È uno dei testi più famo­si del bud­di­smo e, ad esse­re one­sti, può esse­re fon­te di con­fu­sio­ne: il Sutra del Cuo­re cer­ca di taglia­re alla radi­ce il nostro soli­to pen­sie­ro dua­li­sti­co. Ma quan­do abbrac­cia­mo le sue esor­ta­zio­ni a vede­re oltre gli appa­ren­ti oppo­sti – nasci­ta e mor­te, esse­re e non-esse­re, sog­get­to e ogget­to, sé e altro – e ini­zia­mo a per­ce­pi­re il vuo­to, ci allon­ta­nia­mo dagli affa­ri come al soli­to e ci diri­gia­mo ver­so la com­pas­sio­ne e l’armonia.

Cos’è il Sutra del Cuo­re ? Come ha scrit­to il defun­to inse­gnan­te Zen Robert Ait­ken , “il Sutra del Cuo­re è un testo mol­to bre­ve, abbre­via­to da un’o­pe­ra monu­men­ta­le, il Pra­j­na­pa­ra­mi­ta Sutra, pro­ba­bil­men­te l’ edi­zio­ne Asta­sa­ha­sri­ka di 8.000 righe, com­po­sta appe­na pri­ma del­l’e­ra volgare . 

Il Sutra del Cuo­re vie­ne poco dopo. Vie­ne reci­ta­to ogni gior­no in qua­si tut­ti i tem­pli Maha­ya­na in Giap­po­ne, Cina, Corea e Viet­nam, ad ecce­zio­ne di quel­li del­la Ter­ra Pura, ed è reci­ta­to lì ogni gior­no da 1600 anni e più. Oggi lo ascol­te­rai ogni gior­no duran­te la dia­spo­ra bud­di­sta oltre l’A­sia orien­ta­le “. Lo tro­ve­rai anche reci­ta­to in grup­pi bud­di­sti di diver­sa estra­zio­ne in Occi­den­te e altrove.

Spie­gan­do il sen­so prin­ci­pa­le del suo mes­sag­gio, Ait­ken Roshi scri­ve: “Il Sutra del Cuo­re dice che la for­ma è il vuo­to; il vuo­to è for­ma; la for­ma è esat­ta­men­te il vuo­to; il vuo­to ha for­ma esat­ta. Inol­tre, anche la sen­sa­zio­ne, la per­ce­zio­ne, la for­mu­la­zio­ne e la coscien­za sono così. Que­sto sem­bra esse­re un tipo inna­tu­ra­le di intel­li­gen­za con­trad­dit­to­ria, ma è l’ espres­sio­ne che è con­trad­dit­to­ria – non c’è con­trad­di­zio­ne in natu­ra. Cose mol­to stra­ne con­vi­vo­no fian­co a fian­co in evi­den­te armo­nia: inti­ma armo­nia, per­si­no iden­ti­tà. Il Sutra del Cuo­re è un’e­spo­si­zio­ne del­la natu­ra, del­la natu­ra essen­zia­le, del modo in cui sono le cose “.

Cos’è il vuoto?

Il vuo­to è l’in­tui­zio­ne cen­tra­le del bud­di­smo e ciò che lo ren­de uni­co tra le reli­gio­ni. Il Sutra del Cuo­re dice: “Quan­do non c’è oscu­ra­men­to del­la men­te”, quan­do non sia­mo più con­fu­si dal­le nostre pro­ie­zio­ni ester­ne e spe­ri­men­tia­mo la sag­gez­za del vuo­to, “non c’è pau­ra”. Ecco per­ché il vuo­to è così impor­tan­te: è l’an­ti­do­to alla sofferenza.

Il ter­mi­ne chia­ve nel Sutra del cuo­re del bud­di­smo è la paro­la san­scri­ta shu­nya­ta , soli­ta­men­te tra­dot­ta in ingle­se come “vuo­to”. Come dice il sutra nel­le sue linee di aper­tu­ra, “Tut­ti i dhar­ma [cose, feno­me­ni] sono vuo­ti”. Occhi, orec­chie, nasi, lin­gue, cor­pi, men­ti: tut­ti gli ogget­ti ester­ni – e tut­ti gli inse­gna­men­ti bud­di­sti – sono vuoti.

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La paro­la “vuo­to” è una cor­ret­ta tra­du­zio­ne di shu­nya­ta , ma ha l’in­con­ve­nien­te di suo­na­re nega­ti­va, per­si­no dispe­ra­ta. Il vuo­to del Sutra del Cuo­re è un’al­tra cosa com­ple­ta­men­te. È una buo­na noti­zia di gio­io­sa liber­tà e libe­ra­zio­ne. I com­men­ta­to­ri del sutra spes­so fan­no la doman­da: “Vuo­to di cosa?” e rispon­de­re: “Vuo­to di sé sepa­ra­to, vuo­to di pesan­tez­za, vuo­to di far­del­lo, vuo­to di confine.”

Il cine­se, cer­can­do una paro­la che potreb­be tra­dur­re shu­nya­ta , ha usa­to il carat­te­re per “cie­lo”. Tut­ti i dhar­ma sono vuo­ti come il cie­lo: blu, bel­li, ampi e sem­pre pron­ti a rice­ve­re un uccel­lo, un ven­to, una nuvo­la, il sole, la luna o un aero­pla­no. Il vuo­to del Sutra del Cuo­re non è il vuo­to del­la dispe­ra­zio­ne; è il vuo­to di ogni limi­ta­zio­ne e con­fi­ne. È aper­to, rilasciato.

Quan­do sono lega­to den­tro la mia pel­le e gli altri sono lega­ti den­tro la loro, devo difen­der­mi e pro­teg­ger­mi da loro. E quan­do mi met­to in mez­zo a loro, devo far­lo con atten­zio­ne, il che è un lavo­ro duro, per­ché spes­so sono feri­to, con­tra­sta­to e osta­co­la­to dagli altri. Ma quan­do c’è aper­tu­ra, nes­sun con­fi­ne tra me e gli altri – quan­do si sco­pre che sono let­te­ral­men­te gli altri e gli altri sono let­te­ral­men­te me – allo­ra l’a­mo­re e la con­nes­sio­ne sono faci­li e naturali.

Que­sto è il moti­vo per cui l’in­se­gna­men­to del vuo­to del Sutra del Cuo­re, che sem­bra esse­re piut­to­sto filo­so­fi­co e auste­ro, è la base neces­sa­ria per la com­pas­sio­ne. Vuo­to e com­pas­sio­ne van­no di pari pas­so. La com­pas­sio­ne come tran­sa­zio­ne – io qui, esse­re com­pas­sio­ne­vo­le con te lag­giù – è sem­pli­ce­men­te trop­po gof­fo e dif­fi­ci­le. Se sarò respon­sa­bi­le di rice­ve­re la tua sof­fe­ren­za e fare qual­co­sa al riguar­do, e se voglio fare di que­sto tipo di com­pas­sio­ne la pie­tra ango­la­re del­la mia vita reli­gio­sa, sarò pre­sto esau­sto. Ma se vedo l’as­sen­za di con­fi­ni tra me e te, e rico­no­sco che la mia sof­fe­ren­za e la tua sof­fe­ren­za sono una sola sof­fe­ren­za, e che quel­la sof­fe­ren­za è pri­va di ogni sepa­ra­zio­ne, gra­vi­tà o tra­ge­dia fina­le, allo­ra pos­so far­lo. Pos­so esse­re infi­ni­ta­men­te com­pas­sio­ne­vo­le e amo­re­vo­le, sen­za limi­ti. Sicu­ra­men­te, vive­re que­sto inse­gna­men­to richie­de tem­po e fati­ca, e for­se non ci arri­ve­re­mo mai del tut­to. Ma è gioioso.

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Nel Bud­di­smo Maha­ya­na, la com­pas­sio­ne è spes­so discus­sa in ter­mi­ni di com­pas­sio­ne asso­lu­ta e rela­ti­va. La com­pas­sio­ne asso­lu­ta è com­pas­sio­ne alla luce del vuo­to: tut­ti gli esse­ri sono vuo­ti; tut­ti gli esse­ri sono, in vir­tù del­la loro natu­ra vuo­ta, già libe­ra­ti e puri. Come dice il sutra, la sof­fe­ren­za è vuo­ta e anche il sol­lie­vo dal­la sof­fe­ren­za è vuoto.

L’intuizione che ci porta sull’altra sponda

Ma que­sto sareb­be uni­la­te­ra­le e distor­to. La com­pas­sio­ne rela­ti­va, il calo­re uma­no e il pra­ti­co sup­por­to emo­ti­vo, com­ple­ta il qua­dro. La com­pas­sio­ne asso­lu­ta ci ren­de pos­si­bi­le soste­ne­re, con gio­ia, il lavo­ro sen­za fine di soste­ne­re ed aiu­ta­re; la com­pas­sio­ne rela­ti­va fon­da la nostra visio­ne ampia del­la natu­ra vuo­ta del­la vita nel­la con­nes­sio­ne e nel­l’im­pe­gno del cuo­re. Entram­be le viste da sole sareb­be­ro impos­si­bi­li, ma entram­be insie­me crea­no una vita mera­vi­glio­sa­men­te con­nes­sa e sostenibile.

L’in­tui­zio­ne di pra­jña­pa­ra­mi­ta, la per­fe­zio­ne del­la sag­gez­za inse­gna­ta nel Sutra del Cuo­re, è la veri­tà ulti­ma, che tra­scen­de tut­te le veri­tà con­ven­zio­na­li. È la visio­ne più alta del Buddha.

Pra­jña­pa­ra­mi­ta è l’in­tui­zio­ne libe­ra­tri­ce che ci aiu­ta a supe­ra­re tut­te le cop­pie di oppo­sti, come nasci­ta e mor­te, esse­re e non esse­re, con­ta­mi­na­zio­ne e imma­co­la­tez­za, aumen­to e dimi­nu­zio­ne, sog­get­to e ogget­to e così via. Tut­ti i feno­me­ni sono pro­dot­ti del sor­ge­re dipen­den­te: que­sto è il pun­to prin­ci­pa­le del­l’in­se­gna­men­to pra­jña­pa­ra­mi­ta. Que­sto ci aiu­ta a entra­re in con­tat­to con la vera natu­ra di non nasci­ta / non mor­te, nes­sun esse­re / nes­sun non esse­re, ecc., Che è la vera natu­ra di tut­ti i fenomeni.

Que­sto è uno sta­to di fred­dez­za, pace e non pau­ra che può esse­re spe­ri­men­ta­to pro­prio in que­sta vita, nel tuo stes­so cor­po e nei tuoi cin­que skan­d­ha. È il nir­va­na. Come si dice in una bel­lis­si­ma fra­se nel capi­to­lo del nir­va­na del Dhar­ma­pa­da cine­se, “Pro­prio come gli uccel­li ama­no il cie­lo e i cer­vi si godo­no il pra­to, così i sag­gi si diver­to­no a dimo­ra­re nel nir­va­na.” – Thich Nhat Hanh

Ava­lo­ki­te­sh­va­ra
men­tre pra­ti­ca­va pro­fon­da­men­te con
l’In­tui­zio­ne che ci por­ta sul­l’al­tra riva,
sco­prì improv­vi­sa­men­te che
tut­ti i cin­que Skan­d­ha sono ugual­men­te vuo­ti,
e con que­sta con­sa­pe­vo­lez­za
vin­se tut­to il Malessere.

“Ascol­ta Sari­pu­tra,
que­sto cor­po stes­so è il vuo­to
e il vuo­to stes­so è que­sto cor­po.
Que­sto cor­po non è altro che il vuo­to
e il vuo­to non è altro che que­sto cor­po.
Lo stes­so vale per i sen­ti­men­ti, le
per­ce­zio­ni, le for­ma­zio­ni men­ta­li
e la coscienza.

“Ascol­ta Sari­pu­tra,
tut­ti i feno­me­ni por­ta­no il mar­chio del Vuo­to;
la loro vera natu­ra è la natu­ra di
nes­su­na nasci­ta, nes­su­na mor­te,
nes­sun esse­re, nes­sun non esse­re,
nes­su­na con­ta­mi­na­zio­ne , nes­su­na imma­cu­la­tez­za,
nes­sun aumen­to, nes­su­na diminuzione.

“Que­sto è il moti­vo per cui nel vuo­to,
cor­po, sen­ti­men­ti, per­ce­zio­ni,
for­ma­zio­ni men­ta­li e coscien­za
non sono enti­tà del sé sepa­ra­te.
“Anche i Diciot­to Regni dei Feno­me­ni
che sono i sei Orga­ni di Sen­so,
i sei Ogget­ti di Sen­so
e le sei Coscien­ze non
sono enti­tà del sé separate.

“Anche i dodi­ci anel­li del sor­ge­re inter­di­pen­den­te
e la loro estin­zio­ne non
sono enti­tà del sé separate.

“Anche il males­se­re, le cau­se del males­se­re,
la fine del males­se­re, il sen­tie­ro, l’
intui­zio­ne e il con­se­gui­men­to, non
sono enti­tà del sé separate.

“Chiun­que può vede­re que­sto
non ha più biso­gno di nien­te per ottenerlo.

“I bod­hi­satt­va che pra­ti­ca­no
l’In­sight that Brings Us to the Other Sho­re
non vedo­no più osta­co­li nel­la loro men­te,
e poi­ché non ci
sono più osta­co­li nel­la loro men­te,
pos­so­no supe­ra­re tut­te le pau­re,
distrug­ge­re tut­te le per­ce­zio­ni sba­glia­te
e rea­liz­za­re il Nir­va­na Perfetto.

“Tut­ti i Bud­da del pas­sa­to, del pre­sen­te e del futu­ro
, pra­ti­can­do
la visio­ne pro­fon­da che ci por­ta sul­l’al­tra riva,
sono tut­ti in gra­do di otte­ne­re un’il­lu­mi­na­zio­ne
auten­ti­ca e perfetta.

“Per­tan­to Sari­pu­tra,
dovreb­be esse­re noto che
l’In­sight that Brings Us to the Other Sho­re
è un Gran­de Man­tra,
il man­tra più illu­mi­nan­te,
il man­tra più ele­va­to,
un man­tra sen­za para­go­ni,
la Vera Sag­gez­za che ha il pote­re
di por­re fine a tut­to tipi di sof­fe­ren­za.
Per­tan­to pro­cla­mia­mo
un man­tra per loda­re
la per­spi­ca­cia che ci por­ta sul­l’al­tra riva.

“Por­ta, Por­ta, Para­ga­te, Para­sa­m­ga­te, Bod­hi Sva­ha!
Gate, Gate, Para­ga­te, Para­sa­m­ga­te, Bod­hi Sva­ha!
Gate, Gate, Para­ga­te, Para­sa­m­ga­te, Bod­hi Svaha! ”

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Thich Nhat Hanh tra­du­ce il man­tra San­cri­to di chiu­su­ra del Sutra del Cuo­re come: Anda­to, anda­to, anda­te fino in fon­do, tut­ti anda­ti sul­l’al­tra spon­da. Illuminazione!