un esse­re […] indi­vi­dua­le che com­pren­de sia la pre­sa che tut­to ciò che vie­ne affer­ra­to”.

Boi­svert affer­ma che “mol­ti stu­dio­si han­no fat­to rife­ri­men­to ai cin­que aggre­ga­ti nel­le loro ope­re sul bud­di­smo, [ma] nes­su­no ha spie­ga­to a fon­do le loro rispet­ti­ve fun­zio­ni”. Secon­do Boi­svert, i cin­que aggre­ga­ti e l’o­ri­gi­ne dipen­den­te sono stret­ta­men­te cor­re­la­ti, spie­gan­do il pro­ces­so che ci lega al sam­sa­ra. Boi­svert osser­va che il pan­cha-upa­da­nak­khan­da non incor­po­ra tut­ta l’e­spe­rien­za uma­na. Il veda­na può tra­sfor­mar­si in nira­mi­sa o nek­kham­ma-sita veda­na, veda­na che non è dan­no­sa, od in ami­sa o geha­si­ta veda­na, un “tipo di sen­sa­zio­ne [che] può agi­re come un agen­te che pro­vo­ca il sor­ge­re futu­ro di bra­mo­sia ed avver­sio­ne”. Que­sto è deter­mi­na­to da San­na . Secon­do Boi­svert, “non tut­ta la san­na appar­tie­ne alla san­na-skan­d­ha “. La sana san­na rico­no­sce i tre segni di esi­sten­za (duk­kha, anat­ta, anic­ca) e non appar­tie­ne alla san­na-skan­d­ha. La san­na non salu­ta­re non è “favo­re­vo­le alla com­pren­sio­ne” e sen­za una san­na ade­gua­ta, la “per­so­na è suscet­ti­bi­le di gene­ra­re bra­ma, attac­ca­men­to e dive­ni­re”. Come con san­na, “non tut­ti i san­kha­ra appar­ten­go­no al san­kha­ra­skan­d­ha “, poi­ché non tut­ti i san­kha­ra pro­du­co­no effet­ti futu­ri.

Secon­do Johan­nes Bron­khor­st, l’i­dea che i cin­que aggre­ga­ti non sono sé deve esse­re vista alla luce dei dibat­ti­ti sul­la “cono­scen­za libe­ra­tri­ce”, la cono­scen­za di Atman che era con­si­de­ra­ta libe­ran­te dal­le tra­di­zio­ni vedi­che. Bron­khor­st osser­va che “la cono­scen­za di sé non svol­ge alcun ruo­lo uti­le sul­la via del Bud­d­ha ver­so la libe­ra­zio­ne”. L’im­por­tan­te è non affer­ra­re le for­me, i suo­ni, gli odo­ri, i sapo­ri, gli ogget­ti e le pro­prie­tà men­ta­li che ven­go­no per­ce­pi­ti con i sei orga­ni di sen­so (que­sti inclu­do­no la men­te come orga­no di sesto sen­so). L’in­tui­zio­ne è che gli aggre­ga­ti non sono auto-aiu­to nel lasciar anda­re que­sta pre­sa.

Miri Alba­ha­ri si oppo­ne anche alla soli­ta com­pren­sio­ne degli skan­d­ha come deno­ta­zio­ne del­l’as­sen­za di qual­sia­si “io”. Alba­ha­ri ha soste­nu­to che i khan­d­ha non costi­tui­sco­no neces­sa­ria­men­te la tota­li­tà del­l’e­spe­rien­za uma­na e che il con­cet­to indù di ātman (ani­ma eter­na) non è espli­ci­ta­men­te nega­to dal Cano­ne Pāli . Secon­do Alba­ni, “l’a­nat­ta è meglio inte­sa come una stra­te­gia pra­ti­ca piut­to­sto che come una dot­tri­na meta­fi­si­ca”. Per Alba­ha­ri, il Nib­ba­na è una par­te sem­pre pre­sen­te del­la natu­ra uma­na, che vie­ne gra­dual­men­te “sco­per­ta” dal­la ces­sa­zio­ne del­l’i­gno­ran­za.

In Theravada Abhidhamma

Le pri­me scuo­le bud­di­ste han­no svi­lup­pa­to ana­li­si det­ta­glia­te e pano­ra­mi­che degli inse­gna­men­ti tro­va­ti nei sutra, chia­ma­ti Abhi­d­har­ma. Ogni scuo­la ha svi­lup­pa­to il pro­prio Abhi­d­har­ma. Il più noto al gior­no d’og­gi è il The­ra­vā­da Abhi­d­ham­ma, ma il Sar­vā­sti­vā­da Abhi­d­har­ma è sta­to sto­ri­ca­men­te mol­to influen­te ed è sta­to con­ser­va­to in par­te nel­l’a­ga­ma cine­se.

Sei basi di sen­so
Arti­co­li prin­ci­pa­li: Aya­ta­na e Ṣaḍāya­ta­na
Le basi dei sen­si inter­ne ed ester­ne for­ma­no insie­me le “sei basi dei sen­si”. In que­sta descri­zio­ne, tro­va­ta in testi come Sala­ya­ta­na samyut­ta, l’in­con­tro tra un ogget­to ed un orga­no di sen­so pro­vo­ca il sor­ge­re del­la coscien­za cor­ri­spon­den­te.

Leggi Anche  Meditazione Metta benevolenza” o “gentilezza”

Secon­do Bhik­khu Bod­hi, la tra­di­zio­ne The­ra­va­da inse­gna che le sei basi sen­so­ria­li ospi­ta­no “tut­ti i fat­to­ri del­l’e­si­sten­za”, è “il tut­to” e “a par­te il qua­le non esi­ste nul­la”, e “sono vuo­ti di un sé e di ciò che appar­tie­ne al sé “.

Gli stes­si sut­ta non lo descri­vo­no come un’al­ter­na­ti­va agli skan­d­ha; è nel­l’A­b­hi­d­ham­ma, sfor­zan­do­si di “un uni­co siste­ma inclu­si­vo” che i cin­que aggre­ga­ti e le sei basi sen­so­ria­li sia­no espli­ci­ta­men­te col­le­ga­ti:

Le pri­me cin­que basi sen­so­ria­li ester­ne (for­ma visi­bi­le, suo­no, olfat­to, gusto e tat­to) e le pri­me cin­que basi sen­so­ria­li inter­ne (occhio, orec­chio, naso, lin­gua e cor­po) fan­no par­te del­l’ag­gre­ga­to for­ma;
L’og­get­to sen­so­ria­le men­ta­le (cioè gli ogget­ti men­ta­li) si sovrap­po­ne ai pri­mi quat­tro aggre­ga­ti (for­ma, sen­ti­men­to, per­ce­zio­ne e for­ma­zio­ne);
L’or­ga­no del sen­so men­ta­le (men­te) è para­go­na­bi­le all’ag­gre­ga­to del­la coscien­za.
Bod­hi affer­ma che le sei basi sen­so­ria­li sono una visio­ne “ver­ti­ca­le” del­le espe­rien­ze uma­ne men­tre gli aggre­ga­ti sono una visio­ne “oriz­zon­ta­le” (tem­po­ra­le). La pra­ti­ca del­la medi­ta­zio­ne bud­di­sta The­ra­va­da sul­le basi dei sen­si mira sia a rimuo­ve­re le cogni­zio­ni distor­te come quel­le influen­za­te da voglie, con­cet­ti e opi­nio­ni, sia a “sra­di­ca­re tut­te le con­ce­zio­ni in tut­te le sue for­me”.

Diciot­to Dha­tus e quat­tro Para­mat­ta
I diciot­to dhtus – Sei basi ester­ne, sei basi inter­ne e sei coscien­ze – fun­zio­na­no attra­ver­so i cin­que aggre­ga­ti. Que­sti dhā­tus pos­so­no esse­re orga­niz­za­ti in sei tria­di, cia­scu­na tria­de com­po­sta da un ogget­to sen­so, un orga­no sen­so e coscien­za dei sen­si.

L’A­b­hi­d­ham­ma e i testi post-cano­ni­ci Pali crea­no un meta-sche­ma per le con­ce­zio­ni del Sut­ta Pita­ka di aggre­ga­ti, basi sen­so­ria­li e dhat­tus (ele­men­ti). Que­sto meta-sche­ma è noto come i quat­tro para­mat­tha o real­tà ulti­me, tre con­di­zio­na­te, una incon­di­zio­na­ta:

Feno­me­ni mate­ria­li (rupa, for­ma)
Men­te o Coscien­za (Cit­ta)
Fat­to­ri men­ta­li (Ceta­si­kas: la sen­sa­zio­ne, la per­ce­zio­ne e la for­ma­zio­ne dei fat­to­ri nama)
nib­bā­na

I dodi­ci Nida­na
I Dodi­ci Nidà­na è una lista linea­re di dodi­ci ele­men­ti trat­ti dagli inse­gna­men­ti bud­di­sti che si pon­go­no a secon­da del col­le­ga­men­to pre­ce­den­te. Men­tre que­sto elen­co può esse­re inter­pre­ta­to nel sen­so che descri­ve i pro­ces­si che dan­no ori­gi­ne alla rina­sci­ta, in sostan­za descri­ve il sor­ge­re del duk­kha come un pro­ces­so psi­co­lo­gi­co, sen­za il coin­vol­gi­men­to di un atman. Gli stu­dio­si riten­go­no che sia una suc­ces­si­va sin­te­si di diver­si elen­chi pre­ce­den­ti. [I pri­mi quat­tro col­le­ga­men­ti pos­so­no esse­re una bef­fa del­la cosmo­go­nia vedi­co-brah­ma­na, come descrit­to nel­l’In­no del­la crea­zio­ne di Veda X, 129 e la Bri­ha­da­ra­nya­ka Upa­ni­shad .Que­sti sono sta­ti inte­gra­ti con un elen­co rami­fi­ca­to che descri­ve il con­di­zio­na­men­to dei pro­ces­si men­ta­li, affi­ne ai cin­que skan­d­ha. Alla fine, que­sto elen­co rami­fi­ca­to si è svi­lup­pa­to nel­la cate­na stan­dard di dodi­ci vol­te come un elen­co linea­re.

Secon­do Boi­svert, “la fun­zio­ne di cia­scu­no degli aggre­ga­ti, nel loro rispet­ti­vo ordi­ne, può esse­re diret­ta­men­te cor­re­la­ta con la teo­ria del­l’o­ri­gi­ne dipen­den­te – spe­cial­men­te con gli otto anel­li inter­me­di”. Quat­tro dei cin­que aggre­ga­ti sono espli­ci­ta­men­te men­zio­na­ti nel­la sequen­za seguen­te, ma in un ordi­ne diver­so rispet­to all’e­len­co degli aggre­ga­ti, che si con­clu­de con viññāṇa • vijñā­na :

le for­ma­zio­ni men­ta­li (saṅ­khā­ra • saṃ­skā­ra) con­di­zio­na­no la coscien­za (viññāṇa • vijñā­na)
che con­di­zio­na il nome e la for­ma (nāma-rūpa)
che con­di­zio­na i pre­cur­so­ri (saḷāya­ta­na, phas­sa • spa­rśa) alle sen­sa­zio­ni (veda­nā)
che a sua vol­ta con­di­zio­na il desi­de­rio (taṇ­hā • tṛṣṇā) e l’ ade­sio­ne (upā­dā­na)
che alla fine por­ta all’in­te­ra “mas­sa del­la sof­fe­ren­za” ( keva­las­sa duk­khak­khan­d­ha).
L’in­te­ra­zio­ne tra il model­lo a cin­que aggre­ga­ti del­la cau­sa­li­tà imme­dia­ta ed il model­lo a dodi­ci nida­na del con­di­zio­na­men­to neces­sa­rio è evi­den­te, ad esem­pio sot­to­li­nean­do il ruo­lo fon­da­men­ta­le che le for­ma­zio­ni men­ta­li han­no sia nel­l’o­ri­gi­ne che nel­la ces­sa­zio­ne del­la sof­fe­ren­za.

Sati­pat­tha­na
Si pen­sa che la con­sa­pe­vo­lez­za sia appli­ca­ta a quat­tro upas­sa­nā (domi­ni o basi), “costan­te­men­te osser­van­do l’e­spe­rien­za sen­so­ria­le al fine di pre­ve­ni­re l’in­sor­ge­re di voglie che potreb­be­ro ali­men­ta­re l’e­spe­rien­za futu­ra in rina­sci­te” che si sovrap­pon­go­no anche agli skan­d­ha. I quat­tro domi­ni sono:

con­sa­pe­vo­lez­za del cor­po (kaya);
con­sa­pe­vo­lez­za di sen­ti­men­ti o sen­sa­zio­ni (veda­nā);
con­sa­pe­vo­lez­za del­la men­te o del­la coscien­za (cit­ta); e
con­sa­pe­vo­lez­za dei dham­mās.
Secon­do Grze­gorz Polak, i quat­tro upas­sa­nā sono sta­ti frain­te­si dal­la tra­di­zio­ne bud­di­sta in via di svi­lup­po, tra cui The­ra­va­da, per rife­rir­si a quat­tro diver­se basi. Secon­do Polak, i quat­tro upas­sa­nā non si rife­ri­sco­no a quat­tro diver­se basi di cui si dovreb­be esse­re con­sa­pe­vo­li, ma sono una descri­zio­ne alter­na­ti­va dei jha­na , che descri­ve come i sam­skha­ra sia­no tran­quil­liz­za­ti:

Leggi Anche  Le Quattro Nobili Verità: Sviluppo storico nel primo buddismo

le sei basi sen­so­ria­li di cui biso­gna esse­re con­sa­pe­vo­li (kāyā­nu­pas­sa­nā);
con­tem­pla­zio­ne sui veda­nā , che sor­go­no con il con­tat­to tra i sen­si e i loro ogget­ti (veda­nā­nu­pas­sa­nā);
gli sta­ti men­ta­li alte­ra­ti a cui con­du­ce que­sta pra­ti­ca (cit­tā­nu­pas­sa­nā);
lo svi­lup­po dai cin­que osta­co­li ai set­te fat­to­ri di illu­mi­na­zio­ne (dham­mā­nu­pas­sa­nā).

Nella tradizione Mahayana

Il Maha­ya­na si svi­lup­pò fuo­ri dal­le scuo­le tra­di­zio­na­li, intro­du­cen­do nuo­vi testi e ponen­do altri accen­ti negli inse­gna­men­ti, in par­ti­co­la­re sunya­ta e l’ idea­le del Bod­hi­satt­va .

India
Gli inse­gna­men­ti di Pra­j­na­pa­ra­mi­ta si svi­lup­pa­ro­no dal I seco­lo a.C. in poi. Sot­to­li­nea il “vuo­to” di tut­to ciò che esi­ste. Ciò signi­fi­ca che non esi­sto­no “essen­ze” eter­na­men­te esi­sten­ti, dal momen­to che tut­to ha ori­gi­ne in modo dipen­den­te. Anche gli skan­d­ha sono ori­gi­na­ti in modo dipen­den­te e man­ca­no di un’e­si­sten­za sostan­zia­le. Secon­do Red Pine, i testi Pra­j­na­pa­ra­mi­ta sono una rea­zio­ne sto­ri­ca ad alcu­ni pri­mi Abhi­d­ham­mas bud­di­sti. In par­ti­co­la­re, è una rispo­sta agli inse­gna­men­ti di Sar­va­sti­va­da che i “feno­me­ni” o i suoi com­po­nen­ti sono rea­li. La nozio­ne di “vuo­to” di pra­j­na­pa­ra­mi­ta è anche coe­ren­te con la The­ra­va­da Abhi­d­ham­ma.

Que­sto è for­mu­la­to nel Sutra del cuo­re . La ver­sio­ne san­scri­ta del­la “Pra­j­na­pa­ra­mi­ta Hri­da­ya Sutra” (“Sutra del cuo­re”), che potreb­be esse­re sta­ta com­po­sta in Cina da testi san­scri­ti, e suc­ces­si­va­men­te tra­dot­ta in san­scri­to, affer­ma che i cin­que skan­d­ha sono vuo­ti di sé – esi­sten­za, ed affer­ma noto­ria­men­te “la for­ma è vuo­to, il vuo­to è for­ma. Lo stes­so vale per sen­ti­men­ti, per­ce­zio­ni, for­ma­zio­ni men­ta­li e coscien­za”.

La scuo­la Mad­hya­ma­ka ela­bo­ra l’i­dea del­la via di mez­zo. Il suo testo di base è il Mūla­ma­d­hya­ma­ka­kā­ri­kā, scrit­to da Naga­r­ju­na, che con­fu­tò la con­ce­zio­ne del­la real­tà di Sar­va­sti­va­da, che rei­fi­ca il Dham­ma. La non rei­fi­ca­zio­ne simul­ta­nea di sé e la rei­fi­ca­zio­ne degli skan­d­ha sono sta­te viste da alcu­ni pen­sa­to­ri bud­di­sti come alta­men­te pro­ble­ma­ti­che.

La scuo­la Yoga­ca­ra ana­liz­zò ulte­rior­men­te il fun­zio­na­men­to del­la men­te, ela­bo­rò il con­cet­to di nama-rupa e dei cin­que skan­d­ha e svi­lup­pò la nozio­ne di Otto Coscien­ze .

Cina
Sunya­ta, nei testi cine­si, è “wu”, il nul­la. In que­sti testi, la rela­zio­ne tra asso­lu­to e rela­ti­vo era un argo­men­to cen­tra­le nel­la com­pren­sio­ne degli inse­gna­men­ti bud­di­sti. Gli aggre­ga­ti tra­smet­to­no l’ espe­rien­za rela­ti­va (o con­ven­zio­na­le) del mon­do da par­te di un indi­vi­duo, seb­be­ne la veri­tà asso­lu­ta sia rea­liz­za­ta attra­ver­so di loro. Com­men­tan­do il Sutra del cuo­re, DT Suzu­ki osser­va:

Quan­do il sutra dice che i cin­que Skan­d­ha han­no il carat­te­re di vuo­to, il sen­so è: nes­su­na qua­li­tà limi­tan­te deve esse­re attri­bui­ta all’As­so­lu­to; men­tre è imma­nen­te in tut­ti gli ogget­ti con­cre­ti e par­ti­co­la­ri, non è di per sé defi­ni­bi­le.

I Sutra Tathā­ga­ta­gar­b­ha, trat­tan­do l’i­dea del­la natu­ra di Bud­d­ha, si svi­lup­pa­ro­no in India ma gio­ca­ro­no un ruo­lo di pri­mo pia­no in Cina. I tatha­ga­ta­gar­b­ha-sutra, a vol­te, par­la­no degli inef­fa­bi­li skan­d­ha del Bud­d­ha (oltre la natu­ra degli skan­d­ha mon­da­ni e oltre la com­pren­sio­ne mon­da­na). Nel Maha­ya­na Maha­pa­ri­nir­va­na Sutra il Bud­d­ha rac­con­ta come gli skan­d­ha del Bud­d­ha sia­no in real­tà eter­ni e immu­ta­bi­li. Si dice che gli skan­d­ha del Bud­d­ha sia­no incom­pren­si­bi­li alla visio­ne non sve­glia­ta.

Tibet
La tra­di­zio­ne Vaj­ra­ya­na svi­lup­pa ulte­rior­men­te gli aggre­ga­ti in ter­mi­ni di epi­ste­mo­lo­gia maha­mu­dra e rei­fi­ca­zio­ni tan­tri­che.

Facen­do rife­ri­men­to agli inse­gna­men­ti del maha­mu­dra, Cho­gyam Trung­pa iden­ti­fi­ca la for­ma aggre­ga­ta come la “soli­di­fi­ca­zio­ne” del­l’i­gno­ran­za (Pali, avi­j­jā ; Skt., Avi­dyā ), con­sen­ten­do di ave­re l’il­lu­sio­ne di “pos­se­de­re” una sag­gez­za sem­pre dina­mi­ca e spa­zio­sa (Pali, vij­jā ; Skt. vidyā ), e quin­di esse­re la base per la crea­zio­ne di una rela­zio­ne dua­li­sti­ca tra “sé” e “altro”.

Secon­do Trung­pa Rin­po­che, i cin­que skan­d­ha sono “un insie­me di con­cet­ti bud­di­sti che descri­vo­no l’e­spe­rien­za come un pro­ces­so in cin­que fasi” e che “l’in­te­ro svi­lup­po dei cin­que skan­d­ha … è un ten­ta­ti­vo da par­te nostra di pro­teg­ger­ci dal­la veri­tà del­la nostra incon­si­sten­za, “men­tre” la pra­ti­ca del­la medi­ta­zio­ne è vede­re la tra­spa­ren­za di que­sto scu­do “.

Trung­pa Rin­po­che scri­ve (2001, p. 38):

[S] alcu­ni dei det­ta­gli del­l’i­co­no­gra­fia tan­tri­ca sono svi­lup­pa­ti dal­l’a­b­hi­d­har­ma [che è, in que­sto con­te­sto, un’a­na­li­si det­ta­glia­ta degli aggre­ga­ti]. Colo­ri e sen­ti­men­ti diver­si di que­sta par­ti­co­la­re coscien­za, quel­la par­ti­co­la­re emo­zio­ne, si mani­fe­sta­no in una divi­ni­tà par­ti­co­la­re che indos­sa un costu­me del gene­re, di cer­ti colo­ri par­ti­co­la­ri, tenen­do in mano alcu­ni par­ti­co­la­ri scet­tri. Que­sti det­ta­gli sono stret­ta­men­te col­le­ga­ti alle indi­vi­dua­li­tà di par­ti­co­la­ri pro­ces­si psi­co­lo­gi­ci.