Espansione del buddismo

Il Bud­d­ha era un lea­der cari­sma­ti­co che fon­dò una comu­ni­tà reli­gio­sa distin­ti­va basa­ta sui suoi inse­gna­men­ti uni­ci. Alcu­ni mem­bri di quel­la comu­ni­tà era­no, come il Bud­d­ha stes­so degli asce­ti. Altri era­no lai­ci che vene­ra­va­no il Bud­d­ha, segui­va­no alcu­ni aspet­ti dei suoi inse­gna­men­ti e for­ni­va­no agli asce­ti erran­ti il sup­por­to mate­ria­le di cui ave­va­no biso­gno.

Nei seco­li suc­ces­si­vi alla mor­te del Bud­d­ha, la sto­ria del­la sua vita fu ricor­da­ta ed abbel­li­ta, i suoi inse­gna­men­ti furo­no pre­ser­va­ti e svi­lup­pa­ti e la comu­ni­tà che ave­va isti­tui­to diven­ne una for­za reli­gio­sa signi­fi­ca­ti­va. Mol­ti asce­ti erran­ti che segui­ro­no il Bud­d­ha si sta­bi­li­ro­no in sta­bi­li­men­ti mona­sti­ci per­ma­nen­ti e svi­lup­pa­ro­no rego­le mona­sti­che. Allo stes­so tem­po, i lai­ci bud­di­sti arri­va­ro­no ad inclu­de­re mem­bri impor­tan­ti del­l’é­li­te eco­no­mi­ca e poli­ti­ca.

Duran­te il suo pri­mo seco­lo di esi­sten­za, il bud­di­smo si dif­fu­se dal suo luo­go di ori­gi­ne a Maga­d­ha e Kosa­la in gran par­te del­l’In­dia set­ten­trio­na­le , com­pre­se le aree di Mathu­ra e Ujja­ya­ni a ove­st. Secon­do la tra­di­zio­ne bud­di­sta, gli invi­ti al Con­ci­lio di Vesa­li (san­scri­to: Vai­sha­li), tenu­to­si poco più di un seco­lo dopo la mor­te del Bud­d­ha, furo­no invia­ti ai mona­ci che vive­va­no in tut­ta l’In­dia set­ten­trio­na­le e cen­tra­le. Entro la metà del 3 ° seco­lo AC, il bud­d­hi­smo ave­va gua­da­gna­to il favo­re di un Re Mau­ryan, Asho­ka, che ave­va crea­to un impe­ro che si esten­de­va dal­l’­Hi­ma­la­ya nel nord fino qua­si allo Sri Lan­ka nel sud.

Per i sovra­ni del­le repub­bli­che e dei regni sor­ti nel­l’In­dia nord-orien­ta­le, il patro­ci­nio di set­te emer­gen­ti come il bud­di­smo era un modo per con­tro­bi­lan­cia­re il pote­re poli­ti­co eser­ci­ta­to dai brah­ma­ni (indù di alta casta). Il pri­mo impe­ra­to­re Mau­ryan, Chan­dra­gup­ta (c. 321‑c. 297 AC ), ave­va fre­quen­ta­to il giai­ni­smo e, secon­do alcu­ne tra­di­zio­ni, diven­ne final­men­te un mona­co giai­ni­sta. Suo nipo­te, Asho­ka, che domi­nò la mag­gior par­te del sub­con­ti­nen­te dal 268 al 232 A.C., ha gio­ca­to un ruo­lo impor­tan­te nel­la sto­ria bud­di­sta a cau­sa del suo soste­gno al bud­di­smo duran­te la sua vita. Ha eser­ci­ta­to un’in­fluen­za postu­ma anco­ra mag­gio­re, attra­ver­so sto­rie che lo descri­ve­va­no come un cha­kra­var­tin (“monar­ca del mon­do”; let­te­ral­men­te “un gran­de monar­ca che gira le ruo­te”). È rap­pre­sen­ta­to come un para­go­ne del­la rega­li­tà bud­di­sta che ha rea­liz­za­to mol­te favo­lo­se impre­se di pie­tà e devo­zio­ne. È quin­di mol­to dif­fi­ci­le distin­gue­re l’A­sho­ka del­la sto­ria da Asho­ka del­la leg­gen­da e del mito bud­di­sti .

I pri­mi “testi” bud­di­sti attua­li anco­ra esi­sten­ti sono le iscri­zio­ni (tra cui alcu­ni noti pila­stri di Asho­kan) che Asho­ka ave­va scrit­to e mes­so in mostra in vari luo­ghi del suo vasto regno. Secon­do que­ste iscri­zio­ni, Asho­ka ten­tò di sta­bi­li­re nel suo regno un “vero dham­ma” basa­to sul­le vir­tù di auto­con­trol­lo, impar­zia­li­tà, alle­gria, veri­tà e bon­tà. Seb­be­ne pro­muo­ves­se il bud­di­smo, non fon­dò una chie­sa di sta­to ed era noto per il suo rispet­to per le altre tra­di­zio­ni reli­gio­se. Cer­cò di man­te­ne­re l’u­ni­tà nel­la comu­ni­tà mona­sti­ca bud­di­sta, pro­muo­ven­do un’e­ti­ca incen­tra­ta sugli obbli­ghi del lai­co in que­sto mon­do. Il suo obiet­ti­vo, come arti­co­la­to nei suoi edit­ti, era quel­lo di crea­re un aspet­to reli­gio­so e socia­le nel­l’am­bien­te per­met­ten­do a tut­ti i “figli del re” di vive­re feli­ce­men­te in que­sta vita e di rag­giun­ge­re il para­di­so nel­la pros­si­ma. Quin­di, isti­tuì assi­sten­za medi­ca per esse­ri uma­ni ed ani­ma­li, man­ten­ne ser­ba­toi e cana­li e pro­mos­se il com­mer­cio. Isti­tui un siste­ma di uffi­cia­li del Dham­ma (dham­ma-maha­mat­ta) per aiu­ta­re a gover­na­re l’im­pe­ro. Ed inviò emis­sa­ri diplo­ma­ti­ci in aree al di fuo­ri del suo diret­to con­trol­lo poli­ti­co.

L’im­pe­ro di Asho­ka ha comin­cia­to a sgre­to­lar­si subi­to dopo la sua mor­te, e la dina­stia Mau­rya fu infi­ne rove­scia­ta nei pri­mi decen­ni del 2° seco­lo AC. Ci sono alcu­ne pro­ve che sug­ge­ri­sco­no che il Bud­di­smo in India ha sof­fer­to la per­se­cu­zio­ne duran­te il perio­do di Shun­ga-Kan­va (185–28 AC). Nono­stan­te le bat­tu­te d’ar­re­sto occa­sio­na­li, tut­ta­via, i bud­di­sti han­no per­se­ve­ra­to, e pri­ma che l’e­mer­ge­re del­la dina­stia dei Gup­ta, che avreb­be crea­to il pros­si­mo gran­de impe­ro pan-india­no nel 4 ° seco­lo del­l’e­ra comu­ne, il bud­di­smo era diven­ta­to uno dei prin­ci­pa­li, se non la prin­ci­pa­le tra­di­zio­ne reli­gio­sa domi­nan­te in India.

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Duran­te i cir­ca cin­que seco­li tra la cadu­ta del­la dina­stia Mau­ryan e l’a­sce­sa del­la dina­stia Gup­ta, si veri­fi­ca­ro­no impor­tan­ti svi­lup­pi in tut­ti gli aspet­ti del­la cre­den­za e del­la pra­ti­ca bud­di­sta. Ben pri­ma del­l’i­ni­zio del­l’e­ra comu­ne, sto­rie sul­le mol­te vite pre­ce­den­ti del Bud­d­ha, reso­con­ti di even­ti impor­tan­ti del­la sua vita come Gau­ta­ma, sto­rie del­la sua “vita este­sa” nel­le sue reli­quie e altri aspet­ti del suo sacro oltre alla bio­gra­fia furo­no ela­bo­ra­ti. Nei seco­li seguen­ti, grup­pi di que­ste sto­rie furo­no rac­col­ti e com­pi­la­ti in vari sti­li e com­bi­na­zio­ni.

A par­ti­re dal 3 ° seco­lo AC e for­se anche pri­ma, magni­fi­ci monu­men­ti bud­di­sti, come i gran­di stu­pa a Bha­rhut e San­chi furo­no costrui­ti. Duran­te i pri­mi seco­li del pri­mo mil­len­nio, del­l’e­ra moder­na, monu­men­ti simi­li furo­no costrui­ti pra­ti­ca­men­te in tut­to il sub­con­ti­nen­te. Ven­ne­ro edi­fi­ca­ti anche nume­ro­si mona­ste­ri, alcu­ni in stret­ta asso­cia­zio­ne con i gran­di monu­men­ti e siti di pel­le­gri­nag­gio. Pro­ve con­si­de­re­vo­li, tra cui pro­ve di iscri­zio­ne, indi­ca­no un ampio soste­gno da par­te dei sovra­ni loca­li, com­pre­se le don­ne del­le varie cor­ti rea­li.

Duran­te que­sto perio­do pro­li­fe­ra­ro­no i cen­tri mona­sti­ci bud­di­sti e si svi­lup­pa­ro­no diver­se scuo­le di inter­pre­ta­zio­ne in mate­ria di dot­tri­na e disci­pli­na mona­sti­ca. All’in­ter­no del­la tra­di­zio­ne hina­ya­na emer­se­ro mol­te scuo­le diver­se, la mag­gior par­te del­le qua­li con­ser­va­va una varian­te del­la Tipi­ta­ka (che ave­va assun­to la for­ma di scrit­tu­re scrit­te dai pri­mi seco­li del­l’e­ra comu­ne), che dete­ne­va posi­zio­ni dot­tri­na­li distin­ti­ve e pra­ti­ca­va for­me uni­che di disci­pli­na mona­sti­ca. Il nume­ro tra­di­zio­na­le di scuo­le è di 18, ma la situa­zio­ne era mol­to com­pli­ca­ta e le iden­ti­fi­ca­zio­ni esat­te sono dif­fi­ci­li da fare.

All’i­ni­zio del­l’e­ra comu­ne, in par­ti­co­la­re, le ten­den­ze Maha­ya­na ini­zia­ro­no a pren­de­re for­ma. Va sot­to­li­nea­to, tut­ta­via, che mol­ti segua­ci di Hina­ya­na e Maha­ya­na han­no con­ti­nua­to a vive­re insie­me nel­le stes­se isti­tu­zio­ni mona­sti­che. Nel II o III seco­lo la scuo­la Mad­hya­mi­ka, che è rima­sta una del­le prin­ci­pa­li scuo­le del­la filo­so­fia Maha­ya­na, è sta­ta fon­da­ta e sono appar­se mol­te altre espres­sio­ni del­la cre­den­za, del­la pra­ti­ca e del­la vita comu­ne di Maha­ya­na. All’i­ni­zio del­l’e­ra Gup­ta, il Maha­ya­na era diven­ta­to la tra­di­zio­ne bud­di­sta più dina­mi­ca e crea­ti­va in India.

A par­ti­re da que­sto momen­to il bud­di­smo si espan­se anche oltre il sub­con­ti­nen­te india­no. È mol­to pro­ba­bi­le che Asho­ka abbia invia­to una mis­sio­ne diplo­ma­ti­ca in Sri Lan­ka e che il bud­di­smo sia sta­to isti­tui­to lì duran­te il suo regno. All’i­ni­zio del­l’e­ra comu­ne, il bud­di­smo, che era diven­ta­to mol­to for­te nel­l’In­dia nord-occi­den­ta­le, ave­va segui­to le gran­di rot­te com­mer­cia­li ver­so l’A­sia cen­tra­le e la Cina. Secon­do la tra­di­zio­ne suc­ces­si­va, que­sta espan­sio­ne è sta­ta note­vol­men­te faci­li­ta­ta da Kani­sh­ka, un gran­de Kusha­na, re del 1 ° o 2 ° seco­lo del­l’e­ra comu­ne, che regna­va su un ter­ri­to­rio che com­pren­de­va por­zio­ni del nord del­l’In­dia e del­l’A­sia Cen­tra­le.

Il Buddismo durante le dinastie Guptas e Palas

Al tem­po del­la dina­stia Gup­ta (c. 320‑c. 600 CE), il Bud­di­smo in India era sta­to influen­za­to dal­la ripre­sa del Brah­ma­ni­co, la reli­gio­ne e la marea di Bhak­ti (un movi­men­to devo­zio­na­le che ha enfa­tiz­za­to l’in­ten­so amo­re di un devo­to per un dio per­so­na­le). Duran­te que­sto perio­do, ad esem­pio, alcu­ni indù pra­ti­ca­va­no la devo­zio­ne al Bud­d­ha, che con­si­de­ra­va­no una incar­na­zio­ne del­la divi­ni­tà indù Vish­nu, ed alcu­ni bud­di­sti vene­ra­va­no le divi­ni­tà indù che era­no par­te inte­gran­te del più ampio con­te­sto reli­gio­so in cui vive­va­no.

Duran­te i perio­di di Gup­ta e Pala, i bud­di­sti Hina­ya­na rima­se­ro un grup­po impor­tan­te del­la comu­ni­tà bud­di­sta india­na. La loro con­ti­nua evo­lu­zio­ne di vari aspet­ti del­l’in­se­gna­men­to bud­di­sta por­tò alla nasci­ta del­la scuo­la Yoga­cha­ra, la secon­da gran­de tra­di­zio­ne del­la filo­so­fia Maha­ya­na. Una ter­za gran­de tra­di­zio­ne bud­di­sta, il Vaj­ra­ya­na, o tra­di­zio­ne tan­tri­ca, si svi­lup­pò fuo­ri dal­la scuo­la Maha­ya­na e diven­ne una for­za reli­gio­sa poten­te e dina­mi­ca. La nuo­va for­ma di testo asso­cia­ta a que­sta tra­di­zio­ne, i Tan­tra, appar­ve duran­te il perio­do Gup­ta, e ci sono indi­ca­zio­ni che in que­sto perio­do ini­zia­ro­no ad esse­re impie­ga­ti ritua­li distin­ta­men­te tan­tri­ci. Fu duran­te il perio­do di Pala (VIII-XII seco­lo), tut­ta­via, che la tra­di­zio­ne Vaj­ra­ya­na emer­se come la com­po­nen­te più dina­mi­ca del­la vita bud­di­sta india­na.

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Anche duran­te il perio­do Gup­ta, emer­se una nuo­va isti­tu­zio­ne bud­di­sta, la Maha­vi­ha­ra (“Gran­de mona­ste­ro”), che spes­so fun­zio­na­va come uni­ver­si­tà. Que­sta isti­tu­zio­ne ebbe un gran­de suc­ces­so duran­te il regno dei re Pala. Il più famo­so di que­sti Maha­vi­ha­ras, situa­to a Nalan­da diven­ne un impor­tan­te cen­tro per lo stu­dio dei testi bud­di­sti ed in par­ti­co­la­re, per l’af­fi­na­men­to del pen­sie­ro bud­di­sta Maha­ya­na e Vaj­ra­ya­na. I mona­ci di Nalan­da svi­lup­pa­ro­no anche un cur­ri­cu­lum che anda­va ben oltre il bud­di­smo tra­di­zio­na­le e inclu­de­va mol­ta cono­scen­za scien­ti­fi­ca e cul­tu­ra­le india­na. Negli anni suc­ces­si­vi furo­no isti­tui­ti altri impor­tan­ti Maha­vi­ha­ras, ognu­no con le pro­prie accen­tua­zio­ni e carat­te­ri­sti­che distin­ti­ve. Que­ste gran­di ricer­che mona­sti­che bud­di­ste e le isti­tu­zio­ni edu­ca­ti­ve eser­ci­ta­ro­no una pro­fon­da influen­za reli­gio­sa e cul­tu­ra­le non solo in India ma anche in mol­te altre par­ti del­l’A­sia.

Seb­be­ne le isti­tu­zio­ni bud­di­ste sem­bras­se­ro anda­re bene sot­to i Gup­tas, i pel­le­gri­ni cine­si in visi­ta in India tra il 400 e il 700 D.C. discer­ne­va­no un decli­no del­la comu­ni­tà bud­di­sta e l’i­ni­zio del­l’as­sor­bi­men­to del bud­di­smo india­no da par­te del­l’In­dui­smo. Tra que­sti pel­le­gri­ni c’e­ra Faxian, che lasciò la Cina nel 399, attra­ver­sò il Gobi, visi­tò vari luo­ghi san­ti in India e tor­nò in Cina con nume­ro­se scrit­tu­re e sta­tue bud­di­ste. Il più famo­so tra i viag­gia­to­ri cine­si, tut­ta­via, fu il mona­co del VII seco­lo Xuan­zang. Quan­do arri­vò nel­l’In­dia nor­doc­ci­den­ta­le, tro­vò “milio­ni di mona­ste­ri” ridot­ti in rovi­na dagli Unni, un popo­lo noma­de del­l’A­sia cen­tra­le. Nel nord-est Xuan­zang visi­tò vari luo­ghi san­ti e stu­diò la filo­so­fia Yoga­cha­ra a Nalan­da. Dopo aver visi­ta­to l’As­sam e l’In­dia meri­dio­na­le, tor­nò in Cina, por­tan­do con sé copie di oltre 600 sutra.

Dopo la distru­zio­ne di nume­ro­si mona­ste­ri bud­di­sti nel 6 ° seco­lo da par­te degli Unni, il Bud­di­smo ritor­nò, in par­ti­co­la­re nel nord-est,a fio­ri­re per mol­ti seco­li sot­to i re del­la Dina­stia Pala. I re pro­teg­ge­va­no i Maha­vi­ha­ras, costrui­ro­no nuo­vi cen­tri a Odan­ta­pu­ri, vici­no a Nalan­da, e isti­tui­ro­no un siste­ma di super­vi­sio­ne per tut­te que­ste isti­tu­zio­ni. Sot­to i Palas la for­ma di bud­di­smo Vaj­ra­ya­na diven­ne una gran­de for­za intel­let­tua­le e reli­gio­sa. I suoi segua­ci intro­dus­se­ro impor­tan­ti inno­va­zio­ni nel­la dot­tri­na e nel sim­bo­li­smo bud­di­sta. Sosten­ne­ro la pra­ti­ca di nuo­ve for­me tan­tri­che ed i ritua­li pro­get­ta­ti per faci­li­ta­re pro­gres­si più rapi­di lun­go il per­cor­so ver­so l’il­lu­mi­na­zio­ne. Duran­te i regni dei suc­ces­si­vi re Pala, i con­tat­ti con la Cina dimi­nui­ro­no men­tre i bud­di­sti india­ni rivol­ge­va­no mag­gior­men­te la loro atten­zio­ne al Tibet ed al sud-est asia­ti­co .

La fine del buddismo in India

Con il crol­lo del­la dina­stia Pala nel XII seco­lo, il bud­di­smo india­no subì l’en­ne­si­mo col­po, dal qua­le non si ripre­se. Seb­be­ne rima­nes­se­ro pic­co­le sac­che di influen­za, la pre­sen­za bud­di­sta in India diven­ne tra­scu­ra­bi­le.

Gli stu­dio­si non cono­sco­no tut­ti i fat­to­ri che han­no con­tri­bui­to alla scom­par­sa del bud­di­smo nel­la sua ter­ra nata­le. Alcu­ni han­no soste­nu­to che era così tol­le­ran­te con le altre fedi che è sta­to sem­pli­ce­men­te rias­sor­bi­to da una tra­di­zio­ne indù rivi­ta­liz­za­ta. Ciò accad­de, seb­be­ne i maha­ya­ni­sti india­ni fos­se­ro occa­sio­nal­men­te osti­li ver­so la bhak­ti e ver­so l’ indui­smo in gene­ra­le. Un altro fat­to­re, tut­ta­via, era pro­ba­bil­men­te mol­to più impor­tan­te. Il bud­di­smo india­no, essen­do diven­ta­to prin­ci­pal­men­te un movi­men­to mona­sti­co, sem­bra aver per­so il con­tat­to con i suoi soste­ni­to­ri lai­ci. Mol­ti mona­ste­ri era­no diven­ta­ti mol­to ric­chi, al pun­to che era­no in gra­do di impie­ga­re lavo­ra­to­ri paga­ti per pren­der­si cura dei mona­ci e pren­der­si cura del­le ter­re che pos­se­de­va­no. Così, dopo che gli inva­so­ri musul­ma­ni sac­cheg­gia­ro­no i mona­ste­ri india­ni nei seco­li XII e XIII, i lai­ci bud­di­sti mostra­ro­no scar­so inte­res­se per una rina­sci­ta.

Rinascimento contemporaneo

Nel XIX seco­lo il bud­di­smo era pra­ti­ca­men­te estin­to in India. Nel lon­ta­no Ben­ga­la orien­ta­le e nel­l’As­sam, alcu­ni bud­di­sti han­no con­ser­va­to una tra­di­zio­ne che risa­le ai tem­pi pre-musul­ma­ni, e alcu­ni di loro han­no subi­to una rifor­ma orien­ta­ta alla The­ra­va­da che è sta­ta avvia­ta da un mona­co bir­ma­no che ha visi­ta­to la zona a metà del XIX seco­lo. Alla fine di quel seco­lo, un nume­ro mol­to limi­ta­to di intel­let­tua­li india­ni si era inte­res­sa­to al bud­di­smo attra­ver­so la bor­sa di stu­dio occi­den­ta­le o le atti­vi­tà del­la Socie­tà Teo­so­fi­ca, uno dei cui lea­der era l’a­me­ri­ca­no Hen­ry Olcott. Anche il rifor­ma­to­re sin­ga­le­se Ana­ga­ri­ka Dhar­ma­pa­la eser­ci­tò una cer­ta influen­za, in par­ti­co­la­re attra­ver­so il suo lavo­ro come uno dei fon­da­to­ri del­la Maha­bo­d­hi Socie­ty, che con­cen­trò i suoi sfor­zi ini­zia­li sul ripri­sti­no del con­trol­lo bud­di­sta del sito di pel­le­gri­nag­gio a Bodh Gaya, il pre­sun­to sito del­l’il­lu­mi­na­zio­ne del Bud­d­ha .

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A par­ti­re dal­l’i­ni­zio del XX seco­lo, alcu­ni intel­let­tua­li india­ni si inte­res­sa­ro­no sem­pre più al bud­di­smo come alter­na­ti­va più razio­na­le ed egua­li­ta­ria all’in­dui­smo. Seb­be­ne que­sto inte­res­se rima­se limi­ta­to ad una per­cen­tua­le mol­to pic­co­la del­l’é­li­te intel­let­tua­le, un pic­co­lo movi­men­to bud­di­sta con un col­le­gio elet­to­ra­le più ampio si svi­lup­pò nel­l’In­dia meri­dio­na­le. Fino al 1950, tut­ta­via, un cen­si­men­to uffi­cia­le del gover­no iden­ti­fi­cò meno di 200.000 bud­di­sti nel pae­se, la mag­gior par­te dei qua­li risie­de­va nel Ben­ga­la orien­ta­le e nel­l’As­sam.

Dal 1950 il nume­ro di bud­di­sti in India è aumen­ta­to espo­nen­zial­men­te. Un fat­to­re di que­sto aumen­to è sta­to il tra­sfe­ri­men­to dei rifu­gia­ti bud­di­sti dal Tibet a segui­to del­l’in­va­sio­ne cine­se di quel pae­se nel 1959. Il cen­tro del­la comu­ni­tà dei rifu­gia­ti tibe­ta­ni, sia in India che nel mon­do, è sta­to sta­bi­li­to a Dharm­sha­la, ma mol­ti rifu­gia­ti tibe­ta­ni si sta­bi­lì anche in altre aree del sub­con­ti­nen­te. Un altro fat­to­re mino­re è sta­to l’in­cor­po­ra­zio­ne del­lo Sik­kim — una regio­ne con una popo­la­zio­ne pre­va­len­te­men­te bud­di­sta ora nel­la par­te nord-orien­ta­le del­l’In­dia — nel­la Repub­bli­ca del­l’In­dia nel 1975.

La cau­sa più impor­tan­te del risve­glio con­tem­po­ra­neo del bud­di­smo in India fu la con­ver­sio­ne di mas­sa, nel 1956, di cen­ti­na­ia di miglia­ia di indù che vive­va­no prin­ci­pal­men­te nel­lo sta­to del Maha­ra­sh­tra che era­no sta­ti in pre­ce­den­za mem­bri del­le cosid­det­te Caste Rico­no­sciu­te (chia­ma­ti anche Dalit; pre­ce­den­te­men­te chia­ma­ti intoc­ca­bi­li ). Que­sta con­ver­sio­ne ven­ne avvia­ta da Bhim­rao Ram­ji Ambe­d­kar , un lea­der dei del­le Caste rico­no­sciu­te che fu anche una figu­ra di spic­co nel movi­men­to per l’in­di­pen­den­za india­na, un cri­ti­co del­le poli­ti­che di casta di Mohan­das K. Gan­d­hi, un legi­sla­to­re del­la costi­tu­zio­ne india­na ed un mem­bro del pri­mo gover­no indi­pen­den­te del­l’In­dia. Già nel 1935 Ambe­d­kar deci­se di allon­ta­na­re il suo popo­lo dal­l’in­dui­smo a favo­re di una reli­gio­ne che non rico­no­sce­va le distin­zio­ni di casta. Dopo un ritar­do di oltre 20 anni, deci­se che il bud­di­smo era la scel­ta appro­pria­ta. Deci­se anche che il 1956, l’an­no in cui i bud­di­sti The­ra­va­da sta­va­no cele­bran­do il 2.500 ° anno del­la mor­te del Bud­d­ha, era il momen­to oppor­tu­no. Una ceri­mo­nia di con­ver­sio­ne dram­ma­ti­ca, tenu­ta­si a Nag­pur, vide la par­te­ci­pa­zio­ne di cen­ti­na­ia di miglia­ia di per­so­ne. A par­ti­re dal 1956 diver­si milio­ni di per­so­ne ade­ri­ro­no alla nuo­va comu­ni­tà bud­di­sta.

Il bud­di­smo del­la comu­ni­tà di Ambe­d­kar si basa sugli inse­gna­men­ti tro­va­ti negli anti­chi testi Pali ed ha mol­to in comu­ne con le comu­ni­tà bud­di­ste The­ra­va­da del­lo Sri Lan­ka e del sud-est asia­ti­co. Vi sono tut­ta­via impor­tan­ti dif­fe­ren­ze che con­trad­di­stin­guo­no il nuo­vo grup­po. Inclu­do­no la dipen­den­za del­la comu­ni­tà dal­le inter­pre­ta­zio­ni di Ambe­d­kar, che sono pre­sen­ta­te nel suo libro The Bud­d­ha and His Dham­ma; l’en­fa­si del­la comu­ni­tà su una mito­lo­gia riguar­dan­te il carat­te­re bud­di­sta e ari­sto­cra­ti­co del Mahar (la più gran­de casta pro­gram­ma­ta); ed il suo rico­no­sci­men­to di Ambe­d­kar stes­so come una figu­ra sal­va­tri­ce che por­ta spes­so a con­si­de­rar­lo un bod­hi­satt­va (futu­ro bud­d­ha). Un’al­tra carat­te­ri­sti­ca distin­ti­va dei bud­di­sti Mahar è l’as­sen­za di una for­te comu­ni­tà mona­sti­ca, che ha per­mes­so ai lai­ci di assu­me­re i ruo­li di gui­da pri­ma­ri. Negli ulti­mi decen­ni, il grup­po ha pro­dot­to il pro­prio cor­pus di can­zo­ni bud­di­ste e mol­ti libri ed opu­sco­li che trat­ta­no vari aspet­ti del­la dot­tri­na bud­di­sta, del­la pra­ti­ca e del­la vita del­la comu­ni­tà.