Asia centrale

La dif­fu­sio­ne del bud­di­smo in Asia cen­tra­le non è anco­ra del tut­to chia­ra. Per quan­to oscu­ri pos­sa­no esse­re i det­ta­gli, è chia­ro che le rot­te com­mer­cia­li che van­no dal­l’In­dia nor­doc­ci­den­ta­le alla Cina set­ten­trio­na­le han­no faci­li­ta­to sia l’in­tro­du­zio­ne del bud­di­smo in Asia cen­tra­le sia il man­te­ni­men­to, per mol­ti seco­li, di una fio­ren­te cul­tu­ra bud­di­sta.

All’i­ni­zio del­l’e­ra comu­ne, il bud­di­smo era sta­to pro­ba­bil­men­te intro­dot­to in Orien­te dal Tur­ki­stan. Secon­do la tra­di­zio­ne, un figlio di Asho­ka fon­dò il regno di Kho­tan cir­ca nel 240 AC. Il nipo­te di que­sto re pre­su­mi­bil­men­te intro­dus­se il bud­di­smo a Kho­tan, dove diven­ne la reli­gio­ne di sta­to. Altri stu­di indi­ca­no che il re indo-sci­ti­co Kani­ska del Kushan (dina­stia Kusa­na), sta­bi­li­to­si nel nord del­l’In­dia, in Afgha­ni­stan, ed in par­te del­l’A­sia cen­tra­le dal 1 ° al 2 ° seco­lo, ha inco­rag­gia­to la dif­fu­sio­ne del bud­di­smo in Asia cen­tra­le. Kani­ska pre­su­mi­bil­men­te chia­mò un impor­tan­te con­si­glio bud­di­sta e patro­ci­nò la Scuo­la di arte bud­di­sta Gan­d­ha­ra, che ha intro­dot­to ele­men­ti gre­ci e per­sia­ni nel­l’i­co­no­gra­fia bud­di­sta. Nel­la par­te set­ten­trio­na­le del Tur­ki­stan cine­se, il bud­di­smo si dif­fu­se da Kuqa (Kucha) ai regni di Agni­de­sa (Kara­shahr), Gao­chang (Tor­pan) e Bha­ru­ka (Aksu). Secon­do i viag­gia­to­ri cine­si che han­no visi­ta­to l’A­sia cen­tra­le, gli hina­ya­ni­sti era­no i più for­ti a Tur­pan, Shan­shan, Kashi (Kash­gar) e Kuqa, men­tre le roc­ca­for­ti Maha­ya­na si tro­va­va­no a Yar­kant (Yar­kand) e Hotan (Kho­tan).

Nel­l’A­sia cen­tra­le vi fu una con­fu­sio­ne di lin­gue, reli­gio­ni e cul­tu­re e, men­tre il bud­di­smo inte­ra­gi­va con que­ste varie tra­di­zio­ni, cam­biò e si svi­lup­pò. Lo Scia­ma­ne­si­mo, lo zoroa­stri­smo, il cri­stia­ne­si­mo nesto­ria­no e l’ Islam pene­tra­ro­no tut­ti in que­ste ter­re e con­vis­se­ro con il bud­di­smo. Alcu­ni bod­hi­satt­va Maha­ya­na, come Ami­ta­b­ha, potreb­be­ro esse­re sta­ti ispi­ra­ti in par­te dal­lo zoroa­stri­smo. Ci sono anche pro­ve di un cer­to sin­cre­ti­smo tra bud­di­smo e Mani­chei­smo, una reli­gio­ne dua­li­sti­ca ira­nia­na che è sta­ta fon­da­ta nel 3 ° seco­lo.

Il bud­di­smo fio­rì in alcu­ne par­ti del­l’A­sia cen­tra­le fino all’­XI seco­lo, in par­ti­co­la­re con il patro­ci­nio dei tur­chi uigu­ri. Ma con le incur­sio­ni del­l’I­slam (a par­ti­re dal 7 ° seco­lo CE) ed il decli­no del­la dina­stia Tang (618–907) in Cina, l’A­sia cen­tra­le ha ces­sa­to di esse­re il cro­ce­via impor­tan­te del com­mer­cio e del­la cul­tu­ra india­na e cine­se. Il bud­di­smo nel­l’a­rea diven­ne gra­dual­men­te un ricor­do del pas­sa­to.

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Cina

Anche se ci sono segna­la­zio­ni di bud­di­sti in Cina già nel 3 ° seco­lo AC, il bud­d­hi­smo non si è atti­va­men­te pro­pa­ga­to in quel­l’a­rea fino ai pri­mi seco­li del­l’e­ra vol­ga­re. Secon­do la tra­di­zio­ne, il bud­di­smo fu intro­dot­to in Cina dopo l’im­pe­ra­to­re Han Ming­di (regnò 57 / 58–75 / 76 D.C. ) che ave­va sogna­to una divi­ni­tà d’o­ro volan­te in quel­la che veni­va inter­pre­ta­ta come una visio­ne del Bud­d­ha. L’im­pe­ra­to­re inviò emis­sa­ri in India che tor­na­ro­no in Cina con i Sutra sud­di­vi­si in qua­ran­ta­due sezio­ni, che furo­no custo­di­ti in un tem­pio fuo­ri dal­la capi­ta­le di Luoyang. Comun­que sia, il bud­di­smo mol­to pro­ba­bil­men­te è entra­to gra­dual­men­te in Cina, pri­ma attra­ver­so l’A­sia cen­tra­le e poi attra­ver­so le rot­te com­mer­cia­li intor­no e attra­ver­so il sud-est asia­ti­co .

I primi secoli

Il Bud­di­smo in Cina duran­te la dina­stia Han era pro­fon­da­men­te mesco­la­to con pra­ti­che magi­che, che la ren­de­va­no com­pa­ti­bi­le con il popo­la­re Daoi­smo Cine­se, una com­po­nen­te inte­gra­le del­la reli­gio­ne popo­la­re. Inve­ce del­la dot­tri­na del non-sé, i pri­mi bud­di­sti cine­si sem­bra­no aver inse­gna­to l’in­di­strut­ti­bi­li­tà del­l’a­ni­ma. Il nir­va­na diven­ne una spe­cie di immor­ta­li­tà. Inse­gna­ro­no la teo­ria del kar­ma, i valo­ri del­la cari­tà e del­la com­pas­sio­ne e la neces­si­tà di sop­pri­me­re le pas­sio­ni. Fino alla fine del­la dina­stia Han, c’e­ra una sim­bio­si vir­tua­le tra il taoi­smo ed il bud­di­smo, ed entram­be le reli­gio­ni soste­ne­va­no pra­ti­che asce­ti­che simi­li come mez­zo per rag­giun­ge­re l’im­mor­ta­li­tà. Mol­ti impe­ra­to­ri cine­si ado­ra­va­no Lao­zi ed il Bud­d­ha sul­lo stes­so alta­re. Le pri­me tra­du­zio­ni di sutra bud­di­sti in cine­se – vale a dire quel­li che trat­ta­no argo­men­ti come il con­trol­lo del respi­ro e la con­cen­tra­zio­ne misti­ca – uti­liz­za­ro­no un voca­bo­la­rio daoi­sta per ren­der­li com­pren­si­bi­li ai cine­si.

Dopo il perio­do Han, i mona­ci bud­di­sti era­no spes­so usa­ti da impe­ra­to­ri non cine­si nel nord del­la Cina per i loro con­si­gli poli­ti­co-mili­ta­ri e le loro abi­li­tà nel­la magia. Allo stes­so tem­po, nel sud il bud­di­smo pene­trò nei cir­co­li filo­so­fi­ci e let­te­ra­ri del­la nobil­tà. Uno dei con­tri­bu­ti più impor­tan­ti alla cre­sci­ta del bud­di­smo in Cina duran­te que­sto perio­do fu il lavo­ro di tra­du­zio­ne. Il più gran­de dei pri­mi tra­dut­to­ri era il mona­co istrui­to Kuma­ra­ji­va, che ave­va stu­dia­to l’Hin­du Veda, le scien­ze occul­te, e l’a­stro­no­mia, così come i sutra hina­ya­na e maha­ya­na e pri­ma di esse­re por­ta­to alla cor­te cine­se nel 401.

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Duran­te il V e il VI seco­lo D.C., in Cina furo­no fon­da­te scuo­le bud­di­ste india­ne e si for­ma­ro­no nuo­ve scuo­le spe­ci­fi­ca­men­te cine­si. Il bud­di­smo era una poten­te for­za intel­let­tua­le in Cina; pro­li­fe­ra­ro­no le strut­tu­re mona­sti­che e il bud­di­smo si sta­bi­lì tra i con­ta­di­ni. Per­tan­to, non sor­pren­de che, quan­do la dina­stia Sui (581–618) sta­bi­lì il suo domi­nio su una Cina riu­ni­fi­ca­ta, il bud­di­smo fio­rì come reli­gio­ne di sta­to.

Gli sviluppi durante il Dinastia Tang (618–907)

L’e­tà d’o­ro del bud­di­smo in Cina ebbe luo­go duran­te la dina­stia Tang. Seb­be­ne gli impe­ra­to­ri Tang fos­se­ro di soli­to gli stes­si taoi­sti, favo­ri­ro­no il bud­di­smo, che era diven­ta­to estre­ma­men­te popo­la­re. Sot­to la dina­stia Tang il gover­no este­se il suo con­trol­lo sui mona­ste­ri e l’or­di­na­zio­ne e lo sta­tus lega­le dei mona­ci. Da quel momen­to in poi, il mona­co cine­se si auto­pro­cla­mò sem­pli­ce­men­te chen (“sog­get­to”).

Duran­te que­sto perio­do diver­se scuo­le cine­si han­no svi­lup­pa­to i loro approc­ci distin­ti­vi e siste­ma­tiz­za­to il vasto cor­pus di testi e inse­gna­men­ti bud­di­sti. Vi fu una gran­de espan­sio­ne nel nume­ro di mona­ste­ri bud­di­sti e nel­la quan­ti­tà di ter­ra che pos­se­de­va­no. Fu anche duran­te que­sto perio­do che mol­ti stu­dio­si fece­ro pel­le­gri­nag­gi in India ritor­nan­do con testi ed ispi­ra­zio­ne spi­ri­tua­le ed intel­let­tua­le che arric­chi­ro­no note­vol­men­te il bud­di­smo in Cina. Il bud­di­smo non fu mai in gra­do di sosti­tui­re il taoi­smo e il con­fu­cia­ne­si­mo, tut­ta­via, e nell’845 l’im­pe­ra­to­re Wuzong ini­ziò una gran­de per­se­cu­zio­ne. Secon­do i regi­stri, 4.600 tem­pli bud­di­sti e 40.000 san­tua­ri furo­no distrut­ti e 260.500 mona­ci e mona­che furo­no costret­ti a tor­na­re a vive­re lai­ci.

Buddismo dopo il Tang

Il bud­di­smo in Cina non si è mai com­ple­ta­men­te ripre­so dal­la gran­de per­se­cu­zio­ne dell’845. Tut­ta­via ha con­ser­va­to gran par­te del suo patri­mo­nio e ha con­ti­nua­to a svol­ge­re un ruo­lo signi­fi­ca­ti­vo nel­la vita reli­gio­sa del­la Cina. Da un lato, il bud­di­smo ha man­te­nu­to la sua iden­ti­tà e dal­l’al­tro ha gene­ra­to nuo­ve for­me di espres­sio­ne. Que­sti inclu­de­va­no testi come il you­lu (“det­ti regi­stra­ti”) di inse­gnan­ti famo­si, che era­no orien­ta­ti prin­ci­pal­men­te ver­so i mona­ci, così come crea­zio­ni più let­te­ra­rie come Jour­ney to the West (scrit­to nel 16 ° seco­lo) e Sogno del­la came­ra ros­sa (18 ° seco­lo). D’al­tra par­te, il bud­di­smo si fon­de con il con­fu­cia­ne­si­mo (in par­ti­co­la­re nel movi­men­to neo­con­fu­cia­no del­le dina­stie Song e Ming ) e con le tra­di­zio­ni taoi­ste per for­ma­re un com­ples­so ethos mul­ti­re­li­gio­so all’in­ter­no del qua­le le “Tre reli­gio­ni” (san­jiao) era­no più o meno como­da­men­te com­pre­se .

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Le varie scuo­le che con­ser­va­ro­no la mas­si­ma vita­li­tà in Cina era­no la scuo­la Chan (meglio cono­sciu­ta in Occi­den­te con il suo nome giap­po­ne­se, Zen), cono­sciu­to per la sua enfa­si sul­la medi­ta­zio­ne (chan è la siniz­za­zio­ne del san­scri­to dhya­na, “medi­ta­zio­ne”), e la Tra­di­zio­ne del­la Ter­ra Pura, che enfa­tiz­za­va la devo­zio­ne bud­di­sta. L’ex scuo­la era più influen­te tra l’é­li­te col­ta, spe­cial­men­te attra­ver­so l’ar­te. Gli arti­sti Chan duran­te la dina­stia Song (960‑1279) han­no avu­to un impat­to deci­si­vo sui pae­sag­gi cine­si nel­la pit­tu­ra. Gli arti­sti han­no usa­to imma­gi­ni di fio­ri, fiu­mi e albe­ri, ese­gui­te con col­pi improv­vi­si ed abi­li, per evo­ca­re una visio­ne del flus­so e del vuo­to di tut­ta la real­tà. La tra­di­zio­ne del­la Ter­ra Pura è sta­ta la più influen­te nel­l’in­te­ra popo­la­zio­ne e tal­vol­ta è sta­ta asso­cia­ta a socie­tà segre­te e rivol­te con­ta­di­ne. Ma le due tra­di­zio­ni appa­ren­te­men­te dispa­ra­te era­no spes­so stret­ta­men­te lega­te. Inol­tre, furo­no mesco­la­ti con altri ele­men­ti bud­di­sti come le cosid­det­te “Requiem” che era­no sta­te ori­gi­na­ria­men­te rese popo­la­ri dai pra­ti­can­ti del bud­di­smo Vaj­ra­ya­na.

Un movi­men­to di rifor­ma vol­to a rilan­cia­re la tra­di­zio­ne bud­di­sta cine­se e ad adat­ta­re i suoi inse­gna­men­ti e le sue isti­tu­zio­ni alle con­di­zio­ni moder­ne ha pre­so for­ma all’i­ni­zio del XX seco­lo. Tut­ta­via, le per­tur­ba­zio­ni cau­sa­te dal­la guer­ra sino-giap­po­ne­se (1937–1945) e il suc­ces­si­vo inse­dia­men­to di un gover­no comu­ni­sta in Cina (1949) non furo­no di aiu­to alla cau­sa bud­di­sta. Duran­te la rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le (1966–1976), tem­pli e mona­ste­ri bud­di­sti subi­ro­no una mas­sic­cia distru­zio­ne e la comu­ni­tà bud­di­sta fu vit­ti­ma di una gra­ve repres­sio­ne. Con le rifor­me avvia­te dopo la fine del­la Rivo­lu­zio­ne Cul­tu­ra­le, il gover­no cine­se ha per­se­gui­to una poli­ti­ca più tol­le­ran­te nei con­fron­ti del­l’e­spres­sio­ne reli­gio­sa, seb­be­ne con mol­ta rego­la­men­ta­zio­ne. In que­sto con­te­sto , il bud­di­smo ha mostra­to una nuo­va vita.